L'opinione di Vincenzo Lovino

Una, due, tre versioni in cerca di autore

La notizia risale a circa dieci giorni fa. A Venezia, una donna, Roberta Romano, di 55 anni, agente di polizia penitenziaria in forza prima al carcere femminile lagunare della Giudecca, poi alla casa circondariale maschile di Santa Maria Maggiore è stata trovata schiacciata dal letto contenitore nella sua casa di Venezia. Sappiamo tutti che i fatti di cronaca nera attirano molto l’attenzione, soprattutto se i giornalisti, dopo avere raccolto le testimonianze degli agenti che svolgono le indagini e dei parenti, scrivono articoli che mettono in luce le dinamiche della morte.

Le tre versioni

Fin qui tutto bene, ma, a mio parere, è paradossale che i tre maggiori quotidiani che si occupano di Venezia (Il Gazzettino, La Nuova di Venezia e Mestre e il Corriere del Veneto) riportino dettagli importanti in maniera completamente diversa. Stiamo parlando dello stesso avvenimento oppure no? Qualcosa deve pure essere accaduto se la donna è (come sembra) morta per asfissia schiacciata dal suo letto a cassone. Così almeno riportano i tre quotidiani ma con rivelazioni diverse. Si va dalla morte nella sua camera, forse vittima del meccanismo di sollevamento del letto «a contenitore», che l’avrebbe intrappolata e soffocata (Corriere del Veneto del 3/05/2021) che sottolineano come i carabinieri stiano indagando e sia stata disposta l’autopsia (e quindi limitandosi a parlare di un incidente domestico fatale), al Gazzettino che fornisce addirittura due versioni. Nella prima del 4/5/2021 i militari del Nucleo natanti sono entrati nella stanza da letto della donna, l’hanno trovata riversa nel letto, ormai senza vita. Ma cosa sia successo prima, resta un mistero dal quale però sembra essere escluso il malore e si addentra nelle indagini che circondano la telefonata al 118: “La storia inizia attorno alle 21.30 di domenica sera quando il centralino del Suem118 riceve una chiamata. All’altro capo del telefono c’è una ragazza, giovane, poco più che maggiorenne: chiede aiuto perché ha trovata la madre che non respira. Dice che è nel letto a contenitore. I volontari del Suem girano l’allarme ai carabinieri che arrivano a casa della donna poco dopo. Inutili però i tentativi di rianimazione da parte dei volontari della sanità: Roberta Romano è già morta da tempo”. Sempre il Gazzettino scende nei particolari: “Resta però tutta una serie di domande alla quale non è ancora stata data una risposta e su cui stanno lavorando i carabinieri, ai quali è stato affidato il fascicolo. La tesi dell’Arma e della procura è che tutto ruoti attorno ad un incidente domestico poi divenuto fatale tanto da dare il via all’asfissia della donna. Il tassello che gli investigatori e la magistratura stanno cercando per dare un senso compiuto al puzzle resta però la dinamica dell’incidente. C’è da capire se la donna – sul cui corpo sono stati trovati dei traumi – sia stata schiacciata o in qualche modo colpita dal letto a contenitore: per questo verranno disposte delle consulenze tecniche sul letto e sulla stanza dov’è stata trovata la cinquantaseienne agente di polizia penitenziaria. La circostanza, poi, che l’intero appartamento al 2134 di calle dei Sechi sia sotto sequestro da parte dei carabinieri, spiega come l’indagine non sia ancora conclusa e diversi accertamenti debbano ancora essere completati”. La dinamica sembra ancora da chiarire però e il Gazzettino del 7/5 indugia ancora “Qui, però, la prima contraddizione: all’arrivo dei medici, Roberta Romano non era nel letto, ma a fianco del matrimoniale, distesa supina sul pavimento: nessun segno di sangue, nessun segno di lotta, soltanto alcuni traumi che gli ulteriori esami dell’autopsia dovranno datare”. Com’è che gli altri giornali invece hanno riportato che la donna era in un’altra posizione? Sempre Il Gazzettino, velatamente, scopre le carte: i rapporti non idilliaci tra madre e figlia 21enne. Ma non sulle basi di una dichiarazione delle forze dell’ordine, ma dei vicini di casa. “Sullo sfondo dell’intera vicenda, i racconti di una vita non facile per Roberta Romano e la figlia in quelle case popolari a Santa Marta. Le tensioni che hanno portato ad alcuni interventi dei carabinieri negli anni e nei mesi scorsi, la donna che era arrivata a Venezia da Galatina (in provincia di Lecce) e che più volte si era sfogata con i commercianti della zona raccontando come le cose non andassero nel migliore dei modi. Poi i segni di botte. Fino al mistero di domenica. La morte per asfissia e il come sia avvenuto, ancora da capire”. 

Giusto cercare il “mostro”?

Per la serie, in attesa degli esami tossicologici e con un’autopsia in cui è certificata la morte per asfissia, si rischia di sbattere il mostro in prima pagina. Solo per sentito dire. La Nuova di Venezia e Mestre dà un colpo al cerchio e uno alla botte. tra il 4/5 e il 7/5 riporta “In passato era capitato di sentire da quelle mura alzare la voce più volte e molti non ci fanno caso. I carabinieri suonano comunque i campanelli dei vicini per porre alcune domande sulla donna e sulla figlia”. Ma La Nuova sottolinea che di amicizie ne avevano poche, che erano molto riservate, salvo, ennesima contraddizione, parlare di come tuttavia “rimangono ancora molte domande irrisolte: Il corpo, trovato dalla figlia, era nel letto o sul pavimento come ha detto il Suem? Come ha fatto la signora a morire soffocata? Era in salute o ha avuto un malore?”. “In questi giorni la morte di Romano ha scosso chi la conosceva che ha descritto la donna come una persona sempre più fragile, segnata da una sofferenza che il suo corpo non riusciva più a mascherare. Domenica, quando i carabinieri sono arrivati, alcuni vicini hanno pensato che fosse l’ennesima lite. Non era infatti la prima volta che le forze dell’ordine arrivavano a placare la violenta bufera che si scatenava in casa”. Salvo poi sottolineare come questo passato tumultuoso, a oggi, non sembra essere correlato all’incidente. E qui anche la Nuova si contraddice. “stando agli investigatori, non ci siano elementi per dire che qualcuno ce l’abbia infilata. La donna quindi, domenica sera, deve aver aperto il letto sollevandolo dal lato dei piedi. Forse doveva prendere qualche cosa dal contenitore, prima di andare a letto. A questo punto due sono le ipotesi: si è sentita male ed è caduta dentro, oppure chinandosi per prendere quello che cercava è stata travolta dal peso del letto che si è richiuso all’improvviso. Ipotesi possibili entrambe. Infatti, da tempo la donna non stava bene, dopo la morte dell’ex compagno. Era dimagrita moltissimo. Già di suo mingherlina, era diventata sempre più esile. Se il letto, per un guasto al sistema di sollevamento, si fosse richiuso all’improvviso con lei china all’interno, il peso dello stesso l’avrebbe travolta facilmente. E una volta all’interno non avrebbe avuto possibilità di uscire. Lo stesso sarebbe successo se fosse rimasta vittima di un malore, anche passeggero. Impossibile, secondo gli inquirenti, sia stata incastrata nel letto”. 

Una domanda

Ma come? In un giornale era incastrata, in un altro era accanto al letto. Si colpevolizza una figlia per i cattivi rapporti con la madre (e in quante famiglie succede!!) come se dietro ci fosse un insano malessere tale da spingere a uccidere. “Gli stessi abitanti del palazzo dove si trova l’appartamento delle due donne, in passato hanno chiamato le forze di polizia per far smettere i litigi, a volte anche violenti. Sempre i vicini assicurano di aver visto Roberta con lividi sul volto” riporta la Nuova, salvo essere smentita dalle autorità. “Nessuna denuncia è mai stata presentata dalla madre nei confronti della ragazza. E gli investigatori dell’Arma ribadiscono che non ci sono elementi per collegare i litigi con quanto successo domenica sera”. Adesso la domanda la pongo io. 

La mia opinione

Si tratta dello stesso caso? SI! E’ stata una disgrazia? A leggere le autorità SI! C’entra la figlia? NO! E il corpo? Accanto al letto o schiacciato? Possibile che dello stesso accadimento possano esistere tre versioni? Evidentemente si e non dipende dalla testata ma spesso dai giornalisti che, raccontando i fatti in maniera più cruenta, scrivendo per sentito dire (avete notato che nessuno dei vicini interpellati ci mette nome e cognome? Sono chiacchiere da bar?), raccontando di botte e rapporti difficili. Il tutto per vendere qualche copia in più. Io sono un semplice lettore ma vorrei leggere un’informazione corretta, basata sui fatti e non tre versioni diverse. Spesso per la corsa alla vendita negli ultimi anni si cerca sempre il mostro. Anche quando non c’è. E’ probabilmente stata solo una disgrazia. Ma almeno, concedetemelo, come lettore tenetemi informato sui fatti e non sul “sentito dire”. Forse davvero noi italiani siamo un popolo da “buco della serratura”. Non importa sia morta una donna, importa sapere se dietro una figlia disperata e l’ennesimo incidente domestico si nasconde il delitto perfetto. Insomma, più sangue c’è, più si vende. Mi spiace ma questo non è il giornalismo che ricordo io.

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