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Domande sessiste nei colloqui di lavoro? C’è la denuncia anonima

Tra le diverse misure a favore dell’assunzione delle donne, è stata introdotta la denuncia anonima nei confronti dei datori che sottopongono domande sessiste in fase di colloquio. Infatti, nonostante il divieto, molte donne devono rispondere a domande/insinuazioni sullo stato di gravidanza, i figli e il matrimonio. La denuncia anonima potrebbe limitare le discriminazioni di genere e spingere le donne a segnalare i comportamenti lesivi.

Il sistema

La proposta, lanciata a suo tempo dai ministri Orlando e Colao ha portato a  “Costruire meccanismi di piattaforme anonime che denunciano chi viola l’articolo 27” poiché sono contrarie alla legge le “domande sulla vita personale alle donne al momento dell’assunzione”. La denuncia anonima, ricordiamo, al momento è prevista in rarissime eccezioni.

Come funziona la denuncia anonima per la discriminazione di genere sul lavoro

I neo-ministri del Lavoro e dell’Innovazione intendono lanciare una piattaforma online, totalmente anonima, per mezzo della quale denunciare le aziende che violano la normativa sulle Pari Opportunità, sia in fase di assunzione (quindi durante il colloquio conoscitivo) che dopo. Potranno denunciare le donne che, contrariamente a quanto impone la legge, ricevono domande riguardo possibili gravidanze, relazioni affettive e l’intenzione di convolare a nozze o subiscono molestie e discriminazioni stipendiali rispetto ai colleghi maschi.

Cosa dice la legge sulle Pari Opportunità al lavoro

La norma a cui i ministri Colao e Orlano fanno riferimento è il Codice delle pari opportunità (D.lgs. 11 aprile 2006, n. 198) che, all’articolo 27, elenca le condotte discriminatorie che giustificherebbero la denuncia anonima: il riferimento allo stato matrimoniale o di famiglia o di gravidanza, nonché di maternità o paternità, anche adottive; meccanismi di preselezione che indichino come requisito professionale l’appartenenza all’uno o all’altro sesso (eccetto per mansioni particolarmente pesanti); concorsi pubblici non destinati ad ambo i sessi.

Moda e spettacolo esclusi

Non è considerata una violazione delle parti opportunità subordinare l’appartenenza ad un determinato sesso per l’assunzione nel campo della moda, dell’arte e dello spettacolo, sempre che ciò sia essenziale alla natura del lavoro o della prestazione.

La mia opinione

Prima che imprenditrice sono anche mamma e donna. Di colloqui di lavoro ne ho sostenuti tanti e fatti altrettanti ma non mi sono mai permessa di fare distinzioni o escludere una ragazza in gamba solo perchè in età di maternità. Vorrei ricordare, soprattutto agli imprenditori maschi, che la scusa “dovrei pagarti la maternità” è assolutamente falsa perchè è l’Inps che paga e se una ragazza è valida lo è perchè può lavorare fino all’ottavo mese di gravidanza, poi tornare al lavoro ed esiste anche la paternità. Io guardo alla bravura di chi assumo e se anche perdessi (e uso apposta un termine così pesante) una ragazza in gamba per due o tre mesi, sono certa che le sue capacità non le avrà perse! Il Risultato? Ci ho guadagnato io come imprenditrice. Per cui, almeno per una volta, cari colleghi maschi, pensata a quanto rischiate di perdere quando invece potreste solo guadagnare. E basta con la domanda “e se poi hai un figlio”. E se a voi chiedessero se siete sterili, vi farebbe piacere?

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