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Sergio Giardo e lo Spazio!

In autunno vedremo finalmente l’annunciato incontro tra Nathan Never e l’astronauta italiano Luca Parmitano. Oggi vi presentiamo qualche tavola a colori, e una breve intervista al disegnatore Sergio Giardo.

La collaborazione con l’ASI

La collaborazione tra Sergio Bonelli EditoreASI – Agenzia Spaziale Italiana ed ESA – European Space Agency sta per dare i suoi frutti: manca ormai poco alla pubblicazione dell’avventura che vede l’incontro tra Nathan Never e l’astronauta italiano Luca Parmitano a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. A fine agosto vi abbiamo presentato le prime tavole della storia scritta da Bepi Vigna e disegnata da Sergio Giardo, oggi vi proponiamo le stesse tavole con i colori di Romina Denti e una divertente intervista al sempre disponibilissimo disegnatore torinese. Buona lettura!

L’intervista con Giardo

Giardo l’illustrazione di copertina è stata presentata al Festival delle Scienze di Roma prima di decollare a bordo della capsula Cygnus NG-11, ma ora ci siamo quasi: tra poche settimane vedremo finalmente l’incontro tra Nathan Never e Luca Parmitano. C’è un po’ di emozione nel sapere che un tuo lavoro è in orbita attorno alla Terra? “C’è eccome! Lo spazio è sempre stato presente nel mio immaginario di bambino, dai tempi delle missioni Apollo che seguivo in diretta tv. Così, mi immaginavo da adulto a volare nello spazio verso la Luna, dove ci sarebbe stata una base come quella vista in “Spazio 1999″… Non siamo ancora arrivati a quel punto e io non sono diventato un astronauta, ma sapere che un pezzettino di me, un mio disegno, vola sulle nostre teste in orbita a più di 400 km, fa uno strano effetto. Nathan è sempre Nathan. L’avventura scritta da Bepi Vigna lo vede protagonista e pioniere di una nuova avventura umana nello spazio. L’incontro con gli astronauti della Stazione Spaziale Internazionale porta il nostro eroe a toccare con mano un pezzo di quel passato, cui ha sempre guardato con grande curiosità e rispetto”.

Dalla fantascienza alla scienza

È stato difficile inserire così tanta “scienza” nella “fanta” tipica delle avventure neveriane? “Credo sia stato più difficile per Bepi giustificare certi avvenimenti della storia, rimanendo legato alla necessità di un riscontro scientifico realistico, o comunque plausibile. Per quanto riguarda l’aspetto visivo, l’attenzione particolare è stata data alla rappresentazione più fedele possibile delle attrezzature e degli ambienti della Stazione Spaziale Internazionale”.  

Lo studio di Giardo

Come hai fatto a documentarti su questi ambienti, allora? “Per fortuna, tutto quello di cui ho avuto bisogno è facilmente reperibile in rete. C’è addirittura una sorta di “street view” all’interno della Stazione Spaziale, che mi ha permesso di navigare all’interno dei suoi ambienti! Anche nei siti ufficiali delle varie agenzie spaziali si trovano molte foto in alta definizione che ho usato come riferimento, insieme ad alcuni modelli 3d, anch’essi trovati in rete. Per l’aspetto degli astronauti e soprattutto la loro espressività, ho guardato decine di filmati di interviste e conferenze stampa, per cogliere le espressioni utili a farli recitare nella storia”.

Alla faccia dei terrapiattisti!

In conclusione, vuoi dire qualcosa ai terrapiattisti che sostengono che l’uomo non sia mai stato nello spazio? “Mi associo senz’altro al loro pensiero e invito Luca Parmitano a smentirmi portandomi con sé nel suo prossimo viaggio!”

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