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Da grande? Farò il…foodwriter!

Attribuita al politico e gastronomo francese Jean Anthelme Brillat-Savarin la frase “Dimmi quello che mangi e ti dirò chi sei” è entrata a far parte del nostro immaginario collettivo. Tuttavia oggi quella frase potrebbe essere riscritta più o meno così: “Dimmi come lo descrivi e ti dirò che lavoro farai”. È sempre il cibo, o meglio il “food”, l’oggetto al centro dell’attenzione. Ed è normale che sia così in un paese come l’Italia che ha costruito la propria identità e la propria cultura sul rapporto passionale, persino intimo, con la tavola.

Il “food” è sempre stato un argomento di conversazione molto importante nella vita di relazione degli italiani. La grande famiglia riunita intorno al tavolo per mangiare e bere in spensierata allegria è un’immagine che accompagna le nostre vite. Ma anche in Italia anzi, soprattutto in Italia, l’argomento cibo pare essersi trasformato da elemento di chiacchiera conviviale ad obbligo sociale.

Da piacere ad ossessione. La moltiplicazione dell’offerta tv con la proliferazione dei talent e reality digitali dedicati all’arte culinaria ha contribuito alla nascita e alla consacrazione delle nuove star mediatiche, gli “chef guru”, moderni aedi dell’impiattamento. Contemporaneamente, la crescita del web con i social e i blog ha permesso a tante “persone comuni”, di esprimere le proprie passioni enogastronomiche pubblicando on line rubriche di ricette, foto di pietanze, classifiche di ristoranti, recensioni di vini. Come nel calcio, quando davanti ad una partita della nazionale diventiamo tutti improvvisamente commissari tecnici, così nell’infinito spazio del web si aprono discussioni, forum e community dove parlare di cucina esprimendo commenti ed opinioni su ingredienti, tempi di cottura, preparazione dei cibi.

Per più di qualcuno questo genuino interesse potrà trasformarsi anche in un interessante sbocco professionale, perché la nostra economia ha nel turismo “food&wine” e nelle eccellenze gastronomiche da esportazione due asset sempre più strategici.

 

 

Certamente, sarà meglio entrare in campo da professionisti come sostiene Mariagrazia Villa che proprio questa settimana è stata alla libreria Feltrinelli di Mestre con il suo nuovo libro “Professione Food Writer” (Dario Flaccovio Editore). Nel corso della presentazione, dialogata con Maria Pia Favaretto direttore didattico del Master Food & Wine 4.0 di IUSVE, la giornalista parmigiana esperta di comunicazione e docente essa stessa allo IUSVE, ha delineato i principali ingredienti per una buona scrittura enogastronomica: accuratezza, creatività, competenza, consapevolezza ed etica…servendo il tutto con tanta passione.

Massimo Mescalchin il sestante news

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