"Il legale" risponde

Le biciclette di Prato

Rubrica a cura dell’Avv. Stefano Artuso

C’è un sindaco, a Prato, che vuole rifare una pista ciclabile e l’annesso marciapiede. E c’è la responsabile di un partito d’opposizione che giustamente – direte voi – solleva delle perplessità sull’opera.

Costi troppo elevati? Sicurezza precaria? Tempi lunghi? Nulla di tutto questo.

La ragione del niet della leghista Patrizia Ovattoni sta nel fatto che quell’intervento andrebbe a favorire i richiedenti asilo, “gli unici che a Prato utilizzano le biciclette”. Gli italiani no, “noi andiamo in macchina a portare i ragazzi a scuola. Solo loro ci vanno in bicicletta”.

Non è una barzelletta, ve lo giuro. L’audio integrale dell’intervista lo trovate sul sito di Radio 24 – La Zanzara ed è a dir poco allucinante. Ma fa il paio con la vicenda di Lodi, in cui il sindaco (guarda caso) leghista, con evidente violazione di legge, pretende che le famiglie degli extracomunitari attestino di non aver beni nel proprio paese d’origine. Prova diabolica, evidentemente impossibile da fornire. E che, infatti, nessuno ha potuto dare.

Mi domando quale sia l’obiettivo di certe cialtronate – ammesso che ve ne sia uno – diverso dal voler apparire a tutti i costi e beneficiare, seppur per poco, di un clamore mediatico altrimenti difficile da conseguire (visto peraltro il tenore delle iniziative assunte).

Sarebbe lecito aspettarsi, dal capo politico di quel movimento, una presa di posizione forte e netta. Poiché silenzio, in tal caso, vuol dire complicità. E complicità, nel concreto, significa bieca discriminazione, che punta a togliere qualcosa a qualcuno senza (peraltro) dare nulla di più a qualcun altro.

Non si crei una lotta tra gli ultimi: come disse (forse) il Che, quando i poveri si convincono che i propri problemi dipendano da chi sta peggio di loro, siamo di fronte al capolavoro delle classi dominanti.

Avv. Stefano Artuso

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