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Cyborg 009

“Nove magnifici… imprevedibili. Nove invincibili… inafferrabili. Siamo… i Cyborg!”, cantavano Nico Fidenco e il suo coro nella sigla di Cyborg 009 – I nove supermagnifici. La più celebre in Italia ma di certo non l’unica trasposizione animata di questi personaggi. Una squadra di cyborg dotati di vari poteri e alle prese con l’organizzazione criminale chiamata Black Ghost. Una storia che inizia nel ’64 e va avanti fino ai giorni nostri. Spedita come Joe e tosta come Geronimo Jr.

I nove supermagnifici in tv

I Cyborg sbarcano in Italia nel 1982, all’interno di Bim Bum Bam, con la loro seconda serie televisiva, Cyborg – I nove supermagnifici (1979), appunto. 50 episodi andati in onda in Giappone qualche tempo prima, tra il 6 marzo del 1979 e il 25 marzo del 1980, su TV Asahi. La serie è stata realizzata da Toei Animation in collaborazione con Nippon Sunrise. Il testo della prima sigla giapponese è firmato da un prolifico autore ritratto sempre in occhialoni a goccia colorati. Il suo nome è Shotaro Ishinomori ed è anche e soprattutto il creatore di Cyborg 009.

Il manga, i cugini di sciarpa, Ryu e Zelda

L’avventura di questi nove ragazzi provenienti da tutto il pianeta e trasformati in super-eroi cibernetici dalla Black Ghost del malvagio Skull era nata infatti su un manga di Shotaro Ishinomori partito nel ’64. E conclusosi a inizio anni 90, qualche anno prima della scomparsa dell’autore. Serializzato nel corso degli anni su una mezza dozzina di magazine differenti, il manga è stato proposto da noi da Edizioni BD – J-Pop in poco meno di trenta volumi. Ishinomori ha creato con Cyborg 009 il primo gruppo di super-eroi dell’entertainment giapponese. Nello stesso anno, altri due autori (Kazumasa Hirai e Jiro Kuwata) danno vita a un altro eroe cyborg, 8 Man (Eightman/Eitoman).

I due concetti si fonderanno con la nascita del fortunato filone dei super-eroi televisivi nipponici, i tokusatsu, al quale Shotaro Ishinomori dà un contributo determinante. Nel 1971 crea i Kamen Rider, eroici motociclistici con lo sciarpone pure loro e i caschi ispirati a quelli delle locuste. Una versione edulcorata per un pubblico molto giovane di un manga sviluppato poco prima da Ishinomori, Skull Man. In cui sono presenti diverse strizzate d’occhio a Cyborg 009. Il successo dei Kamen Rider porterà alle serie Super Sentai. I telefilm con squadre di super-eroi in tutina. E queste daranno vita a loro volta alla versione occidentalizzata, i Power Rangers. Se, insomma, avete mai giocato con un Megazord, il merito è indirettamente di Ishinomori.

Ishinomori ha creato inoltre decine di altri personaggi. Da Ryu il ragazzo delle caverne a Chobin, il principe stellare, e, tra le altre cose, ha realizzato anche una versione a fumetti del videogioco The Legend of Zelda: A Link to the Past. Pubblicata a puntate sulla rivista USA Nintendo Power tra il gennaio e il dicembre del 1992. Ishinomori è entrato nel Guinness dei Primati come l’autore che ha prodotto il maggior numero di tavole a fumetti al mondo. Alle sue opere dedicato nel 2001 un museo, l’Ishinomori Manga Museum, a Ishinomaki, nella Prefettura di Miyagi. Tra gli assistenti formatisi lavorando per Ishinomori, nel 1965 c’era un ragazzotto con gli occhiali che si chiamava Go Nagai. Il mondo, tempestato di rocket punch, ne avrebbe sentito parlare molto presto.

X-men chi? Prima i Cyborg

Gli appassionati di animazione e vecchi cartoon quanto di fumetti USA tendono a tracciare un parallelo tra le squadre nipponiche alla Gatchaman (1972) e gli X-Men della Marvel (1963). Cyborg 009 di Ishinomori nasce come manga. Un anno dopo rispetto a Ciclope, Bestia, Marvel Girl, Uomo Ghiaccio e Angelo. Ma presenta un concept che gli X-Men sposeranno nella seconda incarnazione della squadra, nel 1975. Con l’arrivo nel team di Wolverine, Tempesta, Colosso, Nightcrawler, Sole Ardente e gli altri. Una formazione composta da membri provenienti dai vari angoli del globo.

Joe Shimamura (Cyborg 009), il leader, è ovviamente giapponese. Per metà è però americano, figlio di un soldato yankee in servizio in Giappone dopo la Seconda Guerra Mondiale. Ivan Whisky (Cyborg 001) è un bambino superintelligente russo, e perché non si chiami Ivan Vodka non è dato saperlo. Come il silenzioso e corazzato Geromino Jr (Cyborg 005), anche Jet Link (Cyborg 002) è americano e faceva parte di una gang di New York chiamata i Jets del West Side. Perché nel manga viene presentato in una sorta di parodia di West Side Story

Françoise Arnoul (Cyborg 003) è un’ex ballerina francese. Albert Heinrich (Cyborg 004), con le sue dita a mitragliatrice e le ginocchia lanciamissili, viene da Berlino. Il mangiafuoco Chang Changku (Cyborg 006) è cinese. Great Britain / Bretagna (Cyborg 007), con quel codice non può che venire dal Regno di Sua Maestà. E Pyunma (Cyborg 008) è un ex schiavo del Kenya. Il design del personaggio è stato modificato nel corso degli anni per renderlo meno macchiettistico e più politicamente corretto. Propenderemmo chiaramente per la coincidenza, ma i “Nuovi X-Men”, nel ’75, comprendevano, oltre a un certo canadese artigliato, anche americani, giapponesi, tedeschi, russi e kenioti.

Il debutto animato, il primo anime in tv…

Tornando agli anime. Quella approdata da noi nell’82, è la seconda serie animata e la quarta trasposizione anime di Ishinomori. C’erano stati infatti i due film di metà anni 60 della Toei. Cyborg 009 e Cyborg 009: Monster Wars, diretti rispettivamente nel ’66 e nel ’67 da Yugo Serikawa. I due film sono a colori e i personaggi sono esteticamente diversi da quanto vedremo poi nella serie del ’79. Joe ha i capelli nerissimi e un’uniforme bianca, Françoise una tutina magenta, gli altri cyborg una divisa viola chiaro. Un anno dopo era arrivata la prima serie televisiva. 26 episodi in bianco e nero trasmessi su NET (la futura TV Asahi) tra il 5 aprile e il 27 settembre del 1968.

…E tutto quello che è venuto dopo

Dopo I Nove Supermagnifici, nel 1980 è la volta di un terzo film, il cui titolo internazionale è Cyborg 009: Legend of the Super Vortex. Poi ci sono i radio drama. La serie del 2001 Cyborg 009: The Cyborg Soldier (TV Tokyo, 51 episodi, inedita in Italia). L’OAV crossover in tre parti Cyborg 009 vs Devilman (2015, visibile su Netflix). Il film del 2012 in 3D 009 Re:Cyborg. E, sempre in CGI, la serie del 2016 Cyborg 009: Call of Justice. Distribuita in Giappone come tre film e divisa su Netflix, che ne detiene i diritti di distribuzione internazionale, in 12 episodi.

Esistono ovviamente anche vari videogame. Un platform del ’94 per la versione giapponese del Super Nintendo, il Super Famicom, in cui si controlla uno degli eroi in ciascun livello. Un altro per Mega CD e un gioco per PlayStation del 2002, Simple Characters 2000 Series Vol. 15: Cyborg 009: The Block Kuzushi: un bieco clone di Breakout / Arkanoid.

La sigla dei Cyborg

 “Cyborg i nove supermagnifici”, la sigla italiana della serie del ’79, era interpretata da Nico Fidenco. Alter ego di Domenico Colarossi, storico compositore di decine e decine di sigle. Da Don Chuck castoro e Arnold a Sam il ragazzo del westJenny la tennistaBem il mostro umano. Sull’altra faccia del singolo di Cyborg i nove supermagnifici c’era “Chappy” dei Cavalieri del Re.

Cyborg 009. Potevano mancare film e live action?

E filmati nippo bizzarri e particolari su Cyborg 009 ne abbiamo? Che domande. Quelli qui sopra sono i trailer live action per promuovere il film del 2012, 009 Re:Cyborg. Se invece volete un’anteprima del film anime mai proiettato nelle sale italiane, ecco a voi il trailer.

La pubblicità

Sempre per 009 Re:Cyborg ci sono questi spot sexymutiscemi per la Pepsi.

Ma anche le vecchie incarnazioni dei personaggi sono state trasformate in testimonial: in questo caso, ad esempio, per la compagnia telefonica NTT Docomo. Perché come ti mandano i fax i super-eroi giapponesi nessuno.

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