"Lettere al direttore"

Non facciamo morire la danza

Spett.le Sestante News sono Verena Filippini, direttrice ed insegnante di danza dell’a.s.d. Ricerca & Danza di Mestre, precisamente Campalto. Scrivo per sottolineare la situazione difficile che noi artisti stiamo vivendo: non lavoriamo ormai da un anno, molti di noi non hanno ricevuto aiuti e ristori, non siamo mai stati considerati ed appoggiati. Oltre a non ricevere da un anno uno stipendio, abbiamo molte preoccupazioni perché le spese per mantenere i nostri locali sono continuate , quindi affitti e bollette. Oltre tutto ciò l’amarezza e la depressione di aver buttato anni e anni , anzi una vita di sacrifici. Rischiamo di trovarci senza un futuro e ormai siamo esausti, siamo allo stremo delle forze.

Il Covid. Questo avversario

Quando il Covid-19 ha detto al mondo che si doveva fermare, lo spettacolo dal vivo le scuole di danza sono esplose. Attonite, incredule, smarrite, e sono rimaste a guardare la cortina di fumo creatasi nell’aria, come a coprire le vecchie e insanabili problematiche che il mondo della danza ha sempre avuto. Poi il Covid-19 ci ha imposto di fermarci e non abbiamo più potuto ignorare o fingere di non vedere e di non sapere. Ed ora stiamo facendo i conti con tutte le difficoltà dell’oggi, che sono le stesse di ieri, solo amplificate e rese insopportabili dall’incertezza del quando.
Ritornare alla “normalità”. Sì, ma quale? Con l’emergenza Covid-19 non siamo più “padroni” del nostro spazio, della nostra zona personale, e dobbiamo “distanziarci” nella vita e sulla scena.
La scuola di danza, il nostro spazio scenico potrà raccontare solo in uno spettro ridotto. Ne sarà capace? La scrittura spaziale di una lezione, di una coreografia come potrà diventare?

Una questione difficile

Se il sistema italiano delle scuole di danza sia mai stato “normale” è una domanda che ognuno di noi dovrebbe farsi. E, soprattutto, se è a quella normalità che tutti vorremmo ritornare. C’è chi parla del quando potremo ritornare al “prima”. E chi di come “ingannare” il tempo dell’attesa: digitalizzazione, spettacoli estivi con il pubblico dai balconi o in auto, piattaforme on demand, lezioni online. Pochi, troppo pochi quelli che dicono che è l’occasione del secolo per cambiare, innovare, ma veramente, e non negli stereotipi di “genere”. E no. Qui non si tratta di ritornare come prima. Perché prima le scuole di danza non funzionavano, troppo spesso obbligate a diventare associazioni sportive Questo non è solo “il” momento per la tutela delle maestre/i di danzai e delle scuole, per non far morire definitivamente lo spettacolo dal vivo, ma è anche “il” momento per ripensarlo, rigenerarlo, smuoverlo dalle fondamenta superandone i limiti strutturali e ridisegnandone modelli e strategie. Se non ora, quando?

La mia paura

Se si continuerà su questa strada, tutto quello che non ha funzionato prima continuerà a non funzionare anche dopo, con la pericolosa differenza che ci sentiremo “salvi” e “grati” di essere sopravvissuti. Ma non tutti sopravvivremo. Che bello! Torneremo alla “normalità” delle discrasie della danza italiana. Ma è proprio la “normalità” il nostro problema.
Siamo sicuri che non c’è un’altra strada? Potrebbe esserci o almeno potremmo immaginare che ci sia. Appelli, raccolte di firme, gruppi che proliferano sui social e che si incontrano virtualmente in assemblee: la “base” delle scuole di danza è in fermento. Brucia! Perché non ha lavoro e non sa se potrà continuare a mangiare tutti i giorni. Dalle piattaforme ai buoni propositi, ai programmi, alle condivisioni di idee e di pensieri, è una via lattea impossibile da seguire tutta nella sua complessità e che è importante trovi “la quadra” senza lasciarsi affascinare dalla sirena dei “distinguo”.

Non pensiamo a quello che c’è ed è esistito fino ad ora, pensiamo al punto in cui riteniamo vorremmo arrivare. Partiamo dagli obiettivi, non dalle strutture già esistenti. Non hanno funzionato finora, figuriamoci durante o dopo una pandemia! 

La danza è vita

La Danza non è un lusso. E’ un bene primario. E’ il pane, che non si nega a nessuno. Il pane che si spezza con le mani e si condivide con i nostri allievi.
Le misure che il Governo ha già preso e quelle che intende prendere per lo spettacolo dal vivo sono il minimo. E ci auguriamo che il Governo nei prossimi giorni riesca a fare anche il giusto. Oltre a sostenere chi non accede ai fondi pubblici (dopo che fine fanno?) e sostenere quelli che vi accedono, pensare a protrarre la cassa integrazione, ad un salario minimo che comprenda tutti i lavoratori dello spettacolo (anche gli atipici), così come il sostegno alle scuole di danza ed alle compagnie, è la base minima da fare per un Paese che voglia ancora definirsi democratico. E lo deve fare subito. E lo dovrà fare anche dopo. Poi potrebbe iniziare la parte bella, quella creativa, quella delle intelligenze, dei nuovi pensieri, delle nuove dinamiche. Quella in cui potremmo trasformarci in Paese moderno. Ne avremo il coraggio? Perché niente dovrà essere più come prima.

Una speranza

Un pensiero va fatto a tutti i giovani che stanno lasciando definitivamente una loro passione, presi dallo sconforto, dalla noia e dall’apatia. Le lezioni online ormai non sono più una valida alternativa e sempre più stiamo perdendo i nostri allievi di tutte le età perché non vedono un obiettivo da raggiungere come può essere uno spettacolo, un concorso o un’audizione. Oltre a noi lavoratori nel campo della danza ci sono fotografi, costumisti, videomaker, negozi di danza, tecnici audio e service, teatri , organizzatori di eventi, tutti nella stessa drammatica situazione. Fateci ripartire, siamo pronti a svolgere il nostro lavoro in sicurezza, seguendo tutti i protocolli necessari come avevamo seguito a settembre.

Questo è il nostro ultimo grido di aiuto

La risposta di Stefania Zabeo

Gentilissima Verena grazie per la tua lettera dove traspare tutta la tua passione e la tua preoccupazione. Prima ancora che imprenditrice sono anche mamma di una ragazzina che come le tue studentesse ha la passione per la danza e mi si stringe il cuore a vederla non poter praticare la “danza”. Chi come te ci mette la passione e anni di studi non merita di restare in un limbo dove, solo perché associazione sportiva dilettantistica, vi mancano punti di riferimento. L’attuale governo non ha creato il ministero dello sport a cui si poteva fare riferimento ma tu come le tue colleghe fate arte, fate cultura. Lo fate con i vostri spettacoli e saggi. E con voi lavorano coreografi, costumisti, tecnici del suono, fotografi. È una catena ferma da un anno. E intanto voi che state in questo “limbo” non sapete che fare ma pagate gli affitti, le bollette, vi ingegnate per continuare le lezioni on line sapendo che è sempre più difficoltoso. Certamente ci sono regole da cambiare.

Il nostro impegno

Come editrice e imprenditrice voglio impegnarmi perché anche a voi vengano riconosciuti i ristori e portare l’attenzione al fatto che avete la stessa dignità culturale di un museo o di uno spettacolo teatrale. Perché è questo che fate: cultura, non sport e come cultura avete tutte un ruolo fondamentale nell’educazione. Ti prometto che metterò tutta me stessa in questa lotta con te e le tue colleghe. Prima di tutto come mamma. Lo devo a te e a tutte le scuole che da troppo tempo aspettano ancora il riconoscimento di questo status. A tua disposizione ogni volta che vorrai scrivere o avere informazioni. Sono qui per questo. Un abbraccio e alla prossima

Stefania Zabeo, editrice de Il Sestante News

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