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Scendono i contagi e due regioni si spostano a zona arancione

L’Italia si tinge tutta di giallo, dicono i dati del nuovo monitoraggio relativo alla settimana dal 16 al 22 novembre. Ma non da subito, perché chi è in lockdown nella fascia rossa e nel purgatorio di quella arancione ci deve restare tre settimane a partire da quando lì è stato confinato dalle ordinanze del ministro alla Salute, Roberto Speranza. Che intanto ieri ne ha firmata un’altra che libera la Calabria, la Lombardia e il Piemonte dalla morsa del rosso, dove anche i negozi sono tutti chiusi e si può uscire da casa solo per comprovate esigenze. Tutte e tre finiscono da domani in area arancio, dove a restare chiusi tutto il giorno sono soltanto bar e ristoranti, e dove si può tornare a uscire di casa, ma senza varcare i confini della regione. Lo stesso provvedimento promuove dalla fascia arancione alla gialla la Liguria e la Sicilia, dove così al bar e al ristorante si potrà tornare di giorno, mentre i ragazzi di seconda e terza media rientreranno in aula.

Venerdì nuova ordinanza

In base allo stesso meccanismo, che prevede due settimane di indicatori in miglioramento più una di verifica dati, venerdì una nuova ordinanza promuoverà per la domenica successiva la Campania, la Valle d’Aosta e la Toscana da rosse ad arancio. Mentre dopo altri sette giorni sarebbe la Basilicata a passare dall’arancio al giallo. Colore del quale via via si tingerebbe tutta l’Italia, in base ai dati forniti ieri dal monitoraggio. In pratica il sistema a semaforo non esiste già più. Perché i 21 indicatori miscelati insieme indicano ancora dieci regioni a un rischio complessivo alto, vuoi perché gli ospedali sono saturi o perché il tracciamento dei casi sospetti è saltato.L’indice di contagiosità Però poi anche se messi male, basta che l’Rt scenda sotto 1,25 e si è automaticamente in giallo. Per questo il ministero della Salute e le stesse regioni stanno pensando di correggere il tiro, dando meno peso all’indice di contagiosità e più al numero di casi e al tasso di occupazione dei posti letto. Operazione che richiede tempo per evitare altri scivoloni, tanto che per ora, nel prossimo Decreto della presidenza del consiglio dei ministri, che dovrà essere varato entro il 3 dicembre, si pensa più semplicemente di imporre anche alle regioni gialle il divieto di spostamento dai loro confini.

Rt

Intanto l’Rt a livello nazionale è sceso a 1,08 avvicinandosi così all’obiettivo di andare sotto la soglia di uno, che significa poi far scendere automaticamente la curva dei contagi, subito dopo quella dei ricoveri e da ultimo quella dei decessi. Obiettivo già raggiunto da 9 regioni: Lazio (con Rt a 0,88), Liguria (0,76), Marche (0, 93), Piemonte (0,89), Trento (0,81), Umbria (0,99) e Valle d’Aosta (0,99). Ce ne sarebbe anche una decima, la Calabria, ma il suo Rt a 0,92 è bollato come «non affidabile». Riguardo la tenuta degli ospedali al 24 novembre «17 regioni avevano superato almeno una soglia critica in area medica o nelle terapie intensive». Detto questo il monitoraggio un po’ di luce in fondo al tunnel la fa intravedere. Prima di tutto perché «per la prima volta da varie settimane si osserva una diminuzione nell’incidenza dei casi a livello nazionale», che sono passati da poco più di 732 a 706 contagi per 100mila abitanti. Un calo che è appunto conseguenza dell’analoga discesa dell’Rt, perché se ciascun nuovo positivo contagia meno di una persona è chiaro che poi anche la curva epidemica si piega verso il basso. Ma a confortare c’è anche un altro dato, quello che vede scendere da oltre 87mila a 77.500 i casi per i quali non si riusciti a ricostruire la catena dei contagi. Il che, spiega il report, «potrebbe suggerire un miglioramento nelle attività di tracciamento».

Ma le Regioni protestano

Intanto però più di un governatore alza la voce contro il sistema a semaforo. «Queste zone sono una buffonata», è il commento come al solito colorito del campano Vincenzo De Luca, che ha smesso gli abiti da sceriffo quando è stata la sua regione a finire in rosso. Ma anche il valdostano Erik Laveraz non si capacita, «rimarremo zona rossa e ad ora non sappiamo perché. Roma deve darci una spiegazione» e, aggiunge, la Valle d’Aosta «si riserva ogni azione politica nelle prossime ore». In Toscana Eugenio Giani ha invece deciso di far da sé, con una nuova ordinanza regionale «per agevolare lo svolgimento di alcune attività in zona rossa». Mentre il veneto Luca Zaia riapre di sabato, da oggi, «le medie e grandi strutture di vendita». Più che vestirsi di giallo l’Italia torna a indossare l’abito di Arlecchino del federalismo sanitario.

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