"Lettere al direttore"

Votiamo domenica e votiamo SI

Votiamo ancora una volta sulla separazione, segno evidente che molti problemi che affiggono le due città, Mestre e Venezia, non hanno avuto soluzione soddisfacente dalle ultime amministrazioni. La separazione può essere oggi un passo avanti? Credo di sì. In precedenza molti, io tra questi, hanno visto le due città, Mestre e Venezia, come parte di uno stesso “disegno” urbano. Una realtà con un centro direzionale e di servizi, Venezia, e una periferia industriale, Mestre, ad essa più o meno strettamente connessa. Una realtà non dissimile da quella di altre grandi città, che andava governata con uno sguardo unitario.

Votiamo sugli ultimi 30 anni di gestione

In questi ultimi trent’anni Venezia ha subito un veloce e inarrestabile processo di perdita della popolazione e di attività di servizio. E di rapido, anzi rapidissimo sviluppo della monoculture turistica. L’industria turistica è la grande industria della città storica La fonte della sua ricchezza, che in parte trasborda sulla terraferma mestrina. Che ha visto moltiplicarsi il numero degli alloggi, sia hotel che appartamenti, occupati da turisti che vengono per visitare Venezia. A fronte del ristagno delle sue tradizionali attività industriali. La separazione delle due amministrazioni costituisce un passo avanti nella via di una gestione più accorta della principale industria Veneziana, il turismo appunto.

Il problema del turismo

L’industria turistica infatti non unifica ma contrappone gli interessi delle due realtà, Mestre e Venezia. L’ingente numero dei turisti a Venezia è oggi caratterizzato dalla presenza molto elevata dei turisti giornalieri o escursionisti. Sappiamo che quando il numero degli escursionisti supera il numero dei turisti pernottanti si innescano dei meccanismi che conducono al degrado della offerta turistica in generale. Cade la attrattività primaria del luogo a causa della congestione. La attrattività secondaria, rappresentata dai servizi che accompagnano il consumo primario. Ad esempio ristorazione, negozi, spettacoli e simili si impoverisce anch’essa. Si offrono pasti frettolosi, si vendono souvenir e oggettini di pessima qualità importati etc. Questo trend, che appare a Venezia in modo tangibile, mina le fondamenta della attrattiva della città, determina un suo impoverimento progressivo.

Il caso Mestre

Oggi si stima che ogni 5 turisti uno solo pernotti nel centro storico. In questi anni si sono aperti diversi nuovi alberghi a Venezia e sono molto aumentati gli immobili locati per affitti turistici. Ma la politica del Sindaco è stata quella di aumentare ulteriormente l’offerta creando a Mestre nuovi alberghi, di livello anche modesto. Nei pressi della stazione ferroviaria con lo scopo di offrire un servizio ricettivo concorrenziale, e attirare dei turisti “addizionali”. Si parla di un futuro prossimo con più di 5000, finanche 10.000, posti letto nei pressi della stazione. L’intento è chiaro. Offrire la possibilità di raggiungere in modo rapido, a basso costo, Venezia usando la ferrovia e la rete del trasporto urbano e rientrare la sera. In questo modo la parte maggiore della ricchezza dovuta al turismo si materializza a Mestre mentre le diseconomie ricadono su Venezia insulare. Più alloggi più ricchezza.

Le strategie

Si configurano allora due strategie diverse. A Venezia, dove i costi di congestione e sovraffollamento si sentono tutti, conviene puntare ad una strategia che guarda al turismo “lento”, “esperienziale”. Che rispetta l’ambiente, che cerca di interagire con le persone, la storia e le tradizioni del luogo. A Mestre una strategia che punta al turismo di massa. Sono strategie contrapposte ed esclusive, se si sceglie l’una non si può avere l’altra. La numerosità dei votanti in Terraferma (circa 180.000 residenti) è così  superiore a quella dei residenti in Venezia e isole (circa 80.000) che il Primo Cittadino di una unica amministrazione debba fare una politica che difenda gli interessi della Terraferma. Ne abbiamo prova dalla politica praticata dal sindaco Brugnaro, eletto appunto in Terraferma, racchiusa nello slogan “il frigorifero pieno”. Che sia pieno di patate o di tartufi è problema secondario. Per il turismo giornaliero di massa i residenti sono necessari, anzi.

La questione Brugnaro

Ben venga il parco a tema, tanto i turisti ci stanno poche ore. E non si accorgono della scomparsa della vita cittadina, ben vengano le grandi navi e tutto quanto aumenta il numero dei visitatori. Non ci illudiamo che, separati i due comuni, il sindaco di Venezia insulare, che quindi ha nel centro storico la base elettorale, sia alieno da pressioni di breve periodo. Volte a sfruttare il numero dei turisti più che a consolidare la reputazione della città. Sarebbe miope negare che non ci siano gruppi di pressione in consiglio comunale favorevoli all’aumento della quantità dei turisti: motoscafisti, gondolieri, portabagagli e altri. Esiste tuttavia una parte della popolazione, che ha fatto investimenti in città, sia esistenziali che materiali. Che ha un orizzonte di lungo periodo e che è sensibile a una politica che limiti gli escursionisti giornalieri. Di cui sopporta i costi esterni (congestione, deterioramento della qualità dell’abitare) nella vita di ogni giorno senza averne vantaggio. Ne sono parte residenti, artigiani, negozianti, studenti.

Votiamo SI

Per gestire una città come Venezia occorre una nuova Legge Speciale con decisi poteri in mano ad una persona dallo sguardo lungimirante. Votiamo perché l’attuale sindaco ha già delineato i punti fermi della sua amministrazione. Votiamo e opponiamoci. Chiediamo un Primo Cittadino che abbia come interesse principale ed unico la difesa di Venezia. Tuteli la bellezza dei luoghi, l’essere Venezia città diversa dalle altre città. Un unicum in un mondo sempre più “omologato”, promuova la vita cittadina e rifugga dal trasformarla in una Las Vegas qualsiasi.

Bepi Tattara

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