Economia e Politica

Regione Veneto e consumo del suolo

Pinton: Io sono veneto, figlio di veneti, nipote di veneti, figlio della Regione Veneto….ma questi dati non mi inorgogliscono affatto! Sono mesi che, purtroppo, il tema che costantemente ha assorbito il nostro interesse di cittadini è quello della “pandemia”, è quello delle misure per contrastare il Covid 19. Sono mesi che spesso ci vengono mostrate delle piantine dell’Italia dove si potevano individuare, osservando la concentrazione di semplici “macchie” rosse, le zone con la maggior presenza di contagiati. L’alta Italia ha sempre avuto il triste primato della maggior presenza del virus e la Lombardia è stata la regione più colpita.

Una nuova visione della Regione Veneto

Oggi invece vi faccio vedere una piantina dell’Italia diversa, o meglio, una piantina che mostra una concentrazione di “macchie” rosse presente maggiormente nel Veneto e meno nelle altre regioni. È la piantina che identifica il maggior consumo del suolo. Non l’ho disegnata io, l’ho semplicemente prelevata dal ultimo rapporto sul consumo di suolo 2019.

Ispra

Redatto dall’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) e dall’Snpa (Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente). Il Rapporto “Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici” è un prodotto del Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente (SNPA), che assicura le attività di monitoraggio del territorio e del consumo di suolo. Il Rapporto, insieme alla cartografia e alle banche dati di indicatori allegati, fornisce il quadro aggiornato dei processi di trasformazione della copertura del suolo e permette di valutare l’impatto del consumo di suolo sul paesaggio e sui servizi ecosistemici.

Le dichiarazioni sulla Regione Veneto

 “Il consumo di suolo, il degrado del territorio e la perdita delle funzioni dei nostri ecosistemi, con le loro conseguenze analizzate approfonditamente in questo rapporto, continuano a un ritmo non sostenibile, mentre il rallentamento progressivo delle nuove coperture artificiali degli anni passati, ascrivibile prevalentemente alla crisi economica, si è fermato. In alcune aree del Paese, si consolida, al contrario, un’inversione di tendenza, con una ripresa della trasformazione ancora a scapito del suolo naturale, a causa dell’assenza di interventi normativi efficaci”.

Il rapporto

Il rapporta consta di ben 224 pagine e fare una sintesi è davvero opera avventurosa, ma in tutte queste pagine si può osservare che la nostra regione PURTROPPO primeggia troppe volte nelle tabelle che rappresentano dati NEGATIVI per il nostro territorio e per l’ambiente tutto. Val la pena ricordare infatti che è acclarato che il consumo del suolo, con particolare riferimento alla riduzione costante del verde per far spazio al cemento, incide (e molto) sulla nostra salute, sul clima del nostro pianeta, sulla sicurezza del nostro territorio, sulla nostra economia.

Regione Veneto, Italia ed Europa

La gravità del tema è ben conosciuto sia in Europa che in Italia. In particolare la Commissione Europea (2012) ha definito le priorità da seguire per raggiungere l’obiettivo di azzerare il consumo di suolo entro il 2050:

1. evitare e limitare, prioritariamente, la trasformazione di aree agricole e naturali;

2. mitigare e ridurre gli effetti negativi dell’impermeabilizzazione del suolo;

3. infine, solo se gli interventi dovessero risultare assolutamente inevitabili, compensarli attraverso altri interventi. Quali la rinaturalizzazione di una superficie con qualità e funzione ecologica equivalente.

La Regione Veneto

Anche la regione Regione Veneto, con la LR 14/2017 si propone di revisionare in profondità la disciplina urbanistica sulla base della nuova coscienza ecologica. E in relazione alla disposizione comunitaria di azzerare il consumo di suolo entro il 2050. La norma si prefigge gli obiettivi della rigenerazione urbana e della riqualificazione del patrimonio edilizio esistente. Nello sviluppo di tipologie edilizie urbane a basso impatto energetico e ambientale. Con DGR 668/2018, la Giunta regionale ha approvato la definizione della quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale. E la sua ripartizione per ambiti comunali o sovracomunali omogenei.

Buoni propositi

Tutto questo per dire quindi che i buoni propositi ci sono ma: …..Ma nel rapporto si può rilevare che l’aumento del consumo del suolo, nell’ultimo anno, si concentra in alcune aree del Paese. Intensificandosi in Veneto e nelle pianure del Nord, nell’alta Toscana, nell’area metro-politana di Roma e nel basso Lazio, in Abruzzo. E, in particolare, lungo le coste romagnole, abruzzesi, della bassa Campania e nel Salento. La densità dei cambiamenti netti del 2018, ovvero il consumo di suolo rapportato alla superficie territoriale, rende evidente il peso del Nord-Est che consuma 2,65 metri quadrati ogni ettaro di territorio. Contro una media nazionale di 1,6 m2/ha. Tra le regioni, la densità del consumo di suolo è più alta in Veneto (5,03 m2/ha). Friuli-Venezia Giulia (3,01 m2/ha). Lombardia e Abruzzo (oltre i 2,6 m2/ha).

Gli incrementi maggiori, indicati dal consumo di suolo netto in ettari dell’ultimo anno, sono avvenuti nelle regioni Veneto (con 923 ettari in più). Lombardia (+633 et-tari). Puglia (+425), Emilia-Romagna (+381) e Sicilia (+302). Limitandosi al nuovo consumo di suolo, Basilicata, Veneto, Abruzzo e Friuli-Venezia Giulia sono le quattro regioni che presentano valori superiori al doppio del dato nazionale sul consumo di suolo pro capite (0,8 m2/ab).

L’indicatore di consumo di suolo marginale evidenzia che, in un periodo storico di decrescita della popolazione, regioni con valori alti di consumo di suolo e decrescita demografica restituiscono i valori (negativi) relativi alla minore sostenibilità. Si tratta ad esempio di Veneto, Lazio, Friuli-Venezia Giulia e Basilicata. Con valori negativi oltre i 1.000 m2/ab. Sintomo di consumi di suolo elevati a fronte di decrescite della popolazione.

Gli incrementi maggiori di aree urbane, tutti ben al di sopra del valore nazionale (+0.93%), hanno interessato il Veneto (+1,99% pari a 1.921 ettari). Trentino-Alto Adi-ge (+1,61%). Basilicata (+1.48%). Molise (+1,42%) e Friuli-Venezia Giulia (+1,42%).

L’incremento del suolo

Facendo invece riferimento all’incremento di consumo di suolo il valore massimo è registrato in Veneto, nella fascia tra 300 m e 1 km, con un incremento di quasi l’1% rispetto al 2017. L’incremento per tutte le Regioni si aggira intorno allo 0,10% per le prime fasce, mentre raggiunge valori più alti nelle fasce oltre 1 km. La densità di consumo di suolo maggiore si trova in Veneto, in cui nella fascia tra 300 m e 1 km è pari a 10,46 m2/ha, seguita dalla Puglia, con 8,40 m2/ha. Per le altre Regioni la densità dei cambiamenti è inferiore a 5 m2/ha in tutte le fasce considerate.

Le tabelle della Regione Veneto

Di seguito metto in evidenza altre tre tabelle che, semplicemente osservandone i dati, non lasciano dubbi a interpretazioni alternative. Si riferiscono a : il consumo del suolo in aree a pericolosità sismica, ad aree a pericolosità idraulica e ad aree a pericolosità da frana.

Un brutto primato

 “Dai dati sul consumo di suolo 2018 risulta che, anche quest’anno come lo scorso, la Regione Veneto è la prima regione come incremento di consumo, anche se in lieve flessione (923 ettari consumati nel 2018 contro più di 1.100 del 2017). Del territorio consumato nell’arco dell’anno, la maggior parte, 570 ettari, è dovuto a cantieri, 132 ettari a edifici, 36 ettari a cave e 11 ettari a strade asfaltate. Con la classificazione in uso non è possibile definire se il nuovo consumo è dovuto ad aree industriali o residenziali. Ma analizzando in dettaglio i dati dei 20 comuni che presentano il consumo più elevato (consumo che varia dai 9 ai 45 ettari per un totale di 314 ettari, pari al 34% di tutto il nuovo consumo di suolo nella regione nel 2018) risulta che circa 72 ettari sono dovuti alla costruzione di strade e 110 ettari all’ampliamento di aree industriali.

La fotografia della Regione Veneto

Sembra, da questa fotografia, che rispetto all’anno scorso sia diminuito il consumo di suolo dovuto alle infrastrutture (130 ettari nei 23 comuni con consumo di suolo superiore ai 10 ettari nel 2017), anche dovuto al fatto che i cantieri dei lavori per la Superstrada Pedemontana Veneta ormai sono quasi tutti aperti e si avviano alle fasi finali di costruzione dell’opera (nel 2018 questi cantieri hanno occupato circa 66 ettari tra le province di Treviso e Vicenza, che sommati ai 477 ettari degli anni precedenti danno un totale, ad oggi, di 543 ettari), mentre c’è un notevole aumento del consumo dovuto alle aree industriali, che era di 65 ettari lo scorso anno (nei 23 comuni di cui sopra).

A questo proposito, si è assistito negli ultimi anni a un aumento considerevole del consumo di suolo dovuto alla costruzione di immensi poli logistici con magazzini di proporzioni gigantesche. Il più grande è di 15 ettari a Nogarole Rocca (VR), ma ci sono almeno altri 5 esempi di magazzini con superfici di 5 ettari o più, in corso di costruzione tra il 2016 e il 2019 in varie parti del Veneto, destinati alla grande distribuzione (prevalentemente di prodotti alimentari) e all’e-commerce. Bisogna considerare poi che la superficie totale impermeabilizzata risulta essere pari a circa il doppio della superficie dell’edificato. Senza considerare le opere infrastrutturali che spesso si accompagnano a tali interventi.

Altro fenomeno caratteristico del Nord-Est, soprattutto negli ultimi due anni, è l’espansione di strutture produttive già esistenti. Risulta un consumo di 30 ettari nel corso di quest’anno solo calcolando quelle di proporzioni maggiori, relative a 4 operatori di vari settori. Dalla costruzione di materiale elettrico alla lavorazione del legno. Infine merita una riflessione il fatto che la costruzione o l’ampliamento di strutture produttive vada sempre a discapito di aree agricole. E mancano esempi virtuosi in cui si recuperano aree dismesse, spesso disponibili a causa della crisi economica degli ultimi anni”.

Considerazioni

Per completezza d’informazione va anche detto che La Regione del Veneto, in attuazione della propria Leg-ge sul contenimento del consumo di suolo, LR n. 14/2017, ha stanziato 200.000 euro di contributi per interventi di demolizione di opere incongrue o di elementi di degrado. Nonché di manufatti ricadenti in aree a pericolosità idraulica e geologica, o nelle fasce di rispetto stradale, con ripristino del suolo naturale o seminaturale.

I bandi di finanziamento, attivati a luglio 2018, riguardavano due fattispecie di interventi a seconda che il valore stimato per demolizione e rinaturalizzazione fosse uguale o superiore a 100.000 euro oppure inferiore a tale importo. Per il 2018 sono stati ammessi a finanziamento 8 interventi. Per complessivi 7.906 m2 di aree liberate e rinaturalizzate e 24.495 m3 di opere incongrue demolite. Anche per il 2019 la Regione ha in programma un’analoga iniziativa. Dai dati però riportati nel rapporto non risultano dati che testimoniano il successo di questi interventi.

Conclusioni

Concludo con una personale riflessione: i Veneti sono orgogliosi di vedere la propria regione primeggiare in nella particolare “classifica” del consumo del suolo? Io sono veneto, figlio di veneti, nipote di veneti….ma questi dati non mi inorgogliscono affatto! Qui riporto il link dove potere accedere al rapporto sul consumo del suolo ISPRA https://www.snpambiente.it/2019/09/17/consumo-di-suolo-dinamiche-territoriali-e-servizi-ecosistemici-edizione-2019/

FLAVIO PINTON. Candidato alle elezioni regionale VENETO per il M5S – CAPOLISTA provincia di Padova

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