Economia e Politica

Zoppas: “Conte e Zaia fermatevi”

Zoppas li fa e nessuno li distrugge. Diceva così lo storico spot in bianco e nero, che raccontava di una lavatrice e del mito di un’Italia che negli anni ’60 agguantava il benessere. «Ma qui il benessere rischiamo di giocarcelo in una crisi a spirale», commenta Gianfranco Zoppas, 77 anni, figlio del fondatore e oggi a capo di un gruppo forte di quasi 10 mila dipendenti e 760 milioni di ricavi. L’innesco della crisi consiste in un virus, venuto dalla Cina e capace di inchiodare Lombardia e Veneto, e gettare nel panico una delle prime dieci economie del pianeta. «Se potessi scriverei una lettera – riprende il presidente di Zoppas Industries – direi caro Conte e caro Zaia, vi prego di fermarvi perché rischiamo di distruggere l’economia nazionale».

Zoppas e il rischio crisi

«In primis speriamo che le ordinanze non siano prolungate, l’impatto potrebbe essere devastante sulle consegne ai nostri clienti stranieri. E lo dico perché esportiamo il 98% del nostro fatturato. Stiamo adottando misure emergenziali, per fronteggiare per esempio la necessità delle scorte, ma stiamo perdendo capacità produttiva, competitività, relazioni con i clienti, redditività. Ne approfitteranno i nostri concorrenti tedeschi, turchi e francesi».

Le tecnologie

«Sono abituato a cercare gli aspetti positivi anche nelle criticità più gravi. Ebbene, penso che usciremo da questa emergenza imparando a muoverci di meno e a sfruttare di più le tecnologie. E avremo risparmi su spostamenti e soggiorni, che sono una voce plurimilionaria dei nostri bilanci. Sono risparmi che mi risparmierei però assai volentieri. Il contatto tra le persone è ineliminabile: quanti grandi gruppi mondiali sono oggi nostri clienti perché i loro top manager si sono fatti convincere dalla visita di persona ai nostri stabilimenti di Vittorio Veneto? Il tele-lavoro non può essere una risposta generalizzata, può aiutarci a cercare efficienze e modelli nuovi».

Irrazionalità ed eccessi nei provvedimenti del governo e delle varie Regioni

«In provincia di Parma abbiamo un nostro stabilimento, che non subisce alcuna restrizione operativa poiché la Regione Emilia-Romagna non ha emanato ordinanze draconiane. Eppure anche lì il coronavirus è comparso. Non fatico a dichiarare che, per la mia mentalità veneta, ho sempre avuto difficoltà a dialogare con la politica e mi sono sempre concentrato solo sul lavoro. Ma stavolta mi sento di chiedere a chi ci governa di riflettere a fondo sugli impatti sociali e economici dei decreti anti-virus. Fermiamoci e limitiamo i danni. Che senso ha presentarci al mondo come fossimo il Paese più infetto?».

L’appello di Zoppas alla politica

«Non ho gli strumenti per immaginare e gestire le strategie sanitarie. Ma mi sento di domandare se esiste una proporzione tra il rischio sanitario e la certezza di distruggere il sistema economico lombardo e veneto. Quanto a noi, vedo che non arrivano più i clienti e che non possiamo andare a incontrarli, vedo che passiamo le giornate a gestire le procedure anti-virus, a cercare fornitori che suppliscano a prezzi incrementali quelli che ci lasciano, a garantire lo standard di sicurezza ai dipendenti in assenza di alcuna informazione da pubblica autorità, a rassicurare la galassia di imprese piccole e medie che lavorano con noi e per noi. Il tutto mentre dobbiamo onorare contratti con formidabili penali. Alla politica chiediamo di avere presente che se determinano il collasso delle imprese del Nord va al tappeto l’Italia intera».

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