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Hurricane Polimar. Altro che Power Rangers

Hurricane Polimar è un anime giapponese degli anni settanta prodotto dalla Tatsunoko. La serie animata è stato creata da Tatsuo Yoshida, che aveva prodotto altre serie della Tatsunoko. Altre traduzioni del nome includono Hurricane Polymer e Hariken Polymar (scritto usando kanji giapponesi). Il personaggio è l’identità segreta di Takeshi Yoroi. Un remake è stato pubblicato in Giappone nel 1996.

Trama

Il giovane Takeshi Onikawara, un ragazzo all’apparenza goffo e scansafatiche, entra in possesso del polimet, uno speciale casco che riveste chi lo indossa di un polimero pressoché indistruttibile, consentendo anche di trasformarsi in diversi veicoli (aereo, sottomarino, ecc.). Le trasformazioni, però, possono avere una durata massima di 46 minuti e 1 secondo, superati i quali avviene la morte di chi indossa il casco. Il ragazzo, in disaccordo con il padre (capo dell’Interpol), riceve in dono il polimet dal suo inventore – uno scienziato ucciso da una banda di criminali – e, dopo essersi addestrato nel suo utilizzo, cambia il suo cognome in Yoroi e passa a lavorare come assistente di Joe Kuruma, un investigatore privato da quattro soldi. Kuruma opera con lo pseudonimo di Sherlock Holmes Jr., assistito dalla propria segretaria Teru e da un cane San Bernardo di nome Barone. Grazie all’uso del polimet, Takeshi riuscirà a risolvere qualunque caso, diventando così Hurricane Polimar (nella versione in inglese Hurricane Polymar). Indossa un abito speciale che gli consente di combattere il crimine. La tuta è realizzata in polimero a memoria di forma che gli consente di assumere qualsiasi forma, compresa la trasformazione in 5 diversi veicoli.

7 cose che forse non sapevate su Hurricane Polimar

Dopo aver parlato di Kyashan, non potevamo che affrontare il discorso Hurricane Polimar, la serie immediatamente successiva nel filone dei super-eroi Tatsunoko. Apparentemente così simile, eppure così diversa rispetto alle storie del ragazzo androide. Ecco allora sette curiosità anche su Hurricane Polimar. E l’articolo non sparirà dopo 46 minuti e 1 secondo.

1. Barone e il segreto di Hurricane Polimar

I drammi familiari e le sfighe di Kyashan, ereditate da ranocchi e burattini per una questione di palinsesti, non abitano più qui. Quando Hariken Porimā – traslitterato in Hurricane Polymar in inglese e Polimar da noi – va in onda per la prima volta su NET, l’odierna TV Asahi, è il 4 ottobre del ’74 e sono passati solo pochi mesi dalla fine di Kyashan. Ma la storia di questo ragazzo, Takeshi, che si imbatte nel casco polimet, grazie al quale si viene panati da uno speciale polimero, è anni luce lontana da quella del suo predecessore: allegra, solare, coloratissima a partire dai vestiti orrendi dei protagonisti, con tanti siparietti comici e comprimari a tema. Come Teru, segretaria innamorata di Polimar, come l’imbranato detective vestito da gangster del proibizionismo, Joe Kuruma, e come Barone, il cane di Takeshi e l’unico a conoscere il suo segreto. Segreto che Barone svelerà nell’ultimo episodio, facendo scoprire a tutti l’identità segreta del suo padrone, dopo avergli lanciato il casco per farlo trasformare. Sì, c’era da salvargli la buccia, ma vatti a fidare dei San Bernardo. Poi grazie che King ha scritto Cujo. Hurricane Polimar va in onda per soli 26 episodi, arrivati in Italia su Antenna Nord già nel ’79, prima di passare su Rete 4 due anni più tardi.

2. Super Bruce Lee

Le fonti di ispirazione a cui si guarda nel creare Polimar sono due, appartenenti a due angoli diversi e complementari dell’immaginario anni 70. Innanzitutto i super-eroi, certo, come per GatchamanKyashan e Tekkaman, anche se qui non si tratta esclusivamente di una questione di look, di mantelli e simboli pettorali. Takeshi fa di tutto per sembrare goffo e impacciato con i suoi colleghi dell’agenzia investigativa di Kuruma, per celare meglio la sua doppia vita. Un tratto presente già nel Naoto de L’Uomo Tigre, certo, ma che qui, visto soprattutto il contesto, strizza entrambi gli occhi palesemente al Clark Kent di Superman. Il boss di Tatsunoko, Tatsuo Yoshida, vuole però che questo nuovo eroe incorpori anche qualcosa di Bruce Lee, perché anche in Giappone I 3 dell’Operazione Drago (Enter the Dragon) aveva riscosso l’anno prima un grande successo e Polimar è un eroe abilissimo nelle arti marziali, appunto. Detto fatto: Takeshi ha esattamente la stessa faccia di Bruce Lee.

3. “il senso di giustizia mi chiama ovunque nel mondo ci siano dei malvagi”

E questa era la frase che Polimar pronunciava ogni volta, prima di menare qualcuno. Il senso del design, soprattutto di elementi meccanici, porterà invece il giovane Kunio Okawara, all’epoca ventisettenne, a diventare il primo “mecha designer” della storia dell’animazione nipponica. In quella grande fucina di talenti che sono gli anni gloriosi della Tatsunoko, Okawara si occupa insieme a Mitsuki Nakamura di progettare le varie trasformazioni del protagonista, in grado di diventare grazie al suo casco un jet, un sottomarino, un carro armato/trivella, uno schiacciasassi o una monoposto da Formula 1. Ma solo per un massimo di 46 minuti e 1 secondo, se no poi muore. E mi raccomando il secondo. Cinque anni dopo, Okawara passerà alla storia della cultura pop planetaria creando i mobile suit di Gundam. Suoi sono i design anche di altri robottoni classici, come Daitarn 3 e Daikengo.

4. Ban ban ban ban zuun ba ban! 

Hurricane Polimar fa parte di un selezionato lotto di anime che sulle reti private dell’Italia dei primi anni 80, ancora non sottoposte a terraformazione daveniana, conservarono le loro sigle originali. La memorabile Tatakae! Polymar (Combatti! Polimar) di testa era scritta dal solito, incommensurabile Shunsuke Kikuchi e cantata (come quella di coda) da Isao Sasaki. Cantante giapponese classe ’42, Sasaki è celebre anche per Uchū Senkan Yamato, l’indimenticabile sigla de La corazzata Yamato, riarrangiata in tempi recenti per il fortunato remake Star Blazers 2199 e canzone definitiva, insieme all’opening di Evangelion, per il karaoke alcolico dei nerd italiani in vacanza a Tokyo.

5. E parlando di remake… Hurricane Polimar Holy Blood

Tra il ’96 e il ’97, Tatsunoko realizza l’OAV in due parti Shin Hurricane Polimar (aka New Hurricane Polymar o Hurricane Polymar: Holy Blood). Un remake breve e dalla storia piuttosto diversa, in cui gli antagonisti sono degli esseri anfibi simili a squali. Visivamente interessante, nonostante la storia scorra via troppo velocemente: le animazioni sono state affidate a Masahiro Ando, animatore chiave di serie come Cowboy Bebop e regista di Fullmetal Alchemist. Avrebbe dovuto essere completato da una terza uscita. Che però non è mai stata realizzata.

6. Lotta di class…ici con Hurricane Polimar

Reparto comparsate: Polimar è apparso nel secondo OAV cross-over Time Bokan – Le macchine del tempo, nel ’94, e in vari videogiochi dedicati agli eroi Tatsunoko, come il picchiaduro a incontri per PlayStation Tatsunoko Fight (2000) e quello per Nintendo Wii Tatsunoko vs. Capcom (2008). C’è poi Infini-T Force, un manga – pubblicato in Italia da J-Pop – che propone un altro cross-over degli eroi Tatsunoko di Gatchaman (Ken l’Aquila), Tekkaman, Kyashan e Hurricane Polimar. Dal fumetto è stato tratto nel 2017 un anime in 12 puntate in computer grafica, visibile in streaming sulla piattaforma vvvvid, dove è presente anche la serie originale di Polimar.

7. Hurricane Polimar! Per te è finita!

E un film live action, di quelli che non piacciono quasi mai a nessuno, non glielo vogliamo dare pure a Polimar? Ma infatti. Se no pare brutto. Uscito nel maggio del 2017 e diretto da Koichi Sakamoto – un ex stuntman cresciuto a Jackie Chan e Super Sentai, fino a diventare coordinatore dei cascatori e poi regista di varie serie dei Rangers e dei Kamen Rider. Non sorprende che sembri in tutto e per tutto una puntata lunga di un telefilm tokusatsu.

E ok, ora siete ufficialmente autorizzati a cantare la sigla originale a squarcia gola. Gesticolando sul PANCHI! PANCHI! PANCHI!

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