Economia e Politica

Scuola e problema riaperture

E se il vaccino venisse richiesto per la scuola in presenza? È uno dei principali dubbi che circolano durante questi giorni estivi in attesa di indicazioni su come riprenderà la scuola a settembre. È stato l’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna Raffaele Donini a sollevare la questione sostenendo che solo chi è vaccinato potrebbe non avere più l’obbligo di quarantena o la Dad.

L’annuncio ha suscitato proteste

I Comitati aderenti alla Rete Nazionale Scuola in Presenza alla Regione Emilia Romagna hanno chiesto «l’immediata pubblica ritrattazione di ogni dichiarazione allarmistica ed illegittima che discrimini gli studenti vaccinati da quelli non vaccinati» e si sono rivolti al governo perché intervenga «per porre fine a questa illogicità e confusione in ambito sanitario». L’assessore ha parzialmente ritrattato, precisando che «non ci sono misure sulla scuola decise dalla Regione o in preparazione» e che «a decidere sulla scuola è la scuola stessa». Sottolinea però che «nell’ambito della discussione dei prossimi protocolli di sicurezza sanitaria per la riapertura delle scuole penso che, in caso vi fossero altri focolai nelle scuole, sia giusto considerare e valutare da parte delle autorità sanitarie nazionali anche la condizione della copertura vaccinale, proprio per garantire il massimo possibile le lezioni in presenza».

Il caso è rientrato ma non è per nulla chiuso

È solo l’annuncio delle discussioni che si scateneranno nelle prossime settimane in tutt’Italia. Il rientro a scuola è uno dei principali nodi da sciogliere per il governo. Il ministero dell’Istruzione fa sapere di essere in contatto costante con le autorità sanitarie e con la struttura del generale Figliuolo. In realtà, per entrare in una fase operativa, si attende il parere del Cts che dovrà dare un’indicazione sull’uso di mascherine, sul distanziamento, sui trasporti, tenendo presente che rispetto allo scorso anno due sono le principali novità: il personale scolastico sarà quasi totalmente vaccinato e la variante Delta sarà al 90%. Quindi, come avverte il ministro della Salute Roberto Speranza, «la guardia va tenuta alta». Nulla di molto diverso, invece, rispetto a dodici mesi fa su spazi nelle classi o sui mezzi pubblici, dunque il dibattito sulle lezioni in presenza riservate a chi è vaccinato rischia di dilagare.

Antonello Giannelli

«Io sono favorevole ai vaccini. – avverte il presidente dell’Associazione Nazionale Presidi Antonello Giannelli – Se fosse necessario si potrebbe pensare all’obbligo. Prima però agirei con un’operazione di convincimento nei confronti di chi non vuole vaccinarsi e, in caso di genitori restii, si potrebbe anche riflettere su come dare la possibilità ai giovani più grandi di assumersi la responsabilità della scelta». Se si dovesse decidere di agevolare la scuola in presenza per chi è vaccinato si dovrebbe affrontare la questione della copertura. Finora è stato vaccinato con due dosi il 2,7% di chi ha tra i 12 e i 19 anni, una percentuale minima, e in molte regioni le somministrazioni stanno rallentando costringendo a sospendere le convocazioni per questa fascia di età.

Vaccini a scuola?

Se si mantiene il ritmo di mezzo milione di somministrazioni al giorno però non è un problema secondo Giannelli che ipotizza anche la possibilità di effettuare le vaccinazioni a scuola. Secondo Angela Nava, presidente del Coordinamento Genitori Democratici, invece, l’obbligatorietà sarebbe un «pessimo strumento comunicativo, una scivolata in un momento di estrema delicatezza». Contrario anche Pino Turi, segretario generale della Uil Scuola: «La scuola va fatta in sicurezza ed in presenza e puntare sulla vaccinazione è un errore ed una discriminazione inaccettabile». E, aggiunge: «Il vaccino è un elemento aggiuntivo, non sostitutivo».

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