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Gattaiger, il papà di Goldrake

Mentre si celebrano con nostalgico entusiasmo i 43 anni di Ufo Robot Goldrake in Italia, è giunto il momento di conoscere qualcosa in più dell’anime che spianò la strada alla conquista dei ragazzi italiani da parte dei robottoni giapponesi, un’epopea che ha segnato profondamente un’intera generazione! Certo pochi sanno che prima del grande e famoso robot, c’è stato un suo antenato. Comparso solo una volta in un Oav, Gattaiger fu il banco di prova per il lancio dell’alabarda spaziale.

Il Film

Il film Gattaiger che ha ispirato la serie Ufo Robot Goldrake presenta già le caratteristiche salienti dell’anime ma con un mecha design del disco e del robot molto meno affascinante.

La storia di Gattaiger

Uchu Enban Daisenso (questo il titolo originale) si apre con la fuga nello spazio di Duke Fleed, principe del pianeta Fleed, dalle truppe di Yabarn. Grazie alle potenti armi del suo disco Gattaiger, Duke Fleed riesce a far perdere le sue tracce e a rifugiarsi sulla Terra, dove viene accolto come un figlio dallo scienziato Genzo Umon. Cinque anni dopo, conosciuto da tutti col nome di Daisuke Umon, lo troviamo al lavoro nella fattoria di Danbei Makino, un uomo col pallino degli ufo, insieme a Goro e Hikaru, entrambi figli di Danbei.

Il riavvicinamento mancato di Gattaiger

Purtroppo però Telonna, principessa di Yabarn e sua spasimante, riesce a rintracciarlo ma dopo un iniziale riavvicinamento Duke realizza che tra loro non può esserci un futuro insieme dal momento che re Yabarn, padre di Telonna, ha messo a ferro e fuoco il suo pianeta natale. Anzi Duke tornerà ai comandi del Gattaiger per difendere la Terra, che ama come una nuova casa, dall’attacco dei dischi di Yabarn.

L’ispirazione a Go Nagai

Proiettato nei cinema giapponesi nel luglio del 1975, il film ha fornito a Go Nagai e allo staff della Toei Animation il punto di partenza per elaborare Ufo Robot Grendizer. Conosciuto in Italia come Ufo Robot Goldrake. Terzo tassello della saga classica dei Mazinga. Non solo buona parte dei nomi originali dei personaggi coincidono, ma anche le dinamiche dei loro rapporti personali sono le stesse che verranno riproposte nell’anime televisivo. Addirittura la storia d’amore tra Actarus e Rubina, figlia di re Vega (alter ego di re Yabarn), messa in scena negli ultimi episodi di Goldrake ricalca puntualmente quella tra Duke Fleed e Telonna ed è stata ispirata a Go Nagai dal dramma shakespeariano di Romeo e Giulietta.

L’aspetto fisico in Gattaiger

Ciò che cambia invece è l’aspetto fisico di alcuni personaggi. Hikaru/Venusia ha qualche anno in più della Hikaru di Ufo Robot Gattaiger, Genzo Umon/Procton è un personaggio più ordinato di quanto non lo sia il suo trasandato predecessore (che ricorda da vicino il professor Saotome di Getta Robot) e così pure Actarus ha un look decisamente più cool dell’originale Duke Fleed, più simile invece a Ryoma Nagare, il pilota del primo mezzo della squadra Getta. Daisuke inoltre dà prova di una personalità molto meno riflessiva e misurata del futuro Actarus e in certi slanci irruenti ricorda il giovane Koji Kabuto. La differenza più notevole è nell’aspetto fisico del padre di Hikaru che viene rinominato Danbei Makiba (Rigel, nella versione italiana) e trasformato in una macchietta comica dall’aspetto ridicolo, molto simile a un personaggio già apparso in Cutie Honey, un altro manga ideato da Nagai.

La differenza tra i robot

Ma ciò che salta più agli occhi è la differenza nel mecha design dei mezzi da combattimento, curato da Dan Kobayashi dal momento che i produttori avevano scartato le proposte Nagai. Gattaiger (che in giapponese significa “unione”) e il robot Roboizer in esso contenuto non hanno un briciolo del fascino di Goldrake e del suo Spacer. Roboizer non ha nessuna arma e combatte in modo piuttosto rozzo servendosi solo di calci e pugni. La livrea di Duke Fleed inoltre ricalca a grandi linee quella di Actarus ma l’abbinamento di colori poco vivaci ne smorza di molto l’impatto visivo. In ogni caso il film risulta convincente per lo stesso motivo che determinerà di lí a qualche mese il successo dell’anime.

La differenza sostanziale di Gattaiger

Perché alternando alle classiche battaglie da super robot momenti più riflessivi riesce a dare un nuovo spazio alle dinamiche sentimentali tra i personaggi. E a far emergere temi di grande importanza, come l’antimilitarismo, l’ambientalismo (Duke Fleed e la stessa Telonna sono incantati dalla bellezza della Terra) e la pericolosità delle armi nucleari. Tanto che l’arma più terribile della flotta di Yabarn è un dispositivo capace di far esplodere contemporaneamente tutti gli arsenali atomici della Terra.

Cose che non sapevate su Gattaiger e Goldrake

Più amato in Italia che in Giappone!

Nonostante sia stato la testa d’ariete che ha permesso ai robottoni giapponesi di invadere l’Italia, Goldrake è il terzo della Mazinsaga di Go Nagai. UFO Robo Gurendaizā è infatti l’ultimo della trilogia dei robottoni creata dal maestro. Che, per l’appunto, in Italia è giunta esattamente in ordine inverso all’originale timeline giapponese (Mazinga Z – 1972, Il Grande Mazinga – 1974, Goldrake – 1975). Tanto che se nel nostro paese Goldrake è leggenda, in Giappone è esattamente il contrario dove è Mazinga Z ad aver conosciuto il successo maggiore. Come trait d’union Koji Kabuto, il pilota di Mazinga Z, sarà il pilota del Disco Volante prima e del Goldrake 2 poi. Cosa che in Italia creerà confusione anche perché il nome di Koji fu cambiato in Alcor.

La grande battaglia dei dischi volanti, il prequel di Goldrake

Goldrake è “ispirato” al mediometraggio UFO Robot Gattaiger – La grande battaglia dei dischi volanti (Uchū enban daisensō) del 1975. Diretto da Yōichi Kominato in collaborazione con Go Nagai, pellicola che divenne il pilot per lo sviluppo di Goldrake. Nel film, di cui potete vedere un estratto qui di seguito, sono presenti già le prime idee che verranno sviluppate successivamente. Come un robot (completamente diverso chiamato Roboizer e disegnato da Tadanao Tsuji) che si aggancia ad un disco volante. L’ambientazione country/western, le musiche e il personaggio di Duke Fleed (il futuro Actarus/Umon Daisuke).

Il mistero dell’Atlas

Ufo Robot Goldrake arriva in Italia sì dal Giappone, ma facendo tappa prima in Francia, nazione dalla quale fu importato dalla RAI. I funzionari della TV di stato quando ricevettero il materiale su questa serie animata dai colleghi d’oltralpe, sul plico lessero la parola Atlas. Che in francese significa atlante/compendio/guida informativa e credettero facesse parte del titolo, intendendo quell’Atlas Ufo Robot (Guida a Ufo Robot) come il nome completo dell’opera. Ecco perché in Italia è storicamente conosciuto con quel nome. Che, nonostante tutto, appare magnifico e unico a suo modo soprattutto sulle copertine dei 45 giri. Il qui pro quo, tutto sommato, fu rimediato dal fatto che la RAI credette subito in Goldrake tanto che lo trasmise prima dei francesi.

I pro e i contro

Dopo la prima messa in onda di Goldrake non si fecero attendere le feroci critiche rivolte all’anime. Con, sugli scudi, due dei più grandi “intellettuali” italiani come Dario Fo e Alberto Bevilaqua. Il primo dichiarò: «Goldrake è l’angelo sterminatore, il vendicatore che si “sacrifica” per il povero uomo della strada (in fondo c’è dietro la stessa idea dei terroristi)». Non si capisce come mai una persona che si sacrifica per i poveri possa essere un terrorista. Il secondo, invece, ci andò giù ancora più pesantemente. «Killer, sì, più che robot il pugno rotante equivale al pugno di ferro; l’alabarda spaziale alla baionetta; il maglio perforante al manganello Goldrake è lo stadio che può precedere la droga vera e propria».

Gianni Rodari

Fortunatamente, non tutti si scagliarono con furia cieca contro Goldrake. Gianni Rodari, uno che “qualcosa” la sapeva di racconti e storie, nell’articolo intitolato “In difesa di Goldrake” difende il robot paragonandolo ad un Ercole. Metà uomo e metà macchina spaziale. Secondo Rodari i bambini non sono soggetti passivi di questi disegni animati. Perché sono in grado di rielaborare il materiale fantastico che la televisione propone loro nel gioco e nelle attività quotidiane.

Girl power Bia addicted!

Già concepito come anime destinato anche a un pubblico femminile, Goldrake vide il progressivo ingresso delle figure femminili. Venusia (Makiba Hikaru) prima e Maria (Grace Maria Fleed) poi, come ruolo attivo della serie ai comandi del Double Spacer e del Delfino Spaziale rispettivamente.
La figura di Maria fu introdotta perché, man mano che Venusia si ritagliava sempre più spazio, gli ascolti giapponesi diminuivano. Fu così che la produzione sostituì il character designer Kazuo Komatsubara con la coppia Shingo Araki e Michi Himeno. Avevano preso parte alla realizzazione dell’anime Bia la sfida della magia. Infatti Maria e Noa (amica/rivale di Bia) si somigliano tantissimo.

Il lampo di genio tutto italiano di Romano Malaspina

Nella versione giapponese dell’anime i personaggi, mentre usavano le armi, spingevano solo dei pulsanti o tiravano delle leve. Cosa che causò dei “tempi morti” durante il doppiaggio italiano con imbarazzanti silenzi.
Fu così che Romano Malaspina, mitico attore/doppiatore di Actarus, inventò termini come “Alabarda Spaziale”, “Maglio Perforante”, “Raggi Laser” e “Lame Rotanti”.

Figli delle stelle

Alcuni nomi dei personaggi italiani come Alcor, Venusia, Rigel, Mizar, Hydargos e Procton (adattamento di Procyon/Procione) sono tutti nomi di stelle/pianeti Come lo stesso nome di Actarus, modifica di Arturo, astro appartenente alla costellazione dell’Orsa Maggiore.

Goldrake e Gattaiger come Devilman

C’è una cosa che accomuna Ufo Robot Goldrake, Gatttaiger e Devilman.
Oltre ad essere figli dello stesso papà Go Nagai, Actarus e Akira (Devilman) condividono un altro particolare che li accomuna: gli occhi! Sebbene si scherzi sul fatto che le ciglia di Actarus sembrano essere infoltite a colpi di Rimmel, entrambi i protagonisti presentano un marcato tratto scuro. Che definisce in maniera netta la palpebra inferiore, accorgimento usato per sottolineare la natura non esattamente di origine umana dei due.

Goldrake un nome tutto italiano…o quasi

Non ci sono notizie certe riguardo al nome tutto italiano di Goldrake. Si pensa che forse sia derivato da uno strano mix tra Goldfinger e Mandrake, oppure la scelta del termine inglese Gold Drake (drago d’oro) forse suggerito dal fatto che si trattava di una produzione orientale. Tuttavia la versione ritenuta più verosimile si riferisce all’italianizzazione di Goldorak, nome dato dai francesi alla produzione. Certo che se pensiamo a Gattaiger un miglioramento c’è stato. Non solo stilistico ma anche “nominale”.

Nicoletta Artom, la persona a cui si deve tutto

Il responsabile televisivo che effettivamente portò UFO Robot Goldrake in Italia è Nicoletta Artom la quale visionò alcune sequenze di Gattaiger e Grendizer a una fiera di cartoons a Milano nel 1977 (Mifed).
La manager ne rimase così favorevolmente impressionata tanto da decidere di acquistarne i diritti. L’entusiasmo di Nicoletta Artom è evidente da quello che la manager disse al collega Sergio Trinchero riguardo alla “scoperta” di Goldrake: “Sergio, ho visto dei cartoni animati giapponesi… incredibili… una cosa nuovissima… mai vista… non si può dire nemmeno che siano di fantascienza! È un mondo di robot, pilotati da esseri umani. Che si trasformano. Volano. Uomini che diventano macchine… si dividono in due…”. Che dire, le saremo eternamente grati signora Artom!

Action Movie di Gattaiger

Poteva mancare l’action movie? No! Non solo perchè da Gattaiger nascerà poi il magnifico Goldrake ma perchè in Giappone si usa così. Il risultato? Beh. A voi lettori la sentenza. Io questa volta non mi esprimo…..

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