Economia e Politica

USA vs Iran. Guerra o attacco mirato?

Di seguito l’analisi di Giuseppe Paccione. Esperto di Diritto internazionale e dell’UE,  analista di questioni giuridiche internazionali per Diritto.it e autore di numerosi libri. Il drone statunitense che ha colpito il comandante delle forze dell’Iran Qassem Soleimani ha portato, ancora una volta, alla ribalta il problema degli obblighi giuridici sia a livello del diritto interno, che internazionale sul potere che ha il Presidente degli Stati Uniti di agire unilateralmente con lo strumento della forza militare. Tre punti vanno scardinati su questa questione. Per fare un po’ di chiarezza, vista la tanta confusione da parte di alcuni giornalisti, politici di turno e tanti leoni da tastiera.

Congresso informato sull’Iran?

 Esiste nel sistema ordinamentale statunitense il c.d. War Power Resolution – Risoluzione sui Poteri di Guerra del 1973 – che prescrive l’obbligo per il Presidente di informare il Congresso e averne l’autorizzazione per protrarre un’azione bellica oltre 60 giorni, svolgere qualsiasi operazione bellica solo sulla legge e, infine, acquisire il consenso del Congresso per sospendere le garanzie costituzionali in caso di emergenza.

L’importanza del documento

Un documento che ha come obiettivo quello di circoscrivere la discrezionalità del Presidente nell’impegnare tutte le forze armate in un conflitto bellico, in modo da riportare la decisione sull’uso della guerra nell’ambito di una decisione collettiva. Si aggiunga anche che tale Risoluzione prescrive che, qualora avvenga l’inizio di un’operazione bellicosa senza l’autorizzazione del Congresso, il Capo della Casa Bianca è in dovere di colloquiare con l’Assemblea prima di dare mandato alle truppe ed anche tenerla informata degli eventi operativi di guerra. Altro aspetto importante di questo documento del 1973 concerne la riserva al Congresso di ordinare facoltativamente al Presidente con una risoluzione il ritiro delle truppe dalle aree di conflitti.

Quando non è intervenuto

 Non va, tuttavia, dimenticato che, negli anni passati, il Congresso non ha fatto nulla dopo l’approvazione di questa Risoluzione, tranne supportare finanziariamente le operazioni militari nel quadro dell’Authorization to Use Military Force (autorizzazione di impiego della forza militare) durante la presidenza di George W. Bush, di Barack Obama.

L’uso della forza

 La posizione degli Stati Uniti si focalizza sull’uso della forza in Libia, Iraq e Siria che non ha richiesto l’autorizzazione del Congresso perché le ostilità previste non sarebbero salite al livello di una guerra in senso costituzionale, ossia di rappresaglie circoscritte, che non avrebbero costituito il coinvolgimento statunitense contro un altro Stato. Da ciò si potrebbe presumere che, dopo l’attacco mirato contro il numero due iraniano e l’ulteriore attacco contro il convoglio iracheno con a bordo alcuni miliziani degli Hezbollah. La circoscritta azione militare potrebbe mutare in un inizio di un vero e proprio conflitto bellico tra gli Stati Uniti e l’Iran. Dove il Congresso sarà vincolato dall’applicare il potere di autorizzazione di guerra.

Bloccare il livello?

Questa linea potrebbe bloccare il livello di guerra per due ragioni. In primo luogo, questo attacco motivato come un atto di legittima difesa dell’articolo 2 della Costituzione ovvero come valvola che eviti il diritto di autorizzazione di guerra. La seconda ragione è che ci sono altre opinioni che hanno una visione più ampia dei poteri costituzionali del Presidente in un contesto molto vicino a questo caso rispetto alle opinioni di intervento umanitario, ai sensi del diritto internazionale dei conflitti armati.

Differenze tra Iran e Iraq

 Dall’angolatura del diritto internazionale, invece, è ben chiaro che gli Stati devono evitare di usare ogni forma di forza armata nelle relazioni internazionali. L’attacco efferato sul territorio iracheno, dove, non si comprende se le autorità di Bagdad fossero informate. Per poi dare il via libera, mediante il consenso, a compiere tale azione militare.

White House

La Casa Bianca, in concerto con il Pentagono, ha comunicato che il governo dell’Iraq era stato informato dell’obiettivo mirato. Cioè quello di colpire il generale Soleimami, senza colpire abitazioni civili o strutture dello Stato iracheno. Il primo Ministro iracheno, Adel Abdul-Mahdi, invece, con un twitter, ha condannato l’uccisione mirata come violazione degli accordi stipulati circa i loro compiti e la loro presenza sul suolo iracheno. 

Diritto alla difesa

 Ora, il presidente Trump non può fare appello al suo diritto di legittima difesa, sancito dalla Carta delle Nazioni Unite. Dato che il territorio statunitense non è stato oggetto di alcuna aggressione o minaccia di attacchi da parte dell’Iran; non solo, neppure può dimostrare che lo Stato iracheno non sia in grado di affrontare ogni minaccia terroristica e di altro genere proveniente dall’Iran, nel senso che l’Iraq è fuori dal criterio unwilling or unable, dopo la disfatta dell’ISIS. Criterio che a ben vedere non può essere giustificato da parte dell’amministrazione Trump come misura difensiva in assenza del consenso dell’Iraq, Stato sovrano e indipendente.

Diritto interno o internazionale nella questione Iran

 Di certo, non è semplice, almeno per adesso, ritenere se l’attacco del drone, battente bandiera statunitense, possa essere inquadrato nella liceità oppure no e nel quadro del diritto interno e di quello internazionale. Nonostante queste incertezze sulla legittimità o meno resta il fatto che l’Amministrazione Trump si giustificherà con la solita filastrocca che anche i suoi predecessori sono intervenuti militarmente per ragioni prettamente difensive.

L’oppositore

 La posizione di Trump contestata dal senatore Tim Kaine. Che ha presentato una Joint Resolution (S. J. RES.DAV20002/2d Session, 3 gennaio 2020), concernente i poteri di guerra in base alla quale il Presidente non deve coinvolgere le truppe in un conflitto eventuale contro la Repubblica islamica dell’Iran senza che vi sia l’autorizzazione del Congresso, che ha il potere di dichiarare guerra ai sensi dell’articolo I, sezione 8, clausola 11 della Costituzione statunitense. Inoltre, evidenziato in questa Risoluzione che i membri del Congresso non si sono ancora espressi per un intervento militare ampio. Né emesso un’autorizzazione statutaria specifica per l’uso della forza armata contro l’Iran. 

Conclusioni sull’Iran

 In breve, si può solo attendere cosa accadrà nelle prossime settimane. Con la speranza che i contendenti risolvano la loro controversia. Che dura da anni, da quel lontano 1979, con l’occupazione dell’ambasciata e del consolato statunitense, con mezzi pacifici e con l’intervento, come mediatore, del Consiglio di Sicurezza, che ha già discusso della questione in senso al Palazzo di Vetro, a porte chiuse.

Tim Kaine e l’Iran

Il senatore Tim Kaine (D-VA) ha introdotto una risoluzione del Senato ai sensi della risoluzione sulle potenze di guerra. Che dirige “il presidente per rimuovere le forze armate degli Stati Uniti dalle ostilità contro la Repubblica islamica dell’Iran. O qualsiasi parte del suo governo o militare” entro 30 giorni dalla l’emanazione della risoluzione.

La risoluzione

Afferma che né le autorizzazioni per l’uso della forza militare né quelle del 2001 né del 2002 “fungono da specifica autorizzazione statutaria per la guerra contro l’Iran e non autorizzano nessuna azione in tal senso”. La risoluzione può essere trovata qui e sotto.

Dott. Giuseppe Paccione. Esperto di Diritto internazionale e dell’UE,  analista di questioni giuridiche internazionali per Diritto.it e autore di numerosi libri.

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