Economia e Politica

Relazione sui beni sequestrati e confiscati alle mafie nel Veneto

La Commissione Parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere è una commissione d’inchiesta bicamerale del Parlamento italiano, composta da 25 deputati e da 25 senatori. Istituita per la prima volta con legge del 20 dicembre 1962, da allora viene istituita con legge all’inizio di ogni legislatura. È l’unica commissione parlamentare in attività che abbia una funzione d’inchiesta. Questo significa, come stabilisce l’articolo 82 della Costituzione, che può procedere “nelle indagini e negli esami con gli stessi poteri e le stesse limitazioni dell’autorità giudiziaria.” Questo le permette di sentire testimoni e di acquisire prove e documentazioni, anche se naturalmente non istruisce processi e non emette condanne. Si occupa di organizzare audizioni di membri del Governo e del Parlamento, magistrati, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, di enti locali ed economici, collaboratori di giustizia ed altri, per analizzare, da vari punti di vista, l’evoluzione del fenomeno mafioso. Inoltre, delegazioni della Commissione effettuano sovente missioni in diverse regioni italiane oltre che all’estero, per approfondire ed osservare nel concreto le problematiche legate alla presenza mafiosa sul territorio: è quanto è avvenuto con la missione effettuata in Veneto (fra le provincie di Verona e Venezia nel luglio 2019), o con la missione negli Stati Uniti d’America (compiuta nel gennaio 2020 fra New York e Washington). Infine essa promuove l’informazione sulla mafia, per esempio nelle scuole, pubblica documenti e organizza convegni.

La Commissione

All’interno della Commissione Antimafia sono stati costituiti dei Comitati con la funzione di indagare specifiche tematiche afferenti alla lotta alla criminalità organizzata. Io sono Presidente del Comitato per l’analisi delle procedure di gestione dei beni confiscati e sequestrati alle mafie. Il Comitato si compone di 13 membri. Oggetto specifico dell’attività del Comitato è verificare l’adeguatezza delle norme sulla confisca dei beni e sul loro uso sociale e produttivo e proporre misure per renderle più efficaci. L’attività istruttoria si basa in maniera fondamentale su un ciclo di audizioni ritenute necessarie per prendere atto delle attuali criticità e proporre quindi delle soluzioni. Il Comitato ha programmato oltre quaranta audizioni (lista in allegato) e si sta apprestando a concludere i suoi lavori con la produzione di una relazione conclusiva che verrà sottoposta dapprima alla Commissione plenaria e quindi alle Camere. In seguito alla conclusione dei lavori del Comitato, sarà mia intenzione organizzare uno specifico evento in provincia di Vicenza interessando le rappresentanze delle istituzioni, delle Forze dell’Ordine, della magistratura e degli Enti locali che possano contribuire a sensibilizzare la cittadinanza sul tema della lotta alla criminalità organizzata, che deve vedere tutte le componenti della società unite in questa comune battaglia.

Il contrasto alla malavita

È un fatto ormai assodato che il mezzo più forte per contrastare la malavita organizzata sia la privazione dei beni (immobili, mobili o società) acquisiti grazie ai proventi delle attività illecite, mediante il sequestro (in via temporanea) e la confisca (in via definitiva). Tali privazioni possono avvenire principalmente in seguito a misure penali o di prevenzione. Il fenomeno dei sequestri e delle confische interessa fortemente il Veneto con circa 260 beni immobili coinvolti. Nello specifico troviamo:

–          Vicenza: un centinaio di immobili suddivisi in appartamenti, case, box auto, magazzini, negozi, terreni agricoli, laboratori; nel Vicentino sono una quindicina i Comuni interessati dalla presenza di questi beni immobili.

–          Padova: una cinquantina di immobili suddivisi tra appartamenti, case, box auto, terreni, fabbricati industriali e magazzini.

–          Verona: cinquantina di immobili tra appartamenti, box auto, terreni agricoli, negozi.

–          Venezia: cinquantina di immobili tra appartamenti, box auto, magazzini, negozi.

–          Treviso: una decina di immobili tra appartamenti, terreni, case, box auto.

–          Rovigo: un immobile adibito a magazzino.

In Veneto si contano anche una ventina di società sottoposte a sequestro giudiziario.

Beni Mobili

Per quanto riguarda i beni mobili, con particolare riferimento ai beni mobili registrati (automobili, motocicli, etc.), sequestrati e confiscati sia in seguito a procedure di prevenzione che a procedure penali, l’organo di riferimento è il Tribunale territorialmente competente, a cui i soggetti previsti dalla normativa si possono rivolgere per chiederne la destinazione ai sensi dell’art. 40 comma 5bis del D.lgs. 6 settembre 2011 n.159 cosiddetto Codice Antimafia (organi di polizia e del Corpo nazionale dei vigili del fuoco che ne facciano richiesta per l’impiego nelle attività istituzionali o per esigenze di polizia giudiziaria, enti pubblici non economici ed enti territoriali per finalità di giustizia, di soccorso pubblico, di protezione civile o di tutela ambientale nonché ai soggetti previsti dall’articolo 48, comma 3, lettera c).

Beni Immobili

Per quanto riguarda i beni immobili, i soggetti previsti dalla normativa possono chiederne la destinazione rivolgendosi all’Agenzia Nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).  In modo particolare, l’Ente pubblico (Regione, Provincia, Comune) è favorito in questo percorso e può chiedere di essere destinatario dei beni immobili confiscati o sequestrati sul suo territorio di competenza, prevedendone un utilizzo pubblico, ovvero diretto, oppure un utilizzo sociale assegnandolo a sua volta ad altri soggetti previsti dalla normativa, come previsto dall’art. 48 – comma 3 – lettera c del D.lgs 6 settembre 2011 n.159 cosiddetto Codice Antimafia (comunità, anche giovanili, enti, associazioni maggiormente rappresentative degli enti locali, organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, cooperative sociali di cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, o comunità terapeutiche e centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza, di cui al decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, nonché associazioni di protezione ambientale riconosciute ai sensi dell’articolo 13 della legge 8 luglio 1986, n. 349, e successive modificazioni, altre tipologie di cooperative purché a mutualità prevalente, fermo restando il requisito della mancanza dello scopo di lucro, e operatori dell’agricoltura sociale riconosciuti ai sensi delle disposizioni vigenti nonché Enti parco nazionali e regionali).

Erik Pretto

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close