Salute e Medicina

Farmaco anti artrite contro il virus?

Da Napoli era partito un appello per avviare un protocollo standard per l’utilizzo del Tocilizumab. Un farmaco anti artrite reumatoide, nei casi di pazienti già gravi per Covid 19. Il farmaco, usato anche per psoriasi e lupus. Usato per la prima volta in Cina, ha consentito veloci miglioramenti in due pazienti ricoverati all’ospedale Cotugno di Napoli. Ma anche se il farmaco somministrato ad altri pazienti a Milano, Bergamo e Fano e a cinque pazienti ricoverati all’Istituto Spallanzani di Roma. E’ necessario estenderne l’utilizzo in modo che l’efficacia sia verificata.

Possibili speranze dal farmaco anti artrite

“I risultati positivi di Tocilizumab devono essere validati. Per questo serve uno studio multicentrico nazionale” spiega Gerardo Botti, direttore Scientifico dell’Istituto per i Tumori di Napoli Pascale. L’intuizione di usare questo farmaco è arrivata durante una chat tra colleghi e dopo un confronto con colleghi cinesi è partita la somministrazione. Al momento in Campania sono 44 le persone ricoverate e 11 in rianimazione al Cotugno: a 8 è stato somministrato il farmaco.

L’OMS interviene sul farmaco anti anti artrite

A intervenire sulla questione è Walter Ricciardi. Membro dell’esecutivo dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e consulente del ministero della Salute. “Abbiamo parlato con l’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa) per avviare un protocollo su tutto il territorio nazionale” che possa valutarne l’efficacia. “È un farmaco contro l’artrite reumatoide. Che anche i cinesi stanno utilizzando. Ma per poter dire con certezza se sia realmente efficace va testato su molte persone. E in modo serio. Non soltanto su due come fatto da colleghi ci Napoli, che però hanno avviato un discorso importante”.

I tempi per la sperimentazione

Quanto ai tempi per i risultati, “stiamo parlando di settimane se non mesi”. Quindi prima si parte, prima si avranno i risultati. Anche perché se dovessero essere confermati i tempi dei miglioramenti – 24-48 ore – questo potrebbe portare un po’ di sollievo ai reparti di terapia intensiva.

Anti anti artrite vs distress respiratorio

La malattia scatenata dal coronavirus Sars Cov2 provoca quello che gli esperti chiamato distress respiratorio. Elevato ovvero una difficoltà a respirare che impone quindi nei pazienti il supporto respiratorio. Con ossigeno e caschi e nei casi gravi il ricovero in terapia intensiva. Le condizioni critiche dei pazienti non sono solo dovute alla al virus. Ma anche a una reazione eccessiva del sistema immunitario che, in alcuni casi, diventa causa stessa di danno e di progressione dei sintomi. Il farmaco in questione modifica la risposta immunitaria. Placa il caos che i medici chiamano “tempesta di citochine”. Proteine che regolano la migrazione delle cellule immunitarie l’infezione e uno stato infiammatorio che causa danno del tessuto a livello dell’interstizio del polmone.

Il verdetto dell’AIFA sul farmaco anti artrite

In attesa delle decisioni dell’Aifa la casa farmaceutica Roche annuncia la cessione gratuita del farmaco. E nel contempo sarà donato 1 milione di euro in dispositivi di protezione per medici e attrezzature per le terapie intensive. “Come azienda che opera nelle scienze della vita – spiega il presidente e amministratore delegato di Roche Farma Maurizio de Cicco – raggiungiamo ogni giorno milioni di italiani con farmaci e test diagnostici. E in questa situazione di emergenza sentiamo ancora più forte la responsabilità del nostro ruolo sociale”. Da qui la decisione di “fornire gratuitamente per il periodo dell’emergenza” il ‘Tocilizumab (RoActemra)’ a tutte le Regioni che ne faranno richiesta. Fatte salve le scorte necessarie a consentire la continuità terapeutica ai pazienti affetti da patologie per cui il prodotto è autorizzato. Il farmaco non è indicato per il trattamento della polmonite da Covid-19. Ma la comunità scientifica sta dimostrando interesse al suo utilizzo dopo l’inserimento nelle linee guida cinesi. Oltre alla donazione del farmaco, l’Azienda ha dato la propria disponibilità ad Aifa per avviare uno studio clinico sull’efficacia e sicurezza anche in questi pazienti.

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