Salute e Medicina

Luca Massaro criminologo e studioso

Abbiamo intervistato il Dott. Luca Massaro, Medico Chirurgo specialista in Medicina legale e delle Assicurazioni. Master di I livello in Criminologia e Psichiatria Forense. Esperto in Scienze Criminologiche Master di II livello in Antropologia Filosofica e Forense, Criminologia e Tecniche Investigative Avanzate (analista forense). Studioso del comportamento suicidiario. Marito dell’Avv. Patrizia Trapella, esperta in scienze criminologiche ed investigative dal 2012. Dal 2017 Dottore di Ricerca in Scienze Criminologiche e Sistema Penale.

Luca Massaro, un criminologo può arrivare alla verità su un caso giudiziario?

 “Domanda complessa. Devo dare per scontato che nella domanda ci si riferisce alla cosiddetta “verità processuale”. In tal senso, si può affermare che nel caso di reati contro la persona il criminologo può aiutare a comprendere meglio lo svolgimento del fatto delittuoso in termini di criminogenesi e criminodinamica.

In altre parole, è una figura che può contribuire con le altre della prassi forense (giudice, investigatori, pubblico ministero, avvocati e medico legale, giudici popolari) in maniera anche significativa nella ricostruzione della verità “storica” e di quella “processuale” del fatto antigiuridico”.

Luca Massaro, quali sono le competenze di un criminologo?

 “A seconda dell’iter di formazione (prevalenza di studi giuridici o sociologici o psicologici/psichiatrici o di medicina legale), il criminologo possiede la preparazione per esprimere giudizi tecnici in diversi ambiti quali ad esempio lo studio del reato di per se stesso e, nel caso di reati ad esempio contro la persona, l’analisi del comportamento dell’aggressore (offender) e di quello della vittima (victim) e dell’interazione aggressore-vittima e del luogo in cui il reato è stato commesso.

Con le dovute distinzioni prima richiamate si può affermare che il criminologo è uno studioso del comportamento criminale e “deviante” e si adopera anche in attività di ricerca e propositive di ricerca soluzioni nell’ottica della prevenzione del reato o di controllo e monitoraggio dell’esecuzione della pena negli istituti detentivi e anche di riabilitazione del reo”.

Come si spiega che ci sia ancora gente che dice che è impossibile fare luce su un caso giudiziario e che è da presuntuosi affermare di averne invece le soluzioni.

 “Qui entriamo nel cosiddetto fenomeno della “percezione della giustizia” del cittadino e nella diffidenza generica della gente verso le aule di tribunale e verso la scienza in generale. E’ ovviamente l’esperienza personale dei cittadini e la qualità delle informazioni della cronaca giudiziaria ricevute tramite i mass media che condizionano il giudizio del cittadino sull’efficacia ed efficienza della giustizia.

Non ha alcuna valenza oggettiva (statistica) affermare che è impossibile far luce su un caso giudiziario e che è da presuntuosi sostenere di averne le soluzioni. Dobbiamo essere consapevoli che ci muoviamo nella realtà dei “fatti umani” in cui agiscono fattori “variabili” e “costanti”. Esistono casi complessi e casi relativamente facili e poi ci sono i cosiddetti cold cases vale a dire i casi irrisolti dal punto di vista giudiziario– su questi ultimi fa leva parte dell’incredulità della gente verso il diritto, la scienza e la giustizia”.

Luca Massaro, la “credenza” che non si possa arrivare alla verità ha qualcosa a che fare con il modo in cui i programmi televisivi trattano i casi giudiziari?

 “Un legame c’è in effetti.   Qui ci sono due elementi costitutivi del problema, uno innestato sull’altro. Da un lato, la citata percezione della giustizia che a periodi di tempo che definirei ciclici si modifica determinando insicurezza o tranquillità nei cittadini. Dall’altro, una voglia di protagonismo estremo di giornalisti o semplici amanti della materia (e necessità di audience con la spettacolarizzazione di qualsiasi cosa) per i quali gli scivoloni nel trattare un caso sono un rischio tutt’altro che virtuale. La mia opinione è che i processi debbano essere celebrati nelle aule giudiziarie, non negli studi televisivi nei quali le discussioni devono essere prudenti e misurate. Sempre”.

Abbiamo notato che molti cosiddetti esperti televisivi spesso cambiano idea sulle responsabilità o meno di qualcuno?

 “Questo è il nocciolo del problema della trattazione mediatica di casi giudiziari che indubbiamente suscitano sempre molto interesse o che si voglia dire “curiosità anche morbosa” nel telespettatore. Negli Stati Uniti gli esperti sono coloro che possono vantare nel proprio curriculum professionale la gestione di numerosi casi di omicidi, seriali o meno, violenze sessuali o sui minori etc.

A volte sono detectives della polizia o agenti speciali dell’FBI in pensione (retired). Qui in Italia, purtroppo, capita a volte che gli esperti non siano in possesso di sufficiente esperienza maturata sul campo o, alla peggio, esprimano giudizi senza essere al corrente di tutti i dati investigativi. Il tacere a volte è più qualificante”.

Luca Massaro, lei ritiene che chi indaga si avvalga di tecniche d’indagine inadeguate e per questo sia spesso in difficoltà?

 “Devo dire che indagare in un caso di omicidio in una sperduta valle di montagna non equivale a indagare su un caso nel centro di una metropoli. Se non altro per i tempi di intervento degli investigatori che, più brevi sono, meglio si assicura. E si “cristallizza” la scena del crimine e quindi anche gli elementi che diverranno “prova”. Quindi il fattore geografico ha la sua rilevanza. Poi ci sono due aspetti della questione che vanno sottolineati senza mezzi termini. Il primo è la disponibilità di un minimo strumentario tecnico da utilizzare, nella scena del crimine ad esempio. Il secondo è la preparazione del personale che, ritornando all’esempio, entra nella scena del crimine. Qualora in entrambi vi siano deficit o carenze il risultato dell’attività investigativa tecnico-scientifica non potrà che essere compromessa. Buona norma è adottare sempre la massima prudenza in tutto. Anche nella scelta del personale che interviene”.

Qual è la ricetta per risolvere un caso giudiziario?

 “Gli ingredienti riguardano la fase cosiddetta fase investigativa (osservazione e raccolta dati) a volte pluridisciplinare. Quella ricostruttivo-interpretativa dal punto di vista scientifico e quella giudiziaria (processuale o prettamente forense che si voglia dire). In tutte le fasi il rischio di sbagliare (errore) deve essere ridotto grandemente fino ad annullarsi. O quasi.

Ecco direi che la ricetta migliore o auspicabile per risolvere i casi giudiziari è considerare sempre l’eventuale intervento del destino (la fortuità) nell’accadimento del fatto ed evitare errori tecnici nelle diverse fasi citate”.

Dov’è il problema?

 “ Servono preparazione e competenza, preparazione e competenza e preparazione e competenza. Chiaro no?”

Luca Massaro, ci fa un esempio?

 “Di un errore giudiziario o di un caso irrisolto che poteva essere risolto? Direi che, purtroppo, mi sono accorto che è terminato il tempo a disposizione per le domande. Un caro saluto e grazie per l’attenzione”.

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