Economia e Politica

Sanità, cosa non va e come cambiare in Veneto

Carenza di medici e infermieri, accentramento esasperato delle funzioni, smantellamento della rete ospedaliera, integrazione socio sanitaria pericolante. La sanità del Veneto è un malato di lungo termine che nasconde la propria patologia nei maggiori problemi di altre aree del Paese. Ma non per questo sta bene.

“La riforma sanitaria con la riduzione delle Ulss e la nascita dell’Azienda Zero è stata un fallimento, con un accentramento mai visto e un progressivo abbandono del territorio. Per i cittadini i servizi  sono diventati più lontani: più distanti geograficamente, più distanti nei tempi di accesso”. A dirlo sono il consigliere del Partito Democratico Claudio Sinigaglia e il capogruppo Stefano Fracasso che oggi a Padova hanno presentato le Proposte di programma su sanità e sociale del PD insieme al segretario regionale Alessandro Bisato, al coordinatore del gruppo strategico dem sulla sanità Claudio Beltramello e ai componenti del gruppo Margherita Miotto e Cristiano Samueli.

Pd: “I malanni della sanità veneta”

Il gruppo strategico sulla sanità del Partito democratico regionale ha elaborato un documento programmatico in cui affronta le principali questioni aperte del settore tra cui, oltre a quelli citati, le liste di attesa, i servizi per i pazienti più fragili, il ruolo dei medici di medicina generale, la mancanza di un numero di impegnative congruo ai bisogni per le case di riposo e le strutture residenziali per disabili fisici e psichici e la prevenzione negli ambienti di vita e di lavoro.

“I problemi sono sotto gli occhi di tutti, nonostante la propaganda di Zaia. La riduzione delle Ulss ha portato a una concentrazione di attività negli hub, indebolendo gli ospedali periferici che sono in difficoltà per la mancanza di personale. I medici scappano nel privato, non solo per una questione economica, ma perché sono stressati. E la carenza non riguarda solo i medici ospedalieri, basti pensare alla mancanza di psichiatri, educatori, infermieri per l’assistenza domiciliare o educatori sul territorio”, denunciano dal Partito Democratico. “Zaia nelle ultime settimane ha più volte celebrato le aperture serali, festive e prefestive. Ma i numeri raccontano una storia diversa: appena 136mila prestazioni che riguardano esclusivamente la diagnostica di immagine con 315 mammografie serali e 299 Tac nei giorni festivi, poche rispetto ai più di 4 milioni di prestazioni di diagnostica fatte in orario normale. I cittadini ormai saltano a piè pari il servizio pubblico e si rivolgono direttamente al privato”.

Altra nota particolarmente critica è quella delle liste di attesa: “Continuano a gonfiarsi, il sistema del ‘galleggiamento’ alla fine non risolve niente e spinge gli utenti a rivolgersi al privato. Utenti che troppo spesso si vedono indicare ambulatori a 50 chilometri di distanza per una visita specialistica”.

Il dott. Cristiano Samueli, referente per la sanità del Pd di Venezia e componente del Gruppo strategico sociosanitario del Pd Veneto che creato il documento, ha evidenziato che “la medicina del territorio ha bisogno di un intervento politico strutturato e mirato per sostenere il lavoro dei medici di Medicina Generale affinché riescano a dare risposte efficaci alla domanda di salute da parte della popolazione”.

Nel documento vengono indicate una serie di soluzioni di lungo termine per affrontare le problematiche della sanità e della salute nel Veneto, sarà poi messo a disposizione del Partito in vista della campagna elettorale per le regionali del 2020.

Dal Pd arriva l’attacco anche sulle Medicine di gruppo integrate: “Dovevano essere la grande novità per affrontare la cronicità sul territorio: annunciate in 300, ne sono state attivate appena 75, di cui 18 ex novo. È un modello che nei fatti è stato abbandonato, preferendo appaltare servizi a strutture private!”. Tra gli altri punti delicati, c’è anche Psichiatria: “Viene riservato appena il 3% del bilancio, anziché il 5%, una delle percentuali più basse d’Italia”.

Per quanto riguarda le proposte, spiegano gli esponenti dem, “è necessario riavvicinare il servizio al cittadino, renderlo più accessibile e più temepestivo, riportare al centro l’integrazione sociosanitaria che ha sempre caratterizzato il modello veneto, ridando forza al ruolo dei sindaci. Ma, soprattutto, è indispensabile, mettere nuovamente al centro il territorio: distretti, attivazione di tutte le strutture intermedie e delle medicine di gruppo integrate, investimento di personale e attrezzature sugli ospedali spoke. Crediamo sia indispensabile attivare un Piano straordinario di assistenza domiciliare per ogni Ulss”. C’è poi il fronte della prevenzione, “dove è necessario agire a 360 gradi; dall’ambiente di vita e di lavoro fino alle dipendenze che siano da droga o da alcool fino alla ludopatia. Intendiamo destinare alla prevenzione, ogni anno, una somma non inferiore al 5% del Fondo sanitario regionale”. Infine la subito riforma delle Ipab con garanzia della quota sanitaria a tutti i non autosufficienti: “La stiamo aspettando da quasi vent’anni, terminerà un’altra legislatura con ‘l’eccellente Veneto’ ancora inadempiente. E mentre le famiglie costrette a pagare rate salatissime si disperano, i privati ringraziano e si sfregano le mani”.

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