Salute e Medicina

La variante Delta e i guai dei Paesi che hanno puntato poco sui vaccini

Potrebbero mettersi male le cose per quei Paesi che hanno puntato tutto su tracciamento e prevenzione riuscendo finora a bloccare i focolai sul nascere. E che però ora sono preoccupati dal dilagare della variante Delta, ben più contagiosa delle precedenti. È il caso ad esempio dell’Australia che ha una percentuale di popolazione totalmente immunizzata pari ad appena il 5% del totale degli abitanti. Con la nuova mutazione che corre, il primo ministro Scott Morrison, d’accordo con i governatori locali, ha deciso di varare una serie di misure per provare a contenere i contagi. A Sidney, in lockdown da sabato scorso, i casi di coronavirus sono saliti a 128, ma si registrano nuovi positivi anche in altri territori come il Queensland e l’Australia Occidentale. Anche in altre città come Brisbane, Darwin e Perth sono state adottate severe restrizioni.

Le restrizioni

La strategia australiana finora ha dato i suoi frutti: i decessi sono stati appena 910, i casi meno di 30mila. Tutto grazie ad un’attenzione maniacale a chi entra nel Paese e alle misure draconiane che sono state prese alle prime avvisaglie di contagi per stroncare sul nascere l’epidemia. Ma oggi le autorità sono più che mai preoccupate. Il ministro della Salute dello Stato di South Wales, Brad Hazzard, ha detto che la variante Delta “si sta dimostrando un nemico davvero formidabile”. E ha aggiunto:  “Non importa quali misure difensive adottiamo, il virus sembra sapere come contrattaccare”. 

I casi in aumento a Tokyo

Anche il Giappone è alla prese con una ripresa dei contagi. Certo, i casi sono ancora pochi se paragonati ai picchi che sono stati registrati in molti Paesi europei e americani. Ma l’avanzata del virus, specie a Tokyo, è preoccupante. Il dipartimento sanitario del governo metropolitano della città ha confermato nel suo ultimo bollettino ufficiale 386 nuovi casi di infezione da coronavirus, in aumento per il decino giorno consecutivo, a ormai poche settimane dall’avvio dei giochi olimpici che proprio la capitale giapponese si appresta ad ospitare. Il dato che maggiormente allarma le autorità, oltre l’età media delle persone colpite che per i tre quarti è al di sotto dei 40 anni, è la media di contagi giornaliera, cresciuta del 23% nell’ultima settimana. Come se non bastasse, le proiezioni di tre ricercatori delle università di Kyoto e Hokkaido indicano che intorno al 12 luglio, e dunque neanche 10 giorni prima dell’inizio dei giochi olimpici, la variante Delta potrebbe diventare dominante nel Paese superando Alpha. L’afflusso di visitatori in arrivo da tutto il mondo è destinata probabilmente a peggiorare le cose. Il Giappone finora ha registrato 795mila contagi e 14.669 decessi, meno di un decimo di quelli contati in Italia che peraltro non ha neanche la metà degli abitanti. La campagna vaccinale però è partita a rilento e ad oggi solo un giapponese su dieci è pienamente immunizzato (il 21% degli abitanti ha ricevuto almeno una dose). 

Il caso della Nuova Zelanda

Anche in Nuova Zelanda, altro Paese che finora ha affrontato brillantemente l’epidemia di Covid (solo 26 i morti registrati su una popolazione di 5 milioni di abitanti), c’è preoccupazione per la variante Delta. Tanto che secondo i media locali, il primo ministro Jacinda Ardern sta valutando la possibilità di introdurre nuove restrizioni. In particolare le mascherine dovrebbero diventare obbligatorie nei luoghi più a rischio (al momento lo sono solo nei mezzi pubblici), mentre si sta pensando di potenziare il tracciamento rendendo obbligatoria la scansione obbligatoria dei codici QR generati dall’app utilizzata per tracciare i contagi.  Solo un paio di giorni fa il governo neozelandese ha inoltre deciso di sospendere la “bolla” con l’Australia, che permetteva viaggi fra i due paesi senza l’obbligo di quarantena. “Vi sono ora molti casi e focolai in Australia a diversi livelli di contenimento – si legge in una nota – e il rischio per la salute in Nuova Zelanda di fronte a questi casi è crescente”. Anche in Nuova Zelanda la campagna vaccinale è partita e prosegue a rilento: solo 13 abitanti su 100 hanno ricevuto almeno una dose di vaccino, l’8% dei cittadini è pienamente immunizzato. 

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