Dalla tua parte

La gente non ce la fa più

Adesso la gente non ce la fa più. Bisogna dare risposte tenendo presente la situazione drammatica che stiamo vivendo e il rispetto di tutte le regole necessarie. Però il Governo è chiamato a dare risposte a esigenze che sono reali prima che la protesta possa rischiare di uscire dai binari della legalità e non sia più controllabile. È giusto, se non doveroso, protestare perché i ristori tardano, alcuni non li ricevono e l’economia sta crollando a causa di un nemico invisibile. Ma ci vantiamo di essere un paese civile e democratico e allora come tale dobbiamo comportarci. Non sto parlando solo da imprenditrice ma mi metto nei panni di chi ha un esercizio commerciale, delle partite iva che hanno avuto un crollo delle loro entrate, delle palestre, dello sport.

Un paese sotto attacco

Siamo un Paese attaccato da due fronti. Quello della pandemia da una parte e quello economico dall’altro. Adesso non abbiamo più il tempo di tergiversare, serve l’aiuto di tutti: dal Governo ai cittadini. A Roma vanno prese decisioni, anche drastiche, ma ci deve essere la volontà di arrivare a quei benedetti vaccini che possano portare alle riaperture e al ritorno ad una vita che si avvicini il più possibile alla normalità. Da parte di noi cittadini è giusto far sentire la nostra voce ma ricordandoci che se pretendiamo rispetto dobbiamo anche darlo. Scendere in piazza con le dovute precauzioni in modo civile è sacrosanto, arrivare a Roma senza mascherine e conciati come sciamani è da sconsiderati.

Non si otterrà nulla. Non fermiamoci all’Italia. Nessun paese era pronto ad affrontare una simile emergenza ma, se come tutti dicono, i fondi europei ci sono, allora vanno sfruttati fino in fondo. Sia per la sanità che per la ripartenza. Stiamo colorando l’Italia di giallo, rosso, arancione. Non c’è regione che non attraversi restrizioni più o meno gravi. Ne risente anche la scuola e la formazione. E come mamma parlo a ragion veduta.

Il senso di civiltà da ricostruire

Ma il giusto pretendere risposte in tempi brevi non significa trasformarci in irresponsabili. Dobbiamo e vogliamo protestare per avere risposte? C’è modo e modo. Un paese civile non porta la rivoluzione in piazza facendosi fermare dalla polizia per atti vandalici. Un paese civile scende in piazza silenzioso. Fa parlare un cartello o il suo silenzio. Lancia il suo grido di allarme. Ma rispetta le regole. In Italia dobbiamo ricostruire le regole del rispetto che i nostri genitori e i nostri nonni ci hanno insegnato dopo la Guerra. Perché diciamoci la verità. Anche noi adesso stiamo combattendo ma ne usciremo solo con la civiltà.

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