Economia e Politica

Speranza: “Giusto che medici di qualità lavorino”

“Nessuna polemica” sulla possibilità di far lavorare in Italia medici e infermieri ucraini in fuga dalla guerra. Lo ha affermato il ministro della Salute Roberto Speranza, a margine della presentazione a Roma degli investimenti del Pnrr nel Lazio. “Se arrivano delle professionalità di qualità, penso che sia giusto metterle al servizio per la popolazione”. La ‘Deroga alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per medici ucraini’, contenuta nel decreto legge ‘Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina’, ha infatti suscitato molti malumori tra i medici italiani. Se c’è già un numero esatto di questi operatori già arrivati, “lo capiremo giorno dopo giorno”, ha precisato il ministro.

L’ordine dei medici

“Per poter esercitare professioni mediche e sanitarie in Italia è necessario avere la terza dose del vaccino anti Covid. Su questo non ci sono dubbi. Non si può fare diversamente, questa è la legge” spiega Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo) in merito alla deroga “alla disciplina del riconoscimento delle qualifiche professionali sanitarie per medici ucraini”, contenute nel decreto legge ‘Misure urgenti per contrastare gli effetti economici e umanitari della crisi ucraina’. “La deroga riguarda solo il riconoscimento del titolo. Per il resto – chiarisce Anelli – le regole che valgono per i medici italiani valgono per tutti”. “Credo si tratti di un gesto simbolico più che sostanziale. La maggioranza dei medici ucraini è rimasta nel loro Paese ad aiutare i connazionali. Non ho segnalazioni di professionisti ucraini che vogliono lavorare in Italia. Non prevedo quindi grandi numeri. Proviamo a comprendere il fenomeno prima di dare giudizi. Mi pare si tratti di un gesto simbolico più che sostanziale da parte del Governo, per quanto riguarda i medici”. “Al momento – ribadisce Anelli – non vedo pressioni. Vedremo se, a seguito del provvedimento, cambierà il panorama. Ma lo ritengo difficile: mi avrebbero già subissato di domande e pressioni. Penso che i colleghi ucraini siano in questo momento impegnati ad assistere la popolazione”. La questione, spiega Anelli, “almeno nell’ambito dell’Ordine, nasce dalle istanze di alcuni professionisti, in particolare odontoiatri, secondo i quali il contributo migliore ai loro colleghi – odontotecnici, igienisti dentali ecc – era quello di lasciarli lavorare in Italia. E hanno scritto per questo al ministro. E’ tutto quello che è arrivato a me. Non sono informato se anche altri Ordini abbiano fatto lo stesso percorso”, conclude Anelli.

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