Editoriale

Ora in Veneto serve il vaccino migliore: quello del senso civico

In libera uscita. Da ieri mattina, si sono spalancati i cancelli di quella che molti italiani hanno vissuto come una caserma; non pochi hanno anticipato la fine del blocco di loro discutibile iniziativa, come dimostrano le cronache e le immagini dello scorso week end. E proprio questa autocertificazione di massa, unita alle polemiche di strada e di palazzo che da settimane tengono banco, induce ad una legittima preoccupazione sull’impatto che la riapertura del Paese potrebbe avere. Non tanto per la bontà o meno delle regole, ma per lo stato d’animo delle persone. Perché in ogni campo, tanto più in quello strategico della salute, imporre è necessario ma non sufficiente, se manca l’adesione convinta dei singoli.

Non servono vaccini

Per arrivarci, non servono i vari Pfizer, Astrazeneca, Johnson & Johnson e via elencando. Serve un vaccino che non costa, non si importa, non si prenota, non ha effetti collaterali anzi: il senso civico. Che all’Italia fa difetto da ben prima della mazzata del Covid, come dimostra un vecchio quanto attualissimo libro di Stefano Benni, “Non siamo Stato noi”. Titolo eloquente, che ben si adatta a un Paese dalla politica ballerina e da un clima sociale improntato al fai-da-te. Dove una diffusa filosofia di vita si ispira al motto “fatta la legge, trovato l’inganno”. E dove sulla bandiera tricolore molti, troppi, dovrebbero cucire la scritta “tengo famiglia”, come suggeriva Leo Longanesi. Un virus che mette a dura prova il vaccino del senso civico.

Per chi vale

Vale per l’uomo della strada, che come tante notizie riferiscono e come tante immagini documentano, escogita mille trucchi per aggirare le regole; che scarica il malumore denunciando fantasmagorici complotti; che se la realtà smentisce le sue idee, modifica la prima e non le seconde; che vede lievitare la trasversale categoria dei furbetti, come dimostra in modo inverecondo l’episodio del Piemonte dove per aggirare le prenotazioni per i vaccini in venti si sono spacciati per volontari impegnati nell’assistenza di un solo disabile. Ma vale anche per le istituzioni e per la politica: le polemiche seriali e a ciclo continuo sui vaccini, sul coprifuoco, sulla scuola, sulle riaperture, sui risarcimenti, sono altrettanti contagi che si diffondono a macchia d’olio sull’opinione pubblica. Se questo è l’esempio dall’alto…

I dati

Eppure i numeri non consentono bluff. Ad oggi, il Covid ha provocato 145 milioni di casi e 3 milioni di morti nel mondo, 4 milioni di contagi e 120mila vittime in Italia: bene tenerlo a mente, il giorno in cui si riaprono i cancelli. E anziché prendersela con chi fissa le regole, meglio fare i conti con se stessi e con l’impatto che i comportamenti dei singoli hanno sulla comunità. Capire e farne uno stile di vita condiviso, non criticare e farsi i fatti propri: auto-vaccinarsi, insomma. Non è semplice, perché a monte c’è una deriva culturale in atto da molto prima che esplodesse il Covid: in cui confluiscono la convinzione di essere invulnerabili, l’individualismo esasperato, la perdita progressiva del senso del limite. Tre brecce attraverso le quali il virus è dilagato. Provocando lesioni che nessun farmaco può curare: il senso civico è il solo argine contro il diluvio di un’infezione dalla quale nessuno è al riparo. Cominciando da ieri.

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