"Lettere al direttore"

Riflessioni sull’intervista alla CGIA su Il Sestante

La crisi economica che si sta abbattendo sul nostro paese, (e non solo), causata dal blocco delle attività produttive dovuto alla diffusione del virus Covid-19, sta mutando profondamente la nostra società. Ecco alcune mie personali riflessioni dopo aver letto l’intervista a Paolo Zabeo della CGIA di Mestre. «Oggi viviamo la limitazione delle libertà personali. La libertà di circolazione, di riunione e anche di manifestazione del pensiero. Posto che l’Agcom ha invitato i fornitori di piattaforme di condivisione video a contrastare la diffusione di informazioni scientificamente “non corrette” sul coronavirus. Comunicato ad oggetto Panzironi del 19 marzo 2020. Cominciamo a vedere i prodromi dei disordini sociali che rischiano di diffondersi in tutta l’Italia a causa della povertà».

Riflessioni attuali

Chi viveva alla giornata e da un mese non ha entrate ha già cominciato a minacciare l’assalto ai supermercati. Questo è successo a Palermo, anche se sarebbe doveroso fare una riflessione su una Regione, quella della Sicilia, che riceve ingenti versamenti statali. E che non riesce a garantire i livelli minimi delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali dei suoi cittadini.  Il malessere però rischia di esplodere in tutta Italia. Perché chi ha messo i risparmi da parte non sarà certo contento di vederli evaporare senza alcuna prospettiva di ripresa dell’economia. Ci troviamo ad affrontare uno dei momenti più duri della nostra storia dal dopoguerra e tuttavia i grandi capovolgimenti portano con sé grandi opportunità.

Riflessioni sull’Europa

Sta risultando evidente, ad esempio, che il sistema europeo non è fatto per garantire ai suoi cittadini la necessaria tutela sociale. L’abbiamo visto con la Grecia e ora rischiamo di viverlo in prima persona. Il sistema economico attuale del neoliberismo e del libero mercato globalizzato, concentra la ricchezza nelle mani di pochi a detrimento dei molti. Nel 1968, il sociologo americano Robert K. Merton, citava il versetto del vangelo secondo Matteo «A chi ha sarà dato e sarà nell’abbondanza. A chi non ha sarà tolto anche quello che ha». Per definire il fenomeno per il quale i vantaggi iniziali tendono a accumularsi. Creando nel tempo un divario sempre maggiore tra chi ha di meno e chi ha di più.  Il Rapporto Oxfam  2019 ci dice che nel mondo 26 ultramiliardari possiedono più risorse della metà più povera del pianeta.  In Italia il 5% più ricco detiene la stessa quota di ricchezza posseduta dal 90% più povero. Questo trend insiste da decenni.

Il mercato libero

La libera concorrenza che la nostra Europa innalza a suo simulacro spesso crea effetti esattamente contrari. Perché le attività economiche non partono in pari condizioni, né concorrono con pari possibilità. Le grandi società multinazionali fanno concorrenza agli imprenditori servendosi di paradisi fiscali. Che gli consentono di dimezzare le tasse e guadagnando vantaggi dalle enormi economie di scala, provocando la scomparsa dei piccoli. L’Europa ha creato, a danno dei cittadini, un sistema di espoliazione della sovranità economica statale. Che sta creando vantaggi economici principalmente alle banche e alla finanza europea (e mondiale). Questo meccanismo perlopiù sconosciuto fino ad ora si muoveva in un processo graduale. Dove diritti e libertà ci erano sottratti poco alla volta, senza che l’opinione pubblica se ne rendesse conto.

Riflessioni su virus ed economia

Grazie al virus, invece, il gioco è esploso nelle mani di chi lo dirigeva. La povertà e la riduzione di libertà sono arrivati da un giorno all’altro, smascherando l’attività dei governanti europei. E’ proprio in questi giorni, infatti, che tentano di rifilarci il “salvataggio” e i prestiti tramite il MES (Meccanismo Europeo di Stabilità). Al prezzo di altissimi interessi e “condizionalità” cioè cessione di sovranità economica, mentre potrebbero darceli semplicemente tramite la Banca Centrale Europea. Il virus, pur nella sua dannosa diffusione, sta aprendo gli occhi all’opinione pubblica, rivelando quello che prima solo gli osservatori più attenti avevano notato.

Riflessioni sul sistema economico

Il sistema economico liberista, peraltro, sembra esaurire la sua parabola. Ha dimostrato che la concentrazione di ricchezza nelle mani dei pochi non porta ricchezza diffusa, né fa funzionare l’economia. Io mi trovo d’accordo con l’ex giudice della Corte Costituzionale Paolo Maddalena. Che oltre ad essere insigne giurista ha anche una profonda cultura economica e ci indica in questi giorni la strada da seguire. Servono un forte intervento dello Stato nell’economia. Un piano di nazionalizzazione dei mezzi di produzione della ricchezza. E soprattutto la ricchezza va distribuita alla base della piramide sociale affinché si riversi in tutti i settori. Se il cittadino spende, il negozio guadagna e spende dal fornitore e così via.

Oggi abbiamo un’occasione unica per mettere tutto in discussione

Il coronavirus purtroppo porterà disoccupazione, povertà e disagio sociale. Ma ci apre la strada al cambiamento. Cambiamento che la gente altrimenti non avrebbe voluto. Perché si sa quel che si lascia e non si sa quel che si trova e questa incertezza spaventa sempre un poco. Anche sul fronte culturale ci sono grandi novità, della cui portata coglieremo gli effetti solo a lungo termine. Lo “smart-working”, o “lavoro agile”, ad esempio, è una grande rivoluzione che, se mantenuto, porterà significatici cambiamenti nei nostri stili di vita. 

Un passato di cui far tesoro

Facendo un passo indietro osserviamo com’è cambiata la famiglia dagli anni ’50. Negli anni ’50 le famiglie erano tendenzialmente monoreddito e la donna accudiva i figli. Oggi i redditi di una famiglia devono essere due per consentire il tenore di vita spesso legato al solo sostentamento. Il tasso di natalità italiano è bassissimo: 1, 3 figli per coppia. Una percentuale così bassa è dovuta all’innalzamento dell’età media al primo figlio, ma anche alle difficoltà nell’accudimento.

Riflessioni sul futuro

Il lavoro agile consente di recuperare almeno in parte il rapporto di accudimento della famiglia. Sia da parte maschile che femminile, perché consente la compresenza in casa coi figli e una maggiore flessibilità alle esigenze familiari. Dal punto di vista ambientale, il lavoro agile aiuta ad abbattere l’onere dei trasporti. Un settore che diventerà critico nelle metropoli del futuro, data la costante tendenza delle persone a gravitare attorno ai grandi centri urbani.  Agevolare il lavoro agile significa anche dare una possibilità di emancipazione dall’automobile e così da una buona dose di inquinamento (nei centri abitati). Nonostante le opportunità, il lavoro a distanza e la digitalizzazione dei servizi e delle scuole erano processi stagnanti. Mancavano gli investimenti e questo era dovuto ad un gap culturale e generazionale superato in pochissimo tempo per far fronte ai problemi generati dal virus. Anche in questo caso assistiamo ad un’accelerata di processi che altrimenti avrebbero stagnato ancora per chissà quanti anni.

Dalla crisi al rilancio

Che dalle crisi drammatiche scaturiscano delle rivoluzioni culturali è innegabile. Ricordiamo il profondo mutamento che ebbe il mondo del lavoro allo scoppio della prima guerra mondiale. Quando la mattanza del fronte sacrificò un’intera generazione di uomini portando le donne  a rivestire tutti i ruoli. Nei servizi nei trasporti e perfino nella sicurezza con le donne-poliziotto. Con le dovute proporzioni, questa crisi sanitaria porterà grandi e significativi cambiamenti. Attraverseremo probabilmente una grave crisi sociale ed economica. Ma facciamo almeno in modo che i sacrifici aprano lo spazio ad un ripensamento dei valori che guidano oggi la nostra società.

Riflessioni sulla Costituzione

Dobbiamo realizzare la nostra Costituzione che all’art. 2 dice che bisogna garantire “i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità. E richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. Il pieno sviluppo della persona con le sue qualità. E le sue attitudini, nell’insieme delle relazioni sociali impostate all’insegna della solidarietà è la chiave per realizzare una società felice. I costituenti l’avevano capito e noi abbiamo oggi il dovere di dare piena attuazione a questa visione che ci hanno regalato.

Elena La Rocca, Consigliere Comune di Venezia

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