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Mila e Shiro, gli insegnamenti

Ha fatto venire voglia di “alzare e schiacciare la palla” a un’intera generazione: Mila Hazuki, icona dei cartoni animati degli ’80, è stata un modello ispiratore per molte ragioni. Che vi elenchiamo oggi, a oltre 30 anni dalla sua fine

Lo spokon di Mila

Assieme a Mimì Ayuhara, Mila Hazuki è stato il personaggio femminile dei cartoni animati più “motivazionale” dell’infanzia di molti. Il 21 giugno 1985, 35 anni fa, si concludeva in Giappone uno degli spokon (i manga e gli anime a tema sportivo) più seguiti di sempre. Alla stregua di Holly e Benji, il cartone animato incentrato sulla studentessa nipponica che vuole entrare nella nazionale di pallavolo e diventare campionessa delle Olimpiadi di Seoul del 1988, è un classico per la generazione cresciuta negli ’80.

 Mila e Shiro, due cuori nella pallavolosfrutta in Italia il successo precedente di Mimì e la Nazionale di pallavolo, altro cartone incentrato su alunne appassionate di questa disciplina, seppur adottando un registro più leggero. Ecco con quali insegnamenti ci ha formato Mila (in originale Yu, mentre il titolo del manga è Attacker Yu!) – con il suo grido di battaglia: Attack! –, ispirandoci e istruendoci più di qualsiasi altro metodo educativo tradizionale.

Mila pensa positivo

Chi ha seguito le peripezie di Mimì, probabilmente, lo avrà fatto con orrore ogni qualvolta ha assistito agli allenamenti masochisti della ragazzina. Come chiunque cresciuto a pane e cartone sa, nella cultura nipponica sono fortemente radicati il principio del sacrificio e quello del dovere, che nel caso di Mimì erano portati alle estreme conseguenze. Nei cartone giapponesi era accettabile allenarsi a ricevere la palla con le catene ai polsi fino a sanguinare, e lasciarsi menare da couch esaltati (qui, a dire la verità, non siamo lontanissimi dalla realtà, chi scrive rammenta un insegnante di danza che correggeva le posizioni a bastonate sui piedi), ricordatevelo!

Se la stoica Mimì non era esattamente un modello da imitare, Mila e le sue compagne hanno il pregio di essere state le portatrici sane di un messaggio altrettanto sano di competizione fondato sulla forza di volontà, il pensiero positivo, l’auto-incoraggiamento e l’autodisciplina. Grazie a loro, le scuole dell’obbligo nostrane hanno pullulato per un decennio di fanatiche della pallavolo dai solidi principi.

Dai un nome al tuo colpo

L’indomabile Mimì Ayuhara assegnava nomi fantasiosi alle proprie schiacciate e battute, come la mitica “Goccia di ciclone”. In seguito, che fossero esaltati sportivicolorate maghetteeredi di scuole sacre di arti marzialiguerriere vestite alla marinaretta o nobili cavalieri al servizio della dea Atena, tutti hanno chiamato i propri/le proprie colpi/mosse/trasfigurazioni in modo pittorescoNami, asso della difesa, ricamava punti grazie alla “battuta a volo di rondine”, l’alzatrice Kaori aveva coniato il termine “servizio bomba” e Mila si è data alla pazza gioia inventando “servizio di punta da sopra le nuvole”, “battuta supersonica” e l’insuperabile “chicco di grandine”, oltre al grido di battaglia “Attack!”,che molti ricordano con affetto quasi quanto il “Yaiiii” di Pegasus dei Cavalieri dello Zodiaco.

Mila. Sii eroica, ma non troppo

Molti cartoni animati giapponesi prodotti tra gli anni ’70 e ’80 riflettevano un’inflessibile austerità che avvolgeva come un’aura quasi divina i personaggi più onorevolmenti tosti. Anche se questi erano ragazzini, tendevano a prendersi troppo sul serio, tipo Ken il guerriero, unico erede della Scuola di Hokuto. Mila è un buffo clown dagli occhioni azzurri, la risata squillante e i modi infantili, ma riesce a focalizzarsi perfettamente sul gioco e gli obiettivi quando la situazione lo richiede e non si lascia mettere i piedi in testa (e le cinque dita in faccia) da coach maneschi.

Come accennato, gli intenti didattici di Mila e Shiro erano lampanti, i monologhi di incitazione così educativi che andrebbero fatti imparare a memoria ai bambini come le poesie di Natale. In più il genio della schiacciate Yu ci ha insegnato a mantenere il senso dell’umorismo prendendosi in giro da sola.

Mila  fatti amici i nemici

L’arrivo di Mila dalla campagna alla grande città di Tokyo, e in particolare nella nuova scuola (l’Hikawa), non viene accolto con gioia da Nami, paladina della ricezione che ne teme la rivalità. E fa bene, perché Mila è una ragazzotta dai capelli arancioni e dalla forza sovrumana che, nonostante non abbia mai toccato una palla in vita sua, riesce a lanciare schiacciate devastanti.

Prima con Nami, poi con Tullia, Mila è in grado – con le maniere forti (battendole) e con le buone (mostrandosi sempre allegramente disponibile) – di farsi amiche delle detrattrici giurate, coltivando solide amicizie con rivali più illuminate e mature, come la talentuosa alzatrice Kaori. Morale: alla Nazionali Mila, Nami e Kaori arriveranno come un trio unito e imbattibile.

Mi manda mia cugina (non fidarti del doppiaggio)

Si potrebbe disquisire sulla correttezza filologica e sugli opinabili espedienti di localizzazione degli adattamenti Mediaset relativi ai cartoni animati degli anni ’80 e successivi, ma qui ci limiteremo a osservare che tutto sommato Mila e Shiro è una produzione passabile in termini di fedeltà all’originale. Con due eccezioni, studiate nell’ottica di rendere più appetibile al pubblico la serie: la prima è il titolo “Due cuori nella pallavolo”, che suggerisce una connotazione romantica (tanto che è incluso anche il nome di Shiro, personaggio marginale rispetto a molti altri) da shojo (fumetto per il pubblico femminile) rosa più che da spokon.

Shiro, interesse amoroso di Mila, c’è, ma oltre a essere carino, disponibile e insipido, non fa molto altro. L’altra modifica riguarda lo stravolgimento dei dialoghi dove viene rivelato che Mila è la cugina di Mimì – sua iconica antesignana – e, quindi, sistematicamente graziata dallo stesso talento (?!). Chiunque, compresi i bambini che seguirono la serie ai tempi, furono in grado di accorgersi che tutto, a parte il canovaccio di Attacker You!, – dal character design al genere al registro – non c’entrava proprio nulla con quello di Mimì e la Nazionale della pallavolo...

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