"Il legale" risponde

Il Governo dei sondaggisti (brevi note in tema di prescrizione)

Rubrica a cura dell’Avvocato Stefano Artuso

È di mercoledì la notizia che questo Governo, dopo aver introdotto la categoria dell’obbligo “flessibile”, in tema di vaccini, ha concepito il genere delle riforme “a scoppio ritardato”. Chiaro esempio è dato dalle modifiche normative in tema di prescrizione dei reati che, a quanto parrebbe, non avrebbero efficacia immediata, trovando applicazione soltanto dal 2020.

La finalità della manovra è chiara: oggi si vende un messaggio elettoralmente vincente (trattandosi di tema caro soprattutto ai Cinque Stelle) e tra due anni si vedrà cosa fare e come farlo. Poiché “di doman non c’è certezza”, meglio è pensare al ritorno (elettorale) immediato, piuttosto che ad una discussione parlamentare lunga e ragionata, che non garantisce alcun esito (sondaggistico) nel breve. Siamo al governo dei sondaggisti, piuttosto che del popolo.

È chiaro a tutti, peraltro, che l’allungamento dei termini prescrizionali non può certo costituire la soluzione del problema. Esso è già presente, ad esempio, nel settore dei reati tributari, per i quali la legge prevede un allungamento di un terzo rispetto ai termini ordinari; eppure l’effetto pratico è assolutamente limitato, dal momento che la prescrizione decorre non già dalla individuazione del reato, quanto (e giustamente) dalla sua commissione.

Aggiungo: si sono chiesti, gli amici grillini, qual è la ragione di tale istituto giuridico? E si sono interrogati sugli effetti che avrebbe l’interruzione sine die della prescrizione, dopo la sentenza di primo grado? E che ne sarebbe della “ragionevole durata del processo”, pur prevista in Costituzione?

La revisione della prescrizione va necessariamente inserita in un contesto riformatore più ampio, per non far sì che una finalità astrattamente meritoria (la difesa dal processo, anziché nel processo) finisca per far crollare un intero sistema giuridico.

Stefano Artuso 

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