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Quando un primo cittadino guarda altrove

Non sempre la burocrazia aiuta e spesso anche i Comuni, per timore del danno erariale, creano fastidiose situazioni.
Oggi vi parlo di un caso arrivato sopra i tavoli del mio ufficio ad agosto scorso, due mesi fa, e che spero si risolva con le recente manovra 2019 Europa permettendo.
Ho deciso di raccontarvelo perchè leggo sempre più spesso di insulti lanciati a chi ha proposto la pace fiscale, che secondo i più sarebbe destinata agli evasori fiscali, o a chi manipola i conti per non dichiarare nulla e di conseguenza non pagare le tasse.

Non è il caso del mio assistito che trovandosi in difficoltà economiche non ha pagato Imu e Tasi su un immobile divenuto la sua unica fonte di reddito per il sostentamento familiare e oggi si ritrova con un ruolo ingiunto pari a 60.769 euro di cui 4.247 euro tra spese ed interessi (spese concessionario 3.560).
Purtroppo oggi, avendo in quegli anni perso il lavoro, essendo over cinquantenne, non trova neppure un lavoro e visto che al peggio non c’è fine si ritrova con un pignoramento proprio sulla sua unica fonte di reddito che non essendo uno stipendio può essere fatto prelevando l’intera somma. Praticamente si ritrova con moglie e figli a carico (lavorava solo lui).

Come mai si è arrivati sino a qui?
La risposta è semplice: il Comune in cui risiede oltre a utilizzare un concessionario per la riscossione dei tributi diverso dalla Agenzia di Riscossione non ha mai aderito, mediante specifica delibera, a quanto previsto e concesso dalle due rottamazioni delle cartelle esattoriali concesse dal governo. Perchè? Per non parlare del fatto che il nuovo concessionario applica

diritti, oneri e spese superiori.

A detta di molti comuni italiani la spiegazione sta nel temuto “danno erariale” che i vari segretari comunali utilizzano come ombrello/scudo. Io rimango dell’opinione che se una specifica norma nazionale concede legittimamente questa facoltà è difficile poi si porti avanti una contenzioso a carico del Sindaco con il titolo danno erariale.

Ora sulla questione che non è così isolata poniamoci alcune domande:
1. Perché utilizzare un concessionario privato con l’aumento dei costi?
2. Perché si è pensato alla tutela della quota vita solo per i dipendenti ai quali si permette solo la cessione, su queste somme, del 1/5 del reddito, mentre a questo cittadino possono pignorare tutto il reddito fondiario? Non basterebbe estendere la norma a tutte quelle somme che siano divenute l’unica fonte di un reddito familiare?
3. Perché un’ampia parte dei comuni italiani non intende concedere le agevolazioni delle rottamazioni previste ex lege?

A queste domande il decreto legge chiamato “Dignità” deve dare ampie risposte perché gli italiani, come il mio assistito se lo aspettano; ed è chiaro che questi non sono ricchi imprenditori con lussuose case e auto che evadono il fisco per ingordigia ma poveracci che fanno fatica a mettere assieme il pranzo con la cena. Sono dei cittadini che nemmeno il loro primo cittadino considera, dato che non concede neppure gli sconti previsti dalla legge.
Signor Sindaco suvvia un po’ di attributi in queste situazioni.

Alberto De Franceschi

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