"Lettere al direttore"

Io ristoratore umiliato

Gentile Il Sestante news, sono un ristoratore di Mestre, ho ricevuto da poco la tassa sulla Tari, nonostante come molti miei colleghi e partite iva ci fosse stato assicurato un rimborso. Emessa il 3 marzo. Recapitata il 10. Scade il 16. Si riferisce ad un periodo di prevalente chiusura. Non può non considerare che veniamo da mesi di limitazioni… eppure…Ma come si fa? Come si può fingere di non vedere, di non capire? Ci si sta mandando al macello! Questo è un esempio, solo l’ultimo in ordine di tempo. Perché i costi corrono, corrono come se la pandemia e le chiusure non esistessero. E i ristori tardano. E se anche giungono (purtroppo non è il mio caso. Ma non sono il solo) sono ridicoli rispetto ai costi che comunque corrono.

Il problema ristori

Certamente non pareggiano neppure il costo degli affitti, che comunque vanno pagati. Vanno pagati anche per star chiusi. Figuriamoci tutto il resto. Vale per i costi istituzionali, per le utenze, le banche, le assicurazioni. E pure nei rapporti tra privati. Perché i fornitori come i professionisti non possono certo rinunciare al loro, anch’essi subissati dai costi che della pandemia non tengono conto. E badate bene. Fare ristorazione è cosa altra rispetto ad un bar o una caffetteria, ad una pasticceria o gelateria. Ad una pizzeria o alla cucina etnica. Queste ultime si salvano con il delivery e l’asporto. Trattasi di cose che a casa non ti faresti e che ci puoi far giungere. Ma paste e risotti, per dire, non li ordini take away. Anche durante l’inverno puoi decidere di prenderti un caffè o un drink al bar accomodandoti all’esterno o stando in piedi e comunque per un tempo breve. Ma per pranzare (cenare è un evento ormai legato ai ricordi del passato) devi entrare in una sala e rimanerci per un certo tempo seduto. Esattamente ciò che i più si evitano di fare da un anno a questa parte. Pastine, torte e gelati son cose che tipicamente acquisti per portartele via e consumarle altrove. Una pasta e fagioli da passeggio o da asporto… non si è mai vista, mi pare.

L’umiliazione

Sono stanco. Mi sento davvero preso in giro, usato, non considerato e umiliato. Chiamato ad essere responsabile della pandemia, serio rispetto ai miei impegni e lanciato con un calcio nel culo circa il dramma che si sta vivendo. Ed ora arriverà il colpo finale. Perché, detto che un qualsiasi decreto “sostegno” in arrivo giungerà tardi (era stato annunciato da Conte all’epoca dell’Epifania per giustificare la non riapertura dei locali dopo il periodo natalizio e infatti chiusi ulteriormente per tutto gennaio e poi riaperti solo a pranzo fino a questa nuova chiusura che ci porterà a svalicare, almeno, la Pasqua, ossia almeno un altro mese), porterà comunque con sé la beffa finale: doveva, correttamente, considerare la totalità dell’anno che è stato. Ora si parla di fotografare solamente i mesi di gennaio e febbraio e con una percentuale di “ristoro” più bassa (si diceva 30%. Sarà ben che vada il 20%). Non l’intero anno. Neppure dicembre. Ci vuole “faccia tosta” ad escludere dicembre. Dicembre comincia con le cene in compagnia. Le cene aziendali, di classe, tra amici. Ed è solo la premessa al periodo natalizio. Giorni che è sempre Domenica. Per non parlare dei cenoni di San Silvestro. Solo gli ultimi due mesi. Gennaio e febbraio. A cancellare la verità di un intero anno e dei mesi che ancora devono passare. E a molti non frega nulla. Anzi. C’è pure chi, sotto sotto, ci gode. Perché?

Io, uno tra tanti

Parliamo di me. Due braccia e due gambe. Come tutti. Perché? Che colpe pago? Che non sono stato un metalmeccanico ai tempi degli scioperi per giuste rivendicazioni sindacali? E quindi? Devo farmi carico anche della fame nel mondo? Della guerra in Siria? In Vietnam? Il giorno che crollo, economicamente, fisicamente o mentalmente, che si fa? Una festa? Intanto si fa spallucce, mi raccomando. E non si pensi che chi è più in difficoltà oggi, magari, paga proprio il fatto di esser stato serio ieri…Pochi sapranno, allora, che io da oggi decido un gesto estremo: uno sciopero della fame. Quasi un paradosso per un ristoratore. Buffo. E per cosa uno sciopero della fame? Per onorare lo sforzo che mi è richiesto. La responsabilità di non contribuire con la mia attività alla diffusione del virus. Si parla di ristori, sostegni? Allora devono essere ristori. E sostegni. Non mazzate.

Stefano Ceolin, ristoratore di Mestre

La risposta di Stefania Zabeo

Carissimo Stefano, grazie per la tua accorata lettera che è anche un grido di aiuto. Perdonami se per oggi “rubo” la scena al Direttore ma come editrice de il Sestante News sono come te un’imprenditrice e vorrei risponderti io. Purtroppo quello che racconti sta colpendo molte categorie come la nostra che a fine mese devono (pur non incassando niente) fare i conti con bollette, affitti o fidi, dipendenti. Certamente anche tu ci stai mettendo la faccia con i ragazzi che lavorano per te e credimi che condivido ogni tuo pensiero. Purtroppo di questi famosi “ristori” si è parlato male e poco. C’è chi li ha avuti e chi mai. Sarebbe compito anche del Comune e non solo dello Stato sorvegliare che siano tutti trattati alla stessa maniera e invece non è così.

Ora sto parlando con te. Trovo assurdo che una tassa comunale come la Tari che ti è arrivata non tenga in considerazione i periodi in cui sei stato costretto alla chiusura e vorrei spiegazioni perchè invece che darsi una mano si giochi a creare una guerra tra poveri. E trovo altresì assurdo che in certe città (sarà un caso?) i ristori siano arrivati solo ai centri storici come se Mestre non avesse un suo centro? Leggo tanta delusione nelle tue parole. Come imprenditrice provo lo stesso sentimento e la stessa rabbia. Mi sento impotente. Sono le persone che mi stanno più a cuore. Capisco (sono una mamma) la tua amarezza e il gesto che vuoi fare come protesta. Ma posso chiederti di pensarci bene? Stiamo lottando con tutte le istituzioni perchè l’economia, la nostra economia possa ripartire. Così potrai riaprire il tuo locale e tu sarai di nuovo col sorriso. E’ questa la nostra lotta e faremo di tutto per vincerla. In ogni comune, anche Venezia. Ti abbraccio e mi prenoto già per la tua pasta e fagioli e vederti presto riaprire e rimetterti davanti a quei fornelli che ami tanto. Un abbraccio Stefania Zabeo. Ps: guarda che il mio tavolo da te lo prenoto già.

Stefania Zabeo, editrice de Il Sestante News
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