"Il legale" risponde

Facciamo presto e bene

Rubrica a cura dell’Avv. Stefano Artuso

Il 10 novembre 2011, l’allora direttore del Sole 24 Ore aprì la prima pagina riprendendo un titolo apparso sul Mattino di Napoli a seguito del terremoto dell’Irpinia, scrivendo, a caratteri cubitali, “FATE PRESTO”.

Nel pieno della tempesta finanziaria di quell’autunno, il principale giornale economico del nostro Paese evidenziava i rischi di tenuta del sistema ed invocava “un governo di emergenza nazionale”.

Ne seguì il Governo Monti, le manovre di stabilizzazione del Paese, i tagli e le riforme che tutti ricordiamo.

Quel passaggio – che evitò ben altri scenari – fu fondamentale per consentire all’Italia di uscire dal tunnel ed imboccare la via della ripresa.

A distanza di sette anni, la credibilità del Paese è tornata a vacillare e la – seppur debole – crescita economica iniziata nel 2015 sta conoscendo le prime, ma significative, battute d’arresto.

Non bastasse, dall’insediamento del Governo Conte ed in particolare dalla presentazione della Nota di aggiornamento al DEF è risalito lo spread e sono aumentati i tassi di BOT e BTP.

Non siamo (ancora) nell’abisso del 2011, ma la faciloneria con cui vengono trattati i temi economici e la mancanza di una qualsiasi prospettiva a medio-lungo termine non possono che destare preoccupazione.

Si aggiunga che non si sente più parlare di scuola, di giovani, diritti civili, di cultura, di tutela del patrimonio, di politiche per incentivare il turismo e la formazione. Soltanto immigrazione e quotidiani conflitti con l’Unione Europea: questi sono i temi che hanno monopolizzato la scena.

Ecco che quel FATE, rivolto alla politica, è ora di rivolgerlo alla società civile; da FATE a FACCIAMO, affinché ciascuno senta la responsabilità del proprio ruolo ed assuma coscienza dell’importanza del “fare” politica, anziché “subire” l’antipolitica.

Dovranno essere i partiti a guidare tale nuova fase, creando spazi di aggregazione e formando la nuova classe dirigente, scegliendo tra i giovani (e meno giovani: non è certo questione d’anagrafe) più capaci e preparati.

Il Paese merita altre prospettive e ha tutte le carte in regola per conquistarle.

Avv. Stefano Artuso

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