Libri e Fumetti

Alla scoperta dei segreti della Serenissima

Il nostro direttore Gian Nicola Pittalis ha pubblicato un libro che pone nuova luce sulla prima diplomazia moderna. Venezia è diventata la Serenissima grazie anche all’abilità e alla preparazione dei suoi ambasciatori, agli intrighi e alle spie, ai segreti custoditi o svelati. Ha dominato per secoli, intessendo rapporti di opportunità politica con tutti gli stati italiani e europei e anche oltre. Nei suoi archivi sono trattenuti ancora oggi segreti, che aspettano solo di essere rivelati. Il libro ci porta alla loro scoperta.

Alla scoperta dei segreti

Arriva in questi giorni in libreria il nuovo libro scritto dal direttore del nostro quotidiano online Il Sestante News «I segreti della diplomazia veneziana – Accordi e trattati internazionali dagli Archivi della Serenissima» per i tipi della Biblioteca dei Leoni di Villorba (Treviso).

La lettura del libro è un viaggio divertente e appassionante. I personaggi che più incuriosiscono sono raccontati in modo divulgativo, rigoroso ma senza la pretesa del saggio storico. Ci sono le più grandi corti dell’Europa, re e regine, pontefici e cardinali, duchi e imperatori. E c’è il Bailo che risiede a Costantinopoli. E’ il rappresentante diplomatico presso il “Gran Signore” dell’impero ottomano e governatore della colonia veneziana. Una carica ricercata, la giurisdizione sui mercati mette a disposizione guadagni alti, ma il Gran Signore non rispetta l’immunità diplomatica in tempo di guerra.

Venezia è con la Spagna la patria della diplomazia moderna 

Venezia per secoli è stata maestra di contatti, cultura e spionaggio. All’interno del libro trovano posto una storia lunga di ambasciatori, trattati, dispacci, ritratti di sovrani grandi e piccoli, di pontefici non sempre santi. Una storia di uomini spediti nelle corti più lontane, tra re e sultani che non sempre rispettavano le regole. Da Giovanni Dario che firmò la pace col terribile Maometto II e poi legò il suo nome al palazzo maledetto. A Marco Antonio Barbaro, che trattò con tutta Europa e fu amico dei più grandi artisti del suo tempo, dal Veronese a Palladio. A Ermolao Barbaro il Giovane che scrisse un trattato sul perfetto ambasciatore e che, mandato a Roma, piacque tanto alla Chiesa che rischiò di essere eletto pontefice. Antonio Foscarini, in pochi mesi dal più grande traditore della Repubblica è trasformato nel più fedele ambasciatore della Serenissima. Condannato, ucciso e poi riabilitato.

La scoperta di cosa bisognava fare

Venezia riafferma se stessa anche attraverso un clamoroso errore giudiziario. Non riuscirà a ripetersi con Girolamo Lippomano, bailo a Costantinopoli, accusato di tradimento, ma senza prove. Ritorna per scagionarsi, lo trovano in fondo al mare davanti al Lido. Suicidio, dicono le cronache. Ucciso e gettato in mare, dice la gente. E Leonardo Donà, l’ambasciatore che seppe farsi Doge e osò opporsi al Papa dell’Interdetto per ribadire l’autonomia di Venezia davanti alla Chiesa. E Alvise Querini, l’ultimo ambasciatore nella Parigi della Rivoluzione e del Terrore. Avvertì la Serenissima del pericolo della spartizione napoleonica, ma era troppo tardi: la città si era già consegnata senza combattere ai nuovi vincitori.

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