Salute e Medicina

Figli perenni

Figli perenni

Una combinazione che può sfavorire il buon esito di un progetto di coppia è quella nella quale i due partner presentano caratteristiche specifiche marcatamente complementari e compensative. È il caso, ad esempio, dei “Grandi subito” e dei “Figli perenni”. I “Figli perenni” presentano alcune caratteristiche tipiche: mai del tutto sganciati dalla famiglia d’origine, possono allontanarsene anche molto, nello spazio e nel tempo, ma nella loro evoluzione personale non è mai accaduto un vero e definitivo processo di piena separazione affettiva. La famiglia non ha mai concesso pienamente loro, infatti, lo statuto di individuo ma soltanto quello di “membro appartenente”. La cornice della famiglia appare come un orizzonte invalicabile, dal quale non è mai possibile evadere del tutto. Allo stesso modo in cui non assegneremmo una identità ad un fegato o ad un polmone ma considereremmo quell’organo come appartenente ad un soggetto più vasto, l’organismo a cui viene ricondotta la identità dei “Figli perenni” è la loro famiglia d’origine.

La fase

Durante la crescita, il “Figlio perenne” è istruito pertanto a sintonizzarsi prevalentemente sui bisogni, valori, principi, costumi, norme di condotta, del proprio ambiente di provenienza e poco stimolato e sostenuto nello sviluppo di valori e di sistemi di riferimento personali. Questo tipo di orientamento produce una sorta di inabilitazione o disabilitazione della capacità dei “Figli perenni” di costruire, durante la crescita, dei processi fluidi ed efficaci di sintonizzazione su di sé. Al contrario, la loro specificità sarà proprio quella di essere capaci di sintonizzarsi con più frequenza ed efficienza sugli stimoli provenienti dall’esterno, in particolare dalla propria famiglia o da soggetti ed ambienti affettivamente rilevanti.

Vita di coppia

Nella vita di coppia, questo assetto comporta una serie di effetti collaterali. Il principale riguarda la polarizzazione di alcuni aspetti funzionali della coppia nella quale il “Figlio perenne” potrà riattivare la sua antica ed efficiente capacità di sintonizzarsi sui bisogni, i vissuti, i valori altrui, appresa nel proprio sviluppo, dedicandosi ad assecondare i desideri e adattandosi alle scelte del proprio partner. Questo assetto può inizialmente dare una sensazione di idillio. Il “Figlio perenne” ristabilisce infatti un collegamento con un emittente di segnali, indicazioni, stimoli e richieste simile alla famiglia, e il suo partner trova un compagno che gli “calza” in modo apparentemente ideale, ma questo magico incontro può anche contenere una reale minaccia per la vita della coppia (vedi “Quel senso di noi”).

Assimilare

Inoltre, nel tentativo di mantenere continuità e fedeltà rispetto al proprio sistema di riferimento, i “Figli perenni” cercano, di norma, di ASSIMILARE i loro partner alla propria famiglia d’origine. I partner possono essere assimilati nel senso di inglobati, fattivamente accolti e invitati a conformarsi e a sviluppare attivamente, a loro volta, un senso di appartenenza e di identificazione con la loro “nuova” famiglia, fino ad esserne ritenuti a tutti gli effetti dei nuovi membri. Questa integrazione del partner nell’antico contenitore della famiglia del “Figlio perenne” può presentare anche degli immediati vantaggi, ma ha anche il costo non irrilevante di far sì che, al contempo, la coppia venga deprivata della possibilità di istituire una famiglia propria, separata e differenziata; caratterizzata da aspetti originali e specifici.

Il partner

Il partner del “Figlio perenne”, inoltre, in quanto soggetto affettivamente rilevante, può essere assimilato nel senso di identificato come simile, equivalente o sostituto della famiglia d’origine. Ma anche come antagonista e rivale. La de-sintonizzazione su di sé del “Figlio perenne”, e la sua sintonizzazione simultanea su due diversi emittenti (partner e famiglia di provenienza), comportano infatti che le questioni complesse di interesse comune (ad esempio l’educazione dei figli) non possano essere trattate e regolate nella coppia, ma siano sempre partecipate con significative ingerenze da parte della famiglia d’origine del “Figlio perenne”. Quest’ultimo, per definizione, non sa e non può prendere posizioni autonome e differenziate rispetto ai propri riferimenti. Le posizioni assunte dal “Figlio perenne” hanno sempre un che di precario, provvisorio, indefinito, parziale. Dovendo, per statuto, tenere conto di entrambe le influenze (famiglia e partner), i “Figli perenni” non possono mai raggiungere nelle scelte la pienezza e la finitezza della posizione soggettiva. Le questioni di coppia (o della nuova famiglia fondata dalla coppia) attraverso di loro tracimano nella famiglia e viceversa la famiglia è sempre presente in essi come i soldati di Ulisse nel Cavallo di Troia.

I rapporti

Nei rapporti con il mondo esterno, il “figlio perenne” è riconoscibile per la sua capacità di identificazione, appartenenza, affiliazione, che lo rende sempre disponibile a sostenere, organizzare, realizzare iniziative altrui. Estremizzando, negli ambienti di lavoro e nei vari contesti formali e informali, egli ricerca la possibilità di istituire una appartenenza/identificazione simile a quella vissuta e valorizzata in famiglia. La sua incapacità di scegliere a partire da criteri di valutazione propri, la sua mancanza di sintonizzazione su di sé, la sua non completa legittimazione ad esistere e ad esprimersi in totale autonomia, fanno sì che debba sempre legarsi a qualche riferimento esterno: un capo carismatico, un modello ideale-prototipico (di immagine, di successo, di comportamento, ecc.), un compito specifico da raggiungere, un ruolo sociale, un bene da possedere, uno status, ecc. In questa perpetua ricerca di identificazione, il “Figlio perenne” può letteralmente “sposare” una causa, identificarsi con una missione o vivere una azienda come una famiglia adottiva, e coltivare istintivamente con i colleghi dei rapporti di immediata familiarità.

Come riconoscerli

Un trucco per riconoscerlo a tavola: i figli perenni tendono ad essere ortodossi e ripetitivi. I cibi buoni sono i cibi di famiglia, quelli di sempre, con poche variazioni, poche contaminazioni; sono stati decisi una volta e per sempre. Grandi piatti di una unica portata sono l’ideale per loro. Se vedete qualcuno entusiasta di assaggiare tutto ad un buffet con pietanze nuove o esotiche, o se qualcuno vi chiede sempre di ordinare in coppia “Così poi facciamo a metà e assaggiamo più cose!” tranquilli, non è lui! È piuttosto il suo partner “ideale”, il “Fatto da solo”, ma questo sarà il protagonista del prossimo argomento.

Dott. Federico Battaglini

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close