Dalla tua parte

Emozioni e sorrisi nascosti. Dal 28 giugno torna il sorriso per noi donne

Peggio che maneggiare la dinamite. Se c’è una parola “calda” che in questo momento aveva il potere di incendiare gli animi è senza dubbio “mascherina”. Bastava pronunciarla per scatenare reazioni imprevedibili e innescare scontri feroci tra i più prudenti e rispettosi delle regole e gli insofferenti che reclamano il diritto di liberarsene. La mascherina non ha solo modificato il modo in cui ci relazioniamo e comunichiamo con gli altri, costringendoci a trovare altri modi per farci capire e per capire, ma è diventata essa stessa, nel modo in cui viene o non viene utilizzata, un ulteriore mezzo con cui la persona esprime sé stessa, il proprio modo di essere, le proprie convinzioni.

Mascherine e lavoro

Nel mio lavoro, è diventata anzi uno dei primi elementi attraverso cui un nuovo cliente indirettamente mi parla già un po’ di sé: la reazione quando informo che in studio dovremo indossarla, tra chi acconsente di buon grado, chi protesta, chi appare sollevato, chi tenta di contrattare, chi accetta e poi al momento dell’incontro si rifiuta di metterla, mi offre già qualche interessante informazione e spunto di riflessione. Le polemiche e le diverse opinioni sulla necessità e sull’obbligo dell’uso della mascherina, la violazione delle norme da parte di molti, hanno alimentato discussioni e anche dissapori non solo tra estranei, ma pure tra conoscenti, amici, familiari. Il solo fatto di trovarsi con un altro col volto scoperto in un luogo dove la mascherina è obbligatoria, può suscitare in uno ansia, in uno rabbia, in uno indifferenza, generando comunque dinamiche nuove che non avevamo mai sperimentato.

Il sorriso coperto

Coprendo parte del volto, la mascherina ci ha privato di importanti elementi su cui abitualmente ci basiamo per riconoscere gli altri, per capire ciò che dicono e per intuire il loro stato emotivo. Capita di frequente di non riconoscere qualcuno (magari la persona che siamo soliti incontrare al bar la mattina) e di riuscire a identificarlo solo sentendolo parlare, e viceversa, di non essere riconosciuti dalla persona da cui invece ci aspettavamo il consueto saluto. Pur essendo consapevoli che questo è l’effetto comprensibile dell’avere il volto coperto, proviamo una sgradevole sensazione quando gli altri non ci riconoscono immediatamente e quando noi non riconosciamo con sicurezza gli altri. Il riconoscimento rapido dell’altro e la sua veloce categorizzazione come amico/nemico sono infatti una necessità arcaica che ci portiamo dietro da millenni, perchè funzionale alla sopravvivenza e all’identificazione veloce dei pericoli, perciò tutto quello che ostacola questo processo produce in noi un senso di disagio e uno sgradevole disorientamento.

Le reazioni a un viso coperto

Se il volto è in parte coperto, abbiamo più difficoltà a interpretare lo stato emotivo dell’altro, specialmente per quelle emozioni che hanno nella bocca e nel sorriso il mezzo espressivo più efficace, e facciamo molti più errori di valutazione. Diventa più difficile veicolare soprattutto gioia, accoglienza, benevolenza, accettazione, simpatia. Infatti gli operatori sanitari costretti ad essere completamente coperti durante l’assistenza ai malati covid, hanno utilizzato l’espediente di attaccare una propria foto sorridente alla tuta protettiva, per trasmettere un atteggiamento accogliente e rassicurante.

Il ritorno del sorriso

Adesso dal 28 non sarà più necessario usarla all’aperto. Noi donne ritroveremo la gioia di sorridere, di mettere un rossetto per sentirci ancora più belle, la forza di sorridere davanti a chi per noi è una persona cara. Certo non è un “libera tutti” perchè comunque negli ambienti chiusi o negli uffici dovremo continuare a sopportarla ancora per un po’. Ma almeno all’aria aperta il Sole potrà illuminare il nostro volto di donna e regalarci un altro sorriso. Ecco allora ben venga il 28 giugno e noi donne riprendiamoci la gioia dei nostri sorrisi e la gioia di regalarli alle persone a cui teniamo. Riprendiamoci il sorriso amiche mie. Perchè non c’è niente di più bello del sorriso di una donna felice.

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