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4 aprile 78. Arriva Goldrake

Giusto ieri , 4 aprile 1978, è stata una data fondamentale per la TV italiana. Alle 18.45 su Rai2 andava in onda la prima puntata di un anime che avrebbe cambiato la storia dell’animazione: Goldrake. Ci sembra giusto festeggiarlo riproponendo un articolo uscito l’anno scorso. Dalla colonna sonora da un milione di copie vendute, alla voce romantica di Romano Malaspina, alla feroce polemica dei primi anni sui misteri di Goldrake.

La storia

Da quel lontano 4 aprile del 1978, quando fu trasmesso per la prima volta sulla Rete 2 (oggi RAI 2), il mitico Ufo Robot-Goldrake ha cresciuto tantissimi di noi. Da adolescenti, quando eravamo forse già troppo grandi per i cartoni animati, ci ha accompagnato persino in discoteca. Vi proponiamo quindi alcune curiosità sul nostro Ufo Robot preferito, che forse non sapevate o non ricordate più.

Due brani musicali indimenticabili

Parlando di musica, Goldrake si fa ricordare per due brani veramente indimenticabili, scritti entrambi nel 1978 da Luigi Albertelli su musica e arrangiamento di Vincenzo Tempera, Ares Tavolazzi e Massimo Luca. Il brano “Ufo Robot”, sigla di apertura degli episodi, ebbe un tale successo di pubblico da vendere oltre un milione di copie, raggiungendo il quarto posto dei singoli più venduti nel 1978, mentre la sigla di chiusura “Goldrake” si piazzò al settimo. I due brani entrarono poi a far parte di un LP che conteneva altri 8 brani, alla cui realizzazione collaborò anche un giovane Fabio Concato.

La voce eroica e romantica di Romano Malaspina

Goldrake entrò nei cuori degli italiani anche grazie alla voce calda ed espressiva di Romano Malaspina, al quale fu affidato il doppiaggio di Actarus (in originale Duke Fleeth) protagonista e pilota del robot. Forse non tutti sanno che fu proprio di Malspina l’idea (che fece scuola per tutti i doppiatori del genere) di “gridare” il nome delle armi usate da Goldrake nei combattimenti. La voce di Malaspina contribuì inoltre a fare di Actarus un eroe romantico, che riuscì a conquistare anche una buona fetta di pubblico femminile.

La donna che scoprì Goldrake

Nicoletta Artom Mencucci. Forse a molti questo nome non dirà molto, ma si tratta della donna (scomparsa purtroppo nel maggio 2018) alla quale chi è cresciuto col mito di GOLDRAKE deve davvero tutto. Si tratta della storica dirigente RAI che nel novembre del 1977 visionò alcune sequenze del cartone animato al MIFED (Mercato Internazionale del Film e del Documentario) di Milano, rimanendone colpita al punto da decidere di acquistarne immediatamente i diritti. “Ho visto dei cartoni animati giapponesi… incredibili… una cosa nuovissima… mai vista… non si può dire nemmeno che siano di fantascienza!”. Con queste parole descrisse al collega Sergio Trinchero, con cui all’epoca era curatrice del programma “Gli eroi di cartone”, le sue emozioni a caldo. Esattamente ciò che tutti noi abbiamo provato la prima volta che abbiamo incontrato il mitico Ufo Robot. 

Un errore di traduzione che ha fatto storia

Perché i più grandicelli di noi se lo ricordano come “Atlas Ufo Robot”? Sembra un nome affascinante ma in realtà deriva da un semplice errore da parte dei curatori dell’edizione italiana, i cui diritti venero acquistati non direttamente dal Giappone ma dalla Francia. Pare che una delle sceneggiature inviate d’Oltralpe recasse la dicitura “atlas” che in francese significa semplicemente “manuale/guida”. Il resto è storia.

Ma come si chiama davvero?

Non vi spaventate ma anche il nome Goldrake non è corretto, dato che l’originale giapponese si chiamava “Grendizer”. In Francia lo avevano chiamato Goldoràk e qui da noi è stato poi trasformato in Goldrake, forse fondendo creativamente il nome Goldfinger (storico nemico di 007) e Mandrake, il carismatico mago/illusionista made in USA le cui avventure a fumetti spopolavano in Italia fin dagli anni Trenta. Curiosamente, nel 1966 era stato realizzato in Italia un fumetto che si intitolava proprio “Goldrake, l’agente playboy”.  In realtà non c’è nulla di certo sull’origine di questo nome ma qui in Italia Ufo Robot è e rimarrà per sempre Goldrake

Goldrake e i suoi fratelli d’acciaio

Goldrake è il primo robottone giapponese sbarcato in Italia ma non il primo in assoluto. In realtà era il terzo gigante d’acciaio ideato dal maestro Go Nagai, che aveva già realizzato il Mazinga Z nel 1972 e il Grande Mazinga nel 1974 (mentre Goldrake è del ’75).  A tornare davvero alle origini, però, il primo in assoluto è Tetsujin 28-go (“L’uomo di ferro 28”) che risale addirittura al 1963 (anno in cui la Disney sfornava  il suo diciottesimo lungometraggio animato, “La spada nella Roccia”).

Polemiche infuocate

Goldrake rivoluzionò il modo di guardare la televisione da parte dei più piccoli e questo, naturalmente, scatenò l’ira di genitori e benpensanti. Già pochi giorni dopo la prima messa in onda, in Emilia Romagna si scatenò la cosiddetta “Crociata di Imola”: 600 famiglie firmarono una petizione per far interrompere la trasmissione e fu persino proposta un’interrogazione parlamentare. In difesa di Goldrake invece si levò lo scrittore Gianni Rodari che lo descrisse come un “Ercole moderno metà uomo metà macchina in grado di combattere i cattivi per salvare la Terra”.

Un mito che non muore mai

Nel 2018 Atlas Ufo Robot ha festeggiato in pompa magna i suoi 40 anni, ricevendo omaggi non solo da appassionati e nostalgici ma anche dalle principali testate giornalistiche e dai telegiornali. Ma Goldrake non è solo un mito da ricordare, bensì un’icona che negli anni non è mai scomparsa dalla scena, grazie sia a un merchandising spesso spregiudicato (giocattoli, libri di illustrazione, fumetti, videogames, magliette e gadget a non finire) sia anche agli omaggi, più sinceri, di videomaker indipendenti, tra cui diverse rivisitazioni in 3D realizzate proprio qui in Italia. Tanto che poi in Giappone si sono decisi nel 2015 a produrre un remake ufficiale, più moderno nello stile ma che non ha certo l’appeal dell’originale.

Altri misteri

Non ne avete abbastanza? Cercate una dieta per restare giovani? Semplice, mangiate libri di cibernetica ed insalata di matematica.Lo insegna Actarus insieme al robottone più amato dagli italiani: UfoRobot Goldrake!

Gli altri misteri su Goldrake

Ormai lo sanno pure i sassi, il vero nome di Actarus è Duke Fleed -Daisuke per gli amici terrestri- ed il suo portentoso robot è l’Ufo Robot Grendizer. Arrivato in Italia come Atlas Ufo Robot Goldrake, dobbiamo il titolo errato all’averlo importato dalla Francia non sapendo che “Atlas” non facesse parte del nome…ma della guida informativa della TV parigina.

L’arrivo su Rai2

Per essere ancor più precisi, su Rai2 fu presentato con: “Buonasera con… Superman -Atlas Ufo Robot”. Anche se nella sua messa in onda mancava qualche episodio -chi è cresciuto con i cartoni animati in TV come me lo ricorda bene- Goldrake non fu mai considerato un cartone animato per bambini.

Al pari di altri grandi classici come Lady Oscar, venne considerato letteralmente un “film animato per tutti” e trasmesso durante la fascia oraria dedicata alle Telenovelas. Ed oggi assistiamo a discussioni tra Otaku e non sul perché opere per adolescenti siano per adulti.

I misteri svelati sulla nascita

Anche se pochi lo accettano -dato il grande amore che nutrono per Goldrake- non era intenzione di Go Nagai crearlo. Fu spinto dai colleghi a sfruttare il fenomeno degli U.F.O. che tanto impazziva in America per ottenere più consensi anche in occidente. Non a caso, Goldrake è il più amato in occidente dei suoi Mecha, mentre in Giappone impazziscono ancora oggi per Getter Robot e Mazinger Z.

I misteri sui Vegani

Sapevate che non furono solo i Vegani -dell’impero di Vega- i suoi acerrimi nemici?

Molti genitori, all’arrivo della seconda serie, si levarono contro la violenza dell’opera. In verità non fu la prima volta che un’opera di Go Nagai fu bersagliata da critiche. Mao Dante per la sua storia. Devilman per la sua violenza. Mazinger Z per i temi di guerra che trattava. Ma mai come con Goldrake la gente si sbagliò. Lo stesso Dario Fo si pronunciò contro l’opera dicendo: “Goldrake è l’angelo sterminatore, il vendicatore che si ‘sacrifica’ per il povero uomo della strada (in fondo c’è dietro la stessa idea dei terroristi)”. Mentre Alberto Bevilacqua sentenziò: “il pugno rotante equivale al pugno di ferro; l’alabarda spaziale alla baionetta; il maglio perforante al manganello […] Goldrake è lo stadio che può precedere la droga vera e propria.”

I misteri dei poemi cavallereschi

Ufo Robot Goldrake trae ispirazione dai poemi cavallereschi. Basta analizzare la sua storia per capirlo. Un principe viene “tronizzato” da un impero nemico. Rimane solo, cresce da povero facendo lavori umili -in fattoria- e si dedica a proteggere la sua nuova patria dall’invasore innamorandosi di una popolana. Solo che invece del cavallo ha l’U.F.O. ed al posto della spada l’Alabarda Spaziale.

Rodari a difesa

Lo Scrittore Gianni Rodari fu un grande sostenitore di Goldrake.

Quando il cartone animato fu sotto attacco lui si trovò in prima linea per difenderlo affermando: “Cerchiamo di far parlare i bambini di questo Ercole moderno. Il vecchio Ercole era metà uomo e metà dio, questo in pratica è metà uomo e metà macchina spaziale, ma è lo stesso: ogni volta ha una grande impresa da affrontare, l’affronta e la supera. Cosa c’è di moralmente degenere rispetto ai miti di Ercole?”

I misteri di Koji

Anche se a pilotare Goldrake fu Actarus, il nostro principe conosce poco la sua macchina. A studiarlo ci pensò Koji Kabuto che comparirà nella saga come spalla per legarlo alla trilogia dei Mazinger. Koji -in viaggio di studi negli U.S.A.- non solo si occuperà di contribuire alle riparazioni del portentoso Robot, ma svilupperà studi sulla tecnologia Fleed e Vegana. Costruirà un U.F.O. che porterà come tesi di laura per l’esame finale di Ingegneria Meccanica e costruirà i supporti aerei che potenzieranno lo stesso Goldrake nel corso della storia.

I dettagli

A causa della conclusione “drastica” del Grande Mazinga – dove i più piccoli videro morire molti dei loro eroi e videro menomato lo stesso Tetsuya- la Toei si precipitò nella creazione di Goldrake. Anche per questo si volle sfruttare il fenome U.F.O. per trovare nuovi ascolti. Che le opere di Go Nagai non finiscano bene è risaputo, ma questo portò qualche piccolo errore nelle animazioni. Cose di poco conto. Ma i puristi si lamentarono nel veder uscire Goldrake dal suo supporto volante dal retro invece che dal davanti e nel primo episodio lo si vede volar via senza (cosa per lui impossibile). Sono dettagli così importanti guardando un cartone animato su di un principe che combatte a bordo di un robot?

La famiglia di Goldrake

Una delle grandi novità introdotte dalla serie fu il ruolo attivo di due donne in un contesto di guerra. Prima Venusia e poi Maria fecero vedere che anche le donne possono combattere al fianco dell’eroe maschile con la stessa fierezza.

Questo non piacque al popolo giapponese ed a causa di questo ci fu un drastico calo degli ascolti nel paese del sol levante. Perché i giapponesi non sono sessisti… no no! Lo dimostrano oggi tutte le “WAIFU” tettone minorenni con poteri eccezionali che uccidono qualunque cosa gli si pari di fronte.

I misteri delle armi

Come Mazinger Z, Great Mazinger, Getter Robot e Jeeg Robot, anche Goldrake ha bisogno di un comando vocale per attivare le sue poderosi armi. Misteri del doppiaggio. Non sapendo come “nominare” molti degli attacchi, lo staff si affidò a Romano Malaspina, il doppiatore storico di Actarus, che ne inventò i nomi. In alcuni episodi infatti il nome è diverso perchè stavano “testando” l’effetto che aveva sul pubblico.

Il successo della sigla

Inutile dire come la sua sigla sia conosciuta e cantata ancora oggi. Misteri? Ma sapevate che i suoi 33 e 45 giri hanno venduto milioni di copie? Il nostro UFO ROBOT GOLDRAKE è stato quindi anche disco di platino! Cosa si potrebbe aggiungere su Goldrake? Ancora oggi è uno dei cartoni animati più amati. I più grandi, o i nostri genitori, ancora oggi ripensano a lui con nostalgia ed ancora oggi cantiamo a squarcia gola la sua sigla. Facciamo gli auguri al principe dello spazio che è entrato nel cuore di noi italiani da oltre 40 anni.

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