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Gundam alla cerimonia delle Olimpiadi

Organizzare i Giochi Olimpici non è stato semplice per gli organizzatori, e per la cultura giapponese, come ha scritto il quotidiano messicano elimparcial.com. Si tratta di avere le condizioni perfette degli stadi, delle palestre e delle residenze degli atleti, un enorme sforzo logistico, oltre a un’opportunità per mostrare la bellezza e i punti di forza del paese ospitante. Per “mostrare i muscoli”, il Giappone farà camminare durante la cerimonia di apertura un robot gigante, il Gundam prima serie, alto 18 metri e perfettamente funzionante (a parte le armi, per fortuna) che si muoverà tra gli atleti durante la cerimonia di apertura.

Il papà di Gundam

Il creatore di Gundam, Yoshiyuki Tomino, in occasione della fiera Anime Expo di New York nel 2002 ha pubblicamente ammesso che per il nome Char Aznable si è ispirato al cantante e cantautore francese Charles Aznavour. Il personaggio di Char si ispira inoltre alla leggendaria figura di Manfred von Richthofen, il Barone Rosso, così come il colore dei mobile suit utilizzati dall’ufficiale di Zion.

Quando tutto il Gundam era ancora un’idea

L’idea del mobile suit (“armatura mobile”) fu ispirata dal romanzo di fantascienza Fanteria dello spazio di Robert Heinlein, sebbene il resto della trama sia completamente diverso.

Charles Aznavour, nato a Parigi il 22 maggio 1924, nome d’arte di Chahnour Varinag Aznavurjan, è un cantautore ed attore cinematografico francese di origine armena. Noto con il soprannome di Charles Aznavoice, ma anche detto il “Frank Sinatra della Francia”, canta in cinque lingue e si è esibito in molte parti del mondo. Ha dato lustro alla Francia ed è stato insignito della Legion d’Onore. Ha portato al successo molte canzoni a partire dalla metà del XX secolo, quando fu scoperto e lanciato da Edith Piaf.

Il Barone rosso e Gundam

Il barone Manfred Albrecht (Freiherr) von Richthofen (2 maggio 1892 – 21 aprile 1918), fu un pilota da caccia tedesco che viene ricordato come un asso dell’aviazione. Più precisamente, come l’ asso degli assi. È una delle principali figure della prima guerra mondiale e l’appellativo che lo ha consegnato alla leggenda è quello di Barone rosso.

Il campionissimo

Talento puro dell’aviazione, vinse ben ottanta combattimenti aerei durante il conflitto 1915-1918 prima di essere abbattuto, appunto durante l’ennesimo combattimento aereo, sulle linee inglesi attestate nel dipartimento francese della Somme. Avrebbe compiuto, da lì a un mese, ventisei anni di età. Un caccia inglese lasciò cadere sul campo-base tedesco di Cappy il seguente messaggio. “Al corpo d’aviazione tedesco. Il cavaliere barone Manfred von Richtofen è stato ucciso in battaglia il 21 aprile 1918 e seppellito con tutti gli onori militari”. Quello che per i francesi era le diable rouge e per gli inglesi il cavaliere rosso (ma talvolta anche the red baron), nacque a Breslavia, Germania (ora Wroclaw, Polonia). Allo scoppio della Grande guerra, stanco del suo impegno in cavalleria, decise di entrare in aviazione dimostrandosi da subito un abilissimo pilota.

La storia

All’interno della Luftstreitkrafte fu decisivo il suo incontro con un altro grande aviatore Oswald Boelcke, che molto contribuì al suo futuro successo. Boelcke selezionò von Richthofen per il suo gruppo da combattimento Jagdstaffel, o JASTA 2. Il suo primo combattimento – vittorioso – avvenne sopra Cambrai, Francia, il 17 settembre 1916.Nel 1917 gli fu affidato il comando della Jasta 11, la squadriglia da caccia che in seguito sarebbe diventata nota come il Circo Volante in virtù dei vivaci colori che decoravano gli apparecchi. L’appellativo di Barone Rosso gli venne appunto dal fatto che molti degli aerei da lui pilotati erano completamente dipinti di rosso.

Gundam – Etimologia del nome

La serie Mobile Suit Gundam fu sviluppata principalmente da Yoshiyuki Tomino, insieme con un gruppo variabile di dipendenti Sunrise che utilizzava lo pseudonimo “Hajime Yadate”. La serie doveva essere inizialmente intitolata Freedom Fighter Gunboy o semplicemente Gunboy, perché il robot del titolo era armato con un fucile. Ed il bersaglio demografico del programma erano i giovani ragazzi. Nei primi stadi della produzione c’erano numerosi riferimenti alla parola Freedom. Per esempio la Base Bianca si chiamava in origine Freedom’s Fortress, il Core Fighter era il Freedom Wing  ed il Gunperry doveva essere il Freedom Cruiser.

Il gruppo Yadate combinò la parola inglese “Gun” con l’ultima sillaba di “Freedom”, per formare la parola “Gundom”. Tomino quindi la cambiò il nome in “Gundam” suggerendo che significasse un potere che impugna un fucile forte a sufficienza da trattenere i nemici, come una diga (in inglese “Dam”) trattiene le inondazioni.

Ispirazioni

L’idea del mobile suit (“armatura mobile”) fu ispirata dal romanzo di fantascienza Fanteria dello spazio di Robert Heinlein, sebbene il resto della trama sia completamente diverso.

Gundam Flop!

La serie non ottenne un grande successo alla sua prima trasmissione in madrepatria e venne in effetti cancellata prima del termine previsto. Originariamente avrebbe dovuto essere composta da 52 episodi e venne ridotta a 39 dagli sponsor dello spettacolo, tra cui l’originale licenziatario dei giocattoli abbinati alla serie. Fortunatamente la produzione riuscì a negoziare un mese di estensione e a terminare la serie con 43 episodi.
Le cose cambiarono completamente quando la Bandai ricevette la licenza per i mecha della serie. Con l’introduzione dei loro modelli la popolarità del programma iniziò ad aumentare: i modelli vendettero molto bene e il pubblico delle repliche della serie aumentò, così come quello degli spettatori dei film. Il pubblico si aspettava un’altra serie di super robot e si trovò invece di fronte al primo esempio di un nuovo genere, quello dei “real robot”. In maniera simile alla serie originale di Star Trek, la serie originale di Gundam non venne apprezzata dal pubblico, ma come Star Trek il suo successo andò crescendo, generando una massiccia franchise fantascientica, generando numerosi seguiti, modelli e videogiochi.

Gundam, il film di Hollywood

Ecco come è stato approvato il progetto Il lungometraggio hollywoodiano legato a Gundam. Prodotto dalla Legendary Pictures e Sunrise, avrebbe avuto il via libera per essere realizzato grazie a Pacific Rim 2. 2.  Il mondo dello spettacolo hollywoodiano guarda sempre di più a est per quanto riguarda film e serie tv. Per queste ultime sono in cantiere due serie legate rispettivamente a Cowboy Bebop e One Piece, prodotte entrambe da Marty Adelstein.

Il lungometraggio

Invece per quanto riguarda i lungometraggi, il nuovo grande progetto è quello di Gundam, live action prodotto da Sunrise e Legendary Pictures. Scopriamo insieme come questo progetto ha avuto il via libera grazie alle parole di Robert Napton di Legendary e Ken Iyadomi di Sunrise. Gundam: il progetto per il film iniziato grazie a Pacific Rim Napton e Iyadomi hanno parlato del progetto nel corso dell’evento Project Anime Industry occorso il 22 parzo a Tokyo. Napton ha cantato le lodi di Iyadomi – i due si conoscevano dal 1998, quando Napton lavorava alla Bandai – dicendo che sarebbe stato lui ad avere l’idea per il live action di Gundam.

Le difficoltà

Ma la co produzione tra Legendary e Sunrise non era facile da portare avanti: per questo ha contribuito il cameo del Gundam Unicorn in Pacific Rim: La Rivolta, che ha permesso alle due case di conoscersi meglio. L’accordo per questo progetto chiuso a giugno 2018 e c’è ancora molto tempo prima che le cose evolvano. Una cosa che si conosce già è lo sceneggiatore: Brian K. Vaughan. Gundam: l’anime storico La prima serie anime di Gundam risale al 1979 e molti che l’hanno vista si sono innamorati del mitico robottone pilotato da Amuro Ray. Mobile Suit Gundam, questo il titolo, fu la prima serie anime a raccontare l’utilizzo bellico e strategico delle varie unità Mobile Suit lanciando in questo modo il filone dei “Real robot”. Mai prima era uscita una serie anime di questo tipo. Infatti il monopolio degli anime con mecha era delle mitiche creazioni di Go Nagai, che avevano spopolato anche in Italia, ma che raccontavano di mecha invicibili, ma molto inverosimili. La forza di Gundam fu di rendere credibili le situazioni all’interno degli anime con mecha. Chissà se in questo live-action si adotterà lo stesso principio.

Perché nessuno ce la fa contro Gundam

Era il 1980 quando una televisione privata italiana, Telemontecarlo (TMC), iniziò a trasmettere Mobile Suit Gundam (da noi tradotto come “Gundam il guerriero mobile”), ovvero l’anime ideato da Yoshiyuki Tomino insieme al gruppo creativo della Sunrise un anno prima.

La previsione di Tomino sul Gundam

Tomino aveva previsto che la saga fosse articolata su 52 puntate. Venne però deciso di terminarla alla numero 39, a causa dei bassi ascolti. La produzione riuscì a negoziare altri quattro episodi (per un totale di 43) che diedero un senso comunque compiuto al racconto del robot Gundam e della Base Bianca. I quarantatré episodi della serie trasmessi in Italia solo in parte. Saltarono i numero 30, 33, 39 e 40. E poi, a causa di problemi di diritti mai completamente acquisiti, la serie ritrasmessa più o meno illegalmente nei successivi venti anni. Sino ad arrivare alla seconda edizione messa in onda da Italia 1 nel 2004 con un nuovo doppiaggio filologicamente corretto (Peter Rei diventa Amuro Ray, come in originale). E soprattutto imposto come condizione da Tomino in persona. Unica concessione dell’autore al folklore italiano. La pronuncia in italiano rimane uguale a come si scrive, cioè “gundam” e non “gandam”. Come nel resto del mondo.

I dettagli

Non è un dettaglio da poco, perché i giapponesi traslitterano in alfabeto fonetico la pronuncia e non la grafia delle parole straniere, tanto che Mobile Suit Gundam sarebbe in realtà tradotto e pronunciato alla giapponese: Kidō senshi Gandamu (機動戦士ガンダム, per chi si diletta con la yamatologia e ha un browser che supporta Unicode). Veniamo al motivo per cui si parla di Gundam. Sono 38 anni esatti che la serie è andata in onda in Giappone. Fu uno shock là come lo fu da noi. Ci si aspettavano i robottoni alla Go Nagai (Goldrake, Mazinga e Jeeg, per intenderci) e invece venne fuori qualcosa di molto diverso, cupo, ma anche tecnicamente sostenibile. Un futuro drammatico, composto da due elementi tecnologici e due elementi psicologici che si rivelarono rivoluzionari.

Teoria e tecnica di Gundam

Partiamo da quelli psicologici. Con il primo: non c’è solo il bianco e il nero, esiste anche il grigio. Anzi, predomina: buoni e cattivi sono da entrambi i lati della barricata, non solo dalla parte dei nemici. La cifra postmoderna della narrazione di Tomino si sposa anche con il suo accentuato realismo: i robot si rompono, finiscono i colpi, non funzionano, e dopo ogni combattimento ci vuole un sacco di tempo per rimetterli in ordine. L’orrore della guerra assume una dimensione realistica tremenda per una generazione di bambini dai 5 ai 10 anni. Niente mostri dallo spazio, perché i veri mostri siamo noi.

Secondo dato psicologico: il potere della mente. I new type. Perché, come ogni buona serie di fantascienza o fantasy nipponica, c’è una componente più escatologica, che tratta cioè dei destini ultimi dell’uomo e dell’universo. E la prima serie di Gundam presenta questo tema mettendo al centro il prossimo passo dell’evoluzione dell’umanità. La fusione tra l’uomo e la macchina. Il passaggio a una nuova dimensione spirituale dell’essere. Insomma, c’è speranza, ma solo andando al di là della nostra natura umana. Anche qui, il grigio.

Gli elementi tecnologici

E poi ci sono i due elementi tecnologici, che rendono la narrazione fantascientifica ancora più potente e realistica, e che mi interessano di più. Il primo è il cilindro di O’Neill. Nei punti di Lagrange attorno alla Terra orbitano centinaia di isole spaziali. Giganteschi cilindri chiamati “Side” che sono habitat per consentire di smaltire la sovrappopolazione della Terra. Una sovrappopolazione in realtà destinata a durare poco: allo scoppio dello scontro tra il Principato di Zeon (gli abitanti del Side più lontano, che si erano resi indipendenti e volevano liberarsi dal potere della Federazione Terrestre, per la quale combattono i nostri “buoni”) si comincia facendo cascare un Side sull’Australia.

La fortuna della sigla

Fu un discreto disastro, che la sigla della serie mostra ogni volta con drammatica puntualità, generando ansia, paura. Un po’ come la Terra in fiamme di Conan il ragazzo del futuro di Miyazaki, ma senza poi la barca con lui e Lana che veleggiano felici. Quest’altra Terra, probabilmente, non si può proprio salvare. I cilindri di O’Neill però sono una cosa seria, non una goliardata nipponica. Li aveva pensati e presentati al pubblico nel 1977, con il suo saggio The High Frontier: Human Colonies in Space, uno dei più straordinari (e meno celebrati) scienziati americani di questo secolo. Si tratta di giganteschi cilindri ruotanti (per avere gravità sulle pareti interne) che ospitano terreni coltivabili e un ecosistema capace di sostenersi da solo. Colonizzazione, vita nello spazio.

L’idea di Tomino

Per il giapponese i Side erano il teatro perfetto per mettere in scena un dramma di guerra in cui gli aspetti più crudeli e cruenti della natura umana potessero emergere. Dopotutto, la generazione di Tomino (nato nel 1941) è quella che è stata testimone dell’annichilazione del Giappone, della fine degli Dei (l’Imperatore che si confessa umano e fallibile, peraltro arrendendosi) e del primo e per adesso unico doppio bombardamento atomico della storia. Basta molto meno per travolgere con il pessimismo qualsiasi visione del futuro.

L’eroe

Quel che serviva a Tomino, però, era un eroe. E questo, secondo elemento tecnologico e intuizione fortunata dell’autore, è il Gundam. Gli Zaku. E tutti gli altri robot antropomorfi che poi vedremo moltiplicarsi quasi all’infinito durante le infinite ripartenze della saga di Gundam: sia nel filone originario Universal Century che nelle versioni espanse, nei “gaiden” (le “biografie alternative”, o storie parallele), nei reboot e in chissà cosa d’altro. Il robot per essere più realistico non nasce come robot (sennò non ci sarebbe bisogno di un pilota) e neanche come veicolo, bensì come vera e propria armatura. Una armatura mobile, per essere precisi, cioè una sorta di esoscheletro meccanico che ha un preciso punto di ispirazione per Tomino e i suoi: questa volta Robert A. Heinlein, uno degli scrittori di fantascienza più singolari della neanche troppo breve storia del genere.

Verso e oltre Fanteria dello spazio

Il punto di ispirazione, dicono i giapponesi, è Fanteria dello spazio (Starship troopers), romanzone in odore di “fascismo” che è una delle opere portanti di Heinlein assieme a Straniero in terra straniera (invece opera utopica e dichiaratamente hippie, una sorta di Hairs della fantascienza). Dentro Fanteria Heinlein costruisce una società militarizzata che combatte contro una specie aliena che ha quasi annientato il pianeta Terra. Visto dalla prospettiva di un fante della divisione meccanizzata dello spazio (nella pubblicazione su rivista era stato serializzato come Starship soldier), segue in presa diretta l’avventura di Juan “Johnnie” Rico negli anni della guerra contro gli aracnoidi che avevano aggredito la Terra.

Romanzo o formazione?

È un romanzo militare ma è anche un romanzo di formazione, che fa in qualche modo da contraltare a Straniero in terra straniera. Mentre quest’ultimo è un romanzo-fiume che racconta le vicende di un ragazzo allevato dai marziani che torna sulla Terra con poteri messianici e completamente svincolato dalla morale nostrana. Costruendo un culto-religione basato letteralmente sull’amore e sul sesso, Fanteria dello spazio è costruito su una società in cui solo i veri cittadini (quelli che partecipano al Servizio) hanno diritto di prendere decisioni importanti e amministrare la giustizia (tutti gli altri però godono di libertà di ogni genere, da quella di parola a quella sessuale).

Da un libro a un Anime

Come le due metà della mela, o di un cervello che arrancava tra il 1958 e il 1960 per portare a termine i suoi due romanzi più noti che corrono paralleli sulla scrivania dello scrittore, sia Fanteria che Straniero sono due romanzi anticonvenzionali, ricchi di inventiva, personaggi affascinanti, situazioni ben pensate. Fanteria dello spazio tradotto in film negli anni Novanta da Paul Verhoeven con un certo successo (ci sono anche due seguiti, praticamente rimasti invisibili), tralasciando però uno degli snodi principali. È quello relativo alle “tute potenziate”, i mobile suit che poi Tomino farà suoi.

Gundam, l’icona e il suo commercio

Poi, Gundam diventa altro. Il successo del merchandising fa capire in Giappone e nel mondo che la serie ha potenziali enormi. E, per un caso quasi paradossale, diventa il più grande successo di sempre. Le serie si moltiplicano, la storia fondante dell’universo di Gundam, quella del primo anime, raccontata da Tomino in tre brevi libri (orrendi e quasi illeggibili, pubblicati anche in Italia) che poi ripartono in decine di spin-off, rivisitazioni, universi paralleli, e che si trasforma da Universal Century in una nuova Cosmic Era.

Le citazione in Gundam

Gundam è una macchina delle citazioni interne, praticamente un sistema coerente dotato di una sua piccola macchina dei generi capace di creare serie su serie, libri, manga, anime, videogiochi, giochi fisici, modelli, giochi da tavolo, accessori vari. Addirittura un bestione di 18 metri, il mock-up in scala 1 a 1 del RX–78–2, parcheggiato nella piazzeta di Odaiba. L’isola davanti alla baia di Tokyo e parco dei divertimenti elettronici della megalopoli giapponese.

I figli

Nonostante ci siano decine di “figli di Gundam” per così dire (da Patlabor a tutto Ghost in the Shell, ad esempio), la dimensione e la densità del fenomeno M.S. Gundam è tale che è quasi inutile distaccarsene. Manca probabilmente solo la riproposizione della Guerra di Un Anno in forma di campagna live, con tanto di figuranti, sulla falsariga delle battaglie della Guerra civile americana o della Secessione. Tutto il resto è già stato tentato e, più o meno, fatto. Gundam oggi riassume visioni molteplici e anche molto lontane tra loro. I personaggi cambiano, entra anche la magia, i quattro presupposti psicologici e tecnici che indicavo sopra evaporano. Superati, riletti, riscritti.

Il modellismo del Gundam

Se volete provare a entrare anche solo parzialmente nel mondo di Gundam, potete cimentarvi con il modellismo (che se non altro rende tridimensionale l’esperienza del Gundam e dei suoi avversari, facendone apprezzare la prima causa del suo successo e la finezza del design tecnologico dei suoi mobile suit) oppure potete cercare tra le pieghe del fiume delle scanlation l’ansa poderosa di Gundam e delle sue oltre 50 – ho detto bene: cinquanta – serie manga diverse. C’è da leggere sino alla pensione (che, per un giovane d’oggi, è un obiettivo praticamente irraggiungibile).

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