Libri e Fumetti

Remake? No grazie

Arriva in Italia il remake di Captain Tsubasa. Per tutti, Holly e Benji, serie animata giapponese epica di cui, a dire la verità, avrei preferito non conoscere riedizioni. Ecco quali sono gli altri cult che vorrei proteggere.

Colpa di Netflix?

In un mondo infestato di remake, reboot, sequel, non è solo il settore cinematografico, o quello televisivo, a essere invaso di versioni, riedizioni e nuovi adattamenti. Di film e serie con cui le ultime tre generazioni sono cresciute, ma anche i cartoni animati. Con l’annuncio di qualche tempo fa che Netflix produrrà un live action ispirato al cult Cowboy Bebop. Dopo il tentativo mal riuscito di fare la stessa cosa con Death Note, capisco che non esistono più mostri sacri che non possano essere toccati.

Gli anime e i remake

Per quanto riguarda il mondo dell’animazione il discorso è un po’ diverso. Saghe come quella di Dragon Ball o de I cavalieri dello zodiaco si arricchiscono tradizionalmente di nuovi capitoli. È recentissima la notizia che il 23 dicembre, sbarca anche da noi su Italia 1 l’ennesimo remake. Quello di Captain Tsubasa (conosciuto dai figli degli anni ’80 come Holly & Benji). Il cartone animato ispirato al manga spokon (sportivo) che costituisce una pietra miliare dell’infanzia di molti. Posso affermare che esistono miti dell’animazione nipponica che meritano di venire affrancati dal trattamento che li vedrebbe tornare a nuova vita oggi. Ecco i primi (di una lunga serie) dei miei “intoccabili”.

Conan il ragazzo del futuro

Non c’è altro modo per definirlo se non “capolavoro”. Questo cartone animato trasmesso per la prima volta nel 1978 in Giappone – e tre anni dopo in Italia – è opera del Maestro Hayao Miyazaki. Papà anche di cult cinematografici come Il mio vicino Totoro o Nausicaa. Conan è un ragazzino agilissimo – con la curiosa capacità di afferrare le cose con i piedi -, che sopravvive pescando su un’isola con il nonno. Gli abusi della tecnologia e le rivalità tra superpotenze hanno condotto a una guerra mondiale dalle conseguenze devastanti per l’equilibrio naturale del pianeta. Tanto che i genitori di Conan tentano la fuga su colonie extraterrestri. L’incontro fortuito con la giovane Lana informa il protagonista dell’esistenza di altri sopravvissuti. E’ l’inizio di una missione che porta il leale Conan a proteggere a tutti i costi l’amica – proveniente dall’idilliaca High Harbor – dai cattivi di Indastria. Le tematiche ambientaliste care all’autore. La sobrietà del caratteristico tratto con cui delinea i personaggi. L’attenzione e l’amore messi in ciascuna delle puntate ne fanno un’opera irripetibile.

Lady Oscar

Il capitano delle guardie della Regina Maria Antonietta alle corte di Francia è la donna. Protagonista del cartone che più di tutti ha saputo proporre al pubblico degli anni ’80 un modello a cui ispirarsi. Oscar François de Jarjayes, adolescente cresciuta come un maschio che si trasforma, nell’arco vent’anni, in una leader idealista e bellissima. Per il quale il fedele André è disposto a dare la vita, è stata la figura funzionale più importante per un’intera generazione. Lo shojo – il fumetto giapponese per ragazze – da cui è tratta questa serie animata si intitola Versailles no Bara. Ed è l’opera più conosciuta di Riyoko Ikeda, caratterizzato da una cura maniacale per i dettagli storici legati alla Rivoluzione francese. E da un tratto elegantissimo piuttosto diverso rispetto a quello più dozzinale a cui siamo abituati oggi. A questo si aggiunge un doppiaggio (a Oscar toccò la voce di Cinzia De Carolis) e una sigla italiani memorabili. Che diedero valore alla versione italiana. Per fortuna l’autrice protegge l’opera da potenziali rifacimenti.

Daitarn III. Per favore non provate a fare il remake!

Nel vasto panorama dei cartoni animati incentrati sui robottoniDaitarn III è un prodotto a parte. Anche qui c’era un pilota carismatico e belloccio, Haran Benjo. Circondato da aiutanti femminili in gambissima e amici un po’ imbranati che lotta contro spietate forze extraterrestri – i mitici Meganoidi – con un robot invincibile. A rendere irripetibile la ricetta vincente del Daitarn III erano l’inedita combinazione di humour e dramma. E i migliori personaggi mai visti. Un assurdo umorismo ammantava la serie animata e permetteva a Banjo di prodursi in situazioni esilaranti coinvolgendo gli altri personaggi. Compreso il compassato maggiordomo Garrison. Chi se lo ricorda mentre tiene in braccio, immobile e impassibile, una delle due Charlie’s Angels del cartone, Reika o Beauty, mentre intorno a lui succede il finimondo? Daitarn III vanta i villain più spettacolari di sempre. Il terrificante Don Zauker e l’algida Koros, raro esempio di cattivi “umani” e una delle coppie dell’animazione più belle e romantiche.

L’incantevole Creamy

Nel club delle majokko, le maghette che spopolavano nei cartoni animati degli anni ’80 come la Magica Emi o Evelyn, la più memorabile è Creamy. La protagonista era una ragazzina, Yu, che grazie alla bacchetta magica regalatale dall’alieno Pino Pino poteva trasformarsi in una teenager. Subito adocchiata da un produttore musicale yuppie (ribattezzato Jingle Pentagramma) e trasformata in idolo. Le sembianze iconiche di Creamy dalla chioma violetta. La varietà dei costumi. La colonna sonora composta da una lunga lista di canzoni pop. Ricantate in italiano da Cristina D’Avena. Fecero di lei la reginetta delle streghette dei cartoni animati. Nessuna serie animata è più riuscita a combinare le tematiche preferite dalle ragazzine dell’epoca. La moda, la musica pop, la magia e il romance come L’incantevole Creamy.

Lamù remake? Anche no

La ragazza dello spazio nata dalla prolifica matita di Rumiko Takahashi è stata il sogno erotico dei ragazzini di tutto il mondo cui non premeva ancora la distinzione tra finzione e realtà. L’aliena con il bikini tigrato, i capelli blu e le corna dalla scarsissima pazienza a dall’implacabile gelosia era la protagonista di un cartone animato che iniziava con lo sfigato della scuola, Ataru Moroboshi che la spogliava in diretta mondiale. Una folla di personaggi bizzarri, situazioni assurde, inaspettati momenti drammatici, una love story altalenante ma profonda e tanta malizia dispensata da teenager arrapati fecero del cartone un cult. Anche oggi esistono produzione animate osé, ma qui parliamo di un cartone destinato a un pubblico di ogni età che non era ancora stato investito dall’ondata di imbarazzante puritanesimo che ha impoverito la televisione negli ultimi vent’anni. Di Urusei Yatsura (questo il titolo originale) esistono alcuni sequel in Oav, tuttavia nessuno si sogna di vedere Lamù subire il trattamento del remake riservato a Captain Tsubasa.

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