"Il legale" risponde

Commento al D.L. 23 Ottobre 2018, n° 119

Rubrica a cura dell’Avv. Stefano Artuso

Avvocato, si applica già? “Il decreto è vigente dal 24 ottobre e le sue disposizioni sono quindi immediatamente applicabili. Le stesse potranno tuttavia cambiare nei prossimi 60 giorni, in sede di conversione in legge del decreto da parte del Parlamento. Nei precedenti condoni, le modifiche intervenute all’atto della conversione in legge sono state generalmente a favore (e non a sfavore) del contribuente. Anche nell’attuale “decreto fiscale” vi sono delle misure che meriterebbero d’essere riviste; ed è probabile che ciò avverrà”.

Quali sono le misure principali? “In massima sintesi, il decreto offre al contribuente la possibilità di “risparmiare” le sanzioni amministrative (che possono arrivare fino al 135% della maggiore imposta) e gli interessi moratori sui tributi. Tale possibilità è offerta per gli atti emessi dall’Agenzia delle entrate e non ancora impugnati, per i processi verbali di constatazione emessi dall’Agenzia delle Entrate o dalla Guardia di Finanza, nonché per le partite che si trovano già davanti al Giudice Tributario. In tutti questi casi, si paga l’imposta – ed è possibile farlo anche in via dilazionata, fino a cinque anni – ma non si pagano le sanzioni e gli interessi”.

Si può risparmiare anche l’imposta o solo le sanzioni? “È possibile avere una riduzione dell’imposta in soli due casi: il primo riguarda le cause pendenti avanti al Giudice tributario, Cassazione compresa. L’art. 6 del decreto prevede, a tale proposito, che se l’Agenzia delle Entrate ha perso la causa in primo grado, il contribuente può definire la controversia beneficiando di uno sconto del 50% dell’imposta, ferma restando la cancellazione di sanzioni ed interessi. Se invece l’Agenzia ha perso in secondo grado, l’imposta viene scontata al 20% (e non saranno dovute sanzioni ed interessi). Se invece è il contribuente ad aver perso, costui dovrà pagare l’imposta piena, beneficiando unicamente della cancellazione di sanzioni ed interessi.

La seconda riduzione dell’imposta è prevista nel caso del c.d. “ravvedimento operoso”. Il contribuente che decide di auto-denunciarsi al fisco può rimediare ai propri errori pagando un’imposta proporzionale del 20%, indipendentemente da quella che avrebbe dovuto pagare (consideriamo che l’Irpef arriva fino al 43%, quindi il risparmio può essere notevole). Attenzione però: tale ravvedimento prevede vari limiti e, soprattutto, non può essere effettuato quando i controlli del Fisco son già iniziati. Tali condizioni, a mio avviso, renderanno poco conveniente detta misura che, se modificata dal Parlamento, potrebbe invece diventare molto interessante per i contribuenti”.

Torna la rottamazione? “Per le cartelle esattoriali si sono riproposte le rottamazioni del governo precedente e quindi viene prevista la possibilità di stralciare gli aggi di riscossione, le sanzioni e gli interessi, pagando soltanto la maggiore imposta. Tale misura si applica anche a chi ha aderito alle precedenti rottamazioni e la norma regola il rapporto con le precedenti rottamazioni, distinguendo tra prima e seconda rottamazione. È certamente positiva l’estensione del numero di rate prevista, poiché si può dilazionare il pagamento sino a 10 rate bimestrali (cinque anni), con prima rata prevista al 31 luglio 2019”.

Cosa manca in questo decreto? “Nel testo del decreto legge pubblicato in Gazzetta Ufficiale manca quel “saldo e stralcio” dei debiti tributari che avrebbe dovuto prevedere una riduzione consistente dell’imposta per i soggetti che si trovano in grave difficoltà economica. Il Governo ha fatto sapere che nei prossimi giorni, presenterà in Parlamento un provvedimento che dovrebbe consentire a chi ha un’Isee non superiore a 30.000 Euro di beneficiare di uno sconto sulle imposte che dovrebbe arrivare fino al 94% delle stesse. È pertanto necessario attendere i prossimi sessanta giorni – e la conversione in legge del decreto – per avere un quadro completo della misura”.

Avv. Stefano Artuso

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