Vincenzo Lovino risponde

I Police rivivono con i 7US

Alcune domande a Mariangela Semenzato leader e vocal del gruppo musicale molto noto qui nel miranese e denominato 7US, in vista del loro live di venerdì 8 novembre presso il locale Black Rose House a Santa Maria di Sala (VE).

L’intervista alla vocalist dei 7US

Come è composto il vostro gruppo e perché vi chiamate così ? “Attualmente siamo due vocalist, Vittorio Zambon e io, e cinque  strumentisti, pianista, fisarmonicista, tastierista, nonché vero leader del gruppo, Riccardo Casarin, al basso Roberto Semenzato, alla chitarra elettrica e classica Fabiano Mazzoni, alla batteria e percussioni Lorenzo Terminelli, al sax Paolo De Col. Il nome è un po’ un caso: avevamo appena cambiato formazione, non potevamo usare il nome di quella precedente e avevamo un concerto. Gli organizzatori ci hanno chiesto: come vi chiamate? chi siete? E io, scherzando, ho risposto “come, chi siamo? siamo noi 7”. Da lì è uscito 7US ed è rimasto tale”.

Il repertorio dei 7US

Mi dice dove suonerete venerdì e qual è il programma? “Venerdì suoniamo in un locale dove ci piace tornare per l’atmosfera cordiale e amichevole che si respira, il Black Rose Pub di via Einstein, in zona industriale di Santa Maria di Sala. La tracklist prevede alcuni dei brani storici dei Police, come Message in a bottle, Walking On The Moon, don’t stand so Close to me, Every Breath You Take, King of Pain, insieme ad altri brani a noi molto cari del repertorio di Sting, per esempio Englishman in New York, Shape of My Heart, After the rain has fallen , We’ll be together, e molti altri. Ci saranno anche tre omaggi ad altri grandi artisti che però non voglio anticipare, sono una sorpresa”.

Perché rifarsi ai Police?

Perché suonare pezzi dell”altro secolo“? “Innanzitutto, noi siamo stati ragazzi nell’altro secolo e i nostri ricordi più belli sono senz’altro legati a quella musica. Ma non è questo il motivo principale. Nel secolo scorso, salivano sul palco solo i veri musicisti, quelli per i quali lo strumento era un prolungamento del corpo e dell’anima, un pezzo di sé. Musicisti che trascorrevano la vita a sperimentare i suoni, comporre, che mettevano sullo spartito qualcosa che oggi sembra essersi perso, compresa la possibilità di trovare, suonando insieme, una perfetta armonia tra tutti gli elementi. Lì troviamo i brani che poi amiamo anche ridurre a essenza per poi ricostruire una nostra interpretazione ma con  un solo focus: la bellezza della musica e la forza delle emozioni che riesce a far emergere e a trasmettere, a condividere con chi ci ascolta”.

La musica oggi

Cosa le piace della musica di oggi? “Quasi nulla. Le voci sono appiattite e omologate dagli effetti, non c’è quasi nulla di naturale, è tutto omologato. I suoni escono dai computer, non dagli strumenti. Tra i musicisti troviamo moltissimi ottimi esecutori ma manca il genio che componga un pezzo che ti entri dentro davvero”.

Il sogno oltre i 7US

Se non dovesse fare la vocalist cosa le piacerebbe fare nel suo gruppo? “Tutto. Un mio grande rimpianto è che non so suonare uno strumento, da ragazzina non ho potuto studiare, oggi purtroppo mi manca il tempo che la dedizione a uno strumento richiede. Amo tutta la musica e tutti gli strumenti, probabilmente, potendo scegliere, inizierei a studiare il pianoforte o il sax”.

L’esperienza

Ci racconti l’esperienza dei 7US. Come si fa ad essere coesi? “Credo, ma è una mia percezione personale, che per far funzionare un gruppo come il nostro si debba essere prima di tutto un po’ amici. Si deve condividere non solo la passione per la musica o per un genere ma anche avere la stessa percezione delle stesse cose, per poter avere obiettivi simili. Ma, su tutto, c’è la magia della musica. Quando si inizia a suonare, si viene presi dalla bellezza di ciò che fanno gli altri e si deve essere capaci di entrarci dentro in modo armonico, senza prevalere ma portando qualcos’altro di bello che evidenzi, e non copra, ciò che gli altri stanno esprimendo. Si deve amare ciò che si fa insieme, più di ciò che si fa da soli. Forse è questo, alla fine”.

Le emozioni dei 7US

Che emozioni vi regala il pubblico quando canta ? “Beh… Dopo varie esperienze, ciò che sento è che le persone sono felici attraverso ciò che facciamo. Che,  per un paio d’ore, ce ne andiamo tutti nello stesso posto, dove smettiamo di pensare a tutto ciò che ci tormenta le giornate, e possiamo lasciarci andare alle emozioni. Questo è ciò che mi sembra di percepire e anche che qualcuno dice, a fine concerto. Ed è quello che spero, visto che la cura, da parte nostra, è massima, perché quello che cerchiamo è una forma di armonia”.

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