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Gatchaman. Ciò che non sapete

È la serie che ha ispirato uno degli schemi più classici dell’animazione giapponese negli anni a venire. Ma anche il punto d’incontro tra gli anime e i super-eroi USA. E la ragione per cui nessuno sarebbe mai stato figo come Joe il Condor. Che però in realtà si chiamava George, ed era mezzo siciliano. Alcune cose che forse non sapete sui Gatchaman e la loro battaglia dei pianeti combattuta quando ci hanno messo il becco gli americani.

Scienziati ninja

Kagaku Ninjatai Gatchaman, cioè Gruppo scientifico di ninja Gatchaman, arriva sulle TV nipponiche nell’ottobre del ’72. A produrlo è la Tatsunoko, che con Gatchaman inaugura un sottofilone di eroi ispirati tanto ai Kamen Rider. I motociclisti mascherati dei telefilm giapponesi, ideati dal mangaka Shotaro Ishinomori l’anno precedente –  quanto ai super-eroi dei comics USA. I membri della squadra Gatchaman e i successivi Kyashan il ragazzo androideTekkaman e Hurricane Polimar sfoggiano così tute colorate. Mantelli e simboli pettorali come Superman e i suoi tanti cugini e nipoti. Solo pochi anni prima, tra il ’66 e il ’67, il telefilm di Batman con Adam West ha dato vita a una frenesia collettiva. Dedicato anche un manga con storie originali. Nel creare Gatchaman, Tatsuo Yoshida, il fondatore della Tatsunoko, unisce ai comics USA e ai Kamen Rider di Ishinomori la fantascienza. L’ecologia, i ninja, il terrorismo e gli alieni, oltre che i robot giganti affrontati da Ken e gli altri.

Ci stanno un piccoletto, uno smilzo e…

Ma non è chiaramente tutto un frullato con un vestito nuovo da ornitologi. Gatchaman è la serie che fissa nell’immaginario collettivo del Sol Levante il concetto di squadra composta da cinque elementi tra loro molto diversi. Il leader, il turbolento secondo dall’aria schiva, la ragazza, il bonario amico di tutti sovrappeso, il piccoletto saputello. La formazione composta da Ken l’Aquila, Joe il Condor, Pretty Jane il Cigno, Jin la Rondine e Ryu il Gufo ripresa e riciclata da decine e decine di anime negli anni a venire. A volte con alcune variazioni sul tema, altre in modo pedissequo, senza farsi troppi problemi. Al capo i colori bianco, rosso e blu in omaggio alla bandiera giapponese e a Superman. Il carismatico con quelli scuri da figo. Al cicciobombo dei Take That della banda il verde o l’arancione. Il legame con la terra e le tradizioni (la katana di Musashi in Getter Robot, per dire). Golion/Voltron, i Cinque Samurai, Inuyasha e i Cavalieri dello Zodiaco. Tutto così. Dietro a quelli vestiti come uccelli in battaglia e con le magliettine col numero quando in abiti civili.

C’è poi Infini-T Force. Un manga – pubblicato in Italia da J-Pop – che propone un altro cross-over degli eroi Tatsunoko di Gatchaman (Ken l’Aquila), Tekkaman, Kyashan e Hurricane Polimar. Dal fumetto tratto nel 2017 un anime in 12 puntate in computer grafica. Dove è presente anche la serie originale di Polimar.

La battaglia degli adattamenti

La prima serie di Gatchaman va in onda a Tokyo e dintorni tra il ’72 e il ’74, per 104 episodi. Un adattamento USA intitolato Battle of the Planets realizzato per il mercato americano nel ’78 dalla Sandy Frank Entertainment. I tagli non riguardano solo alcuni contenuti, ritenuti violenti o inadatti ai ragazzini di Oltreoceano, ma interi episodi. Utilizzate solo 85 puntate. Il titolo scelto per cavalcare il successo di Star Wars e Frank fa aggiungere alle storie nuovi dialoghi e spezzoni. E un clone di R2-D2. Il robottino insopportabile 7 Zark 7, affiancato dal suo cane robot, colma con degli spiegoni i buchi lasciati dai tagli e aiuta a collegare quanto resta, anche se lo stacco a livello di qualità di disegni e animazioni rappresentato da questo saccente usciere robotico del centro di ricerca sottomarino è netto.

È proprio dagli USA, come avviene per tanti altri casi sulle TV private di inizio anni 80, che La battaglia dei Pianeti arriva in Italia. La manda in onda Canale 5 nell’ottobre dell’81: Fininvest l’ha comprata dall’azienda di Frank insieme ad altri format, come The Dating Game. Sì, il futuro Gioco delle Coppie condotto da Predolin. La particolarità è che l’edizione italiana riprende i nomi giapponesi, sia pure con qualche piccola variazione (Jin e Jane anziché Jinpei e Jun), al posto di quelli USA: Mark, Jason, etc.

Meanwhile, in Giappone…

Mentre La battaglia dei pianeti spacca e spazza i cieli d’Occidente, in patria si è arrivati già alla terza serie. Al primo Gatchaman hanno fatto seguito infatti Gatchaman II (1978) e Gatchaman Fighter (1979). G-Force: Guardians of Space è invece una seconda versione americana del primo Gatchaman, realizzata nell’86 rimuovendo il robottino saccente e tutte le altre aggiunte di Battle of the Planets, e ripristinando quanto più possibile dell’originale giapponese. Ma gli episodi restano 85. Dieci anni esatti dopo, nel ’96, la Saban combinerà alcuni episodi di Gatchaman II e Gatchaman Fighter per dar vita a un altro adattamento USA, Eagle Riders. Negli anni 90 arrivano invece dal Giappone tre nuovi OAV (film per il mercato home video), con la versione aggiornata della storia originale. I protagonisti hanno tutti qualche anno in più e un look leggermente diverso. Il capitolo più recente della saga, escludendo i vari crossover con gli altri eroi Tatsunoko, è Gatchaman Crowds, reboot del 2013-2015 in 24 puntate, divise in due stagioni.

Joe il condor, paisà

Joe Asakura non è il vero nome di Joe il Condor, in quanto il carismatico denigratore del leader ufficiale della squadra, si chiama in realtà George Asakura. Viene dalla Sicilia ed è italo-giapponese. Figlio di due scienziati locali di origini nipponiche, Giuseppe Asakura e sua moglie Catarina, in realtà membri del gruppo criminale Galactor e fatti uccidere con una bomba quando hanno tentato di lasciare l’organizzazione. George, con il suo nome tipico da bambino siciliano di origini giapponesi, salvato dal Dr. Nambu. Che ha nascosto il ragazzo inscenandone il funerale, falsificando le carte. E, in quanto scienziato, scegliendogli un nome che lo avrebbe messo al riparo da Galactor. Non più George Asakura, ma Joe Asakura.

Sono liberi e ribelli

La sigla Gatchaman – La battaglia dei pianeti incisa dall’Orchestra e Coro di Augusto Martelli. Scritta dallo stesso Martelli su testi di Luigi Albertelli. Il lato B del 45 giri, 7 Zark 7, riciclato subito dopo, in versione strumentale, come sigla dell’anime robotico Groizer X, mandato in onda sempre su Canale 5.

Una poltrona per due (film)

Una trasposizione live action di Gatchaman ha visto la luce nel 2013, dopo la cancellazione due anni prima di un progetto trascinato avanti per anni dagli Imagi Animation Studios di Hong Kong: un film d’animazione a cui hanno partecipato, in una fase o l’altra, sia Paul Dini (Batman: The Animated Series) che Kevin Munroe, il regista di TMNT (2007) e del terrificante, ma nel senso sbagliato, Dylan Dog – Il film (2010). Quello qui sotto è il trailer del 2007.

Diretto da Toya Sato, il film live action dei Gatchaman aveva l’attore e modello Tori Matsuzaka nei panni di Ken l’aquila, la cantante Ayame Goriki in quelli di Jun, e Go Ayano sotto la tuta (qui una corazza da motociclista dello spazio) di Joe.

Solo pochi mesi dopo, Ayano è stato anche il Goemon del film live action di Lupin III. Due tra i più grandi bassisti carismatici della storia degli anime, affidati a un tizio con questa faccia:

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