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Rovigo: 3,3 milioni di risarcimento alla bimba nata tetraplegica

La salute non ha prezzo, la sofferenza sì. Almeno secondo la giustizia che ha decretato un risarcimento di 5,1 milioni di euro in favore della famiglia di Eleonora Gavazzeni, la sventurata bambina che dieci anni fa, all’ospedale di Rovigo, venne a luce tetraplegica e sordocieca a conclusione di una procedura ostetrica, la cosiddetta “manovra di Kristeller”, da più parti giudicata pericolosa in quanto prevede che il medico esegua una forte spinta con l’avambraccio sul fondo dell’utero verso il canale del parto, così da agevolare la gestante nell’espulsione della testa fetale.

La vicenda, oltre al carico di dolore umano, ha imposto ai genitori Benedetta e Davide un ulteriore calvario. Le condizioni della piccola richiedono un’assistenza incessante e i familiari, che spendono 5 mila euro al mese per le cure, hanno dovuto licenziarsi per accudirla. Infine, esauriti tutti i risparmi e non riuscendo più a pagare l’affitto, si sono ritrovati a rischio di sfratto. Eppure, se il processo penale a carico delle due ginecologhe artefici del parto si è concluso con la prescrizione del reato di lesioni colpose gravissime, in sede civile la condanna al pagamento dei danni è divenuta esecutiva, innescando però un’interminabile rimpallo di responsabilità da parte delle compagnia Am Trust, assicuratrice delle professioniste, titolari di una polizza di responsabilità civile per un massimale di 5 milioni a sinistro.

Finalmente, tra appelli e denunce pubbliche, mentre sul web l’indignazione cresceva e si traduceva anche in pesanti minacce nei confronti delle dottoresse, l’assicurazione ha “ceduto” al verdetto del giudice, annunciando il versamento di una prima rata risarcitoria pari a 3, 355 milioni. «Due milioni e 800 mila euro sono già nel nostro conto, gli altri 560 mila sono in itinere, abbiamo avuto conferma dell’emissione del bonifico da parte dell’assicurazione, martedì arriveranno nel conto di una delle due professioniste coinvolte nella vicenda che poi li girerà su quello dell’Ulss», ha comunicato ieri il direttore generale Antonio Compostella «quando disporremo dell’intera somma, la ripartiremo tra la bimba, la madre e il legale della famiglia». Mancano dunque un milione e 800 mila euro… «Abbiamo proposto appello per alcuni aspetti tecnici», replica il manager dell’Azienda polesana «sarà l’autorità giudiziaria a stabilire se il risarcimento di 5,1 milioni è congruo, e in tal caso verseremo la differenza, oppure no». L’odissea non si è ancora conclusa.

A.A. 

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