"Si dice che ..."

… bisogna avere un’opinione.

In una cultura della parola ci si trova spesso a pensare di dover avere per forza un’idea e un’opinione su tutto, o sulla maggior parte delle cose. Se non si ha una propria posizione, si rischia di sentirsi sciocchi. Il silenzio, il proprio silenzio, può essere vissuto come una minaccia per se stessi. Ci si può sentire in difetto perché manca un’opinione.

Sapere di non sapere

Si dimentica che sul sapere di non sapere qualcuno ha costruito un’intera esistenza, senza vacillare nemmeno di fronte all’incombente morte.

L’opinione e il pensiero proprio si costruiscono mettendo insieme conoscenza, fatti, scelte su cosa ritenere degno di nota o meno.

È un lavoro difficile perché richiede consapevolezza e discernimento, che non appartengono a tutti.

L’opinione di altri

Allora è più facile, semplice e meno dispendioso produrre una copia (bella o brutta) del pensiero di altri. Far uscire dalla propria bocca parole che non sono proprie ma altrui.

Si possono camuffare da un “credo che …”, “penso che …”, che perderanno presto il proprio travestimento, attraverso domande.

Il quesito diventa scomodo e, con esso, sarà scomoda la persona che ha posto il quesito, attraverso un processo di generalizzazione piuttosto tipico del cervello umano. Accadeva ai tempi di Socrate, come accede ora, senza aver imparato nulla dalla storia.

C’è bisogno di voci

Il mondo ha bisogno di voci e, spesso, queste diventano oppio per le menti. Offuscano i pensieri e rendono impopolari le voci (forse) più pure, che stonano fuori dal coro.

Le voci fuori dal coro hanno, però, la caratteristica di riconoscersi per similitudine. Non tanto perché hanno lo stesso pensiero ma perché sono fuori dal coro.

Può accadere, allora, che arrivino a formare un proprio gruppo, forse un po’ strano e un po’ stonato. Sarà disarmonico per la diversità della composizione ma esprimerà bellezza.

Fino a quando non si incapperà nel rischio dell’accordo a ogni costo: la deriva dell’integrazione con la perdita dell’appartenenza. Si sentirà una voce unica, forte e dirompente perché accordata. Sarà un coro simile a molti altri, ben vestito e mascherato.

E ci sarà ancora qualcuno che avvertirà qualcosa di stonato e vorrà pronunciare il suo di pensiero disarmonico. Perché il libero pensiero, magari, non farà appartenere ma permetterà di essere.

di Alessandra Marconato, Direttore Responsabile di 78PAGINE.www.78srl.it/78pagine

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