Salute e Medicina

Modelli comportamentali post emergenziali

Uno dei quesiti più frequenti  è quello relativo ai rapporti e ai modelli comportamentali. Attuati da coloro i quali, a seguito del confinamento. potranno  nuovamente reinserirsi in un contesto di normale quotidianità. Il confinamento forzato, percepito da molti come esilio, isolamento, obbligata solitudine,  ha di sicuro alterato la dimensione relazionale. Anche se per ovvie esigenze emergenziali. 

Una nuova riflessione sui modelli

Una condizione restrittiva che ha imposto una riflessione su una nuova riprogrammazione valoriale  nella riscoperta di piccoli gesti. Saluti, parole e sguardi. Tuttavia il ritorno alla interazione sociale non deve intendersi automatico. La perdita di strutture comportamentali consolidate possono aver  indotto a nuovi scenari di approcci relazionali.

Confinamento o Sequestro?

La prima ipotesi è quella riconducibile alla teoria del sequestro. L’avere sperimentato durante l’isolamento modalità interattive digitali può avere rafforzato e orientato alcuni soggetti  ad una patologica affezione. Verso cosa? Verso forme comunicative virtuali e di isolamento sociale. Un rischio che accarezza la sindrome  del Hikikomori. Quella condizione di giovani adolescenti, prevalentemente di sesso maschile, che si rifugiano e si autoescludono dal mondo sociale. Essi tendono ad  isolarsi  e chiudersi in casa, negando ogni forma di interazione con il mondo esterno. Il rischio quindi è quello che le forme di isolamento sociale possono avere rafforzato e consolidato modelli di distaccamento. Nonché di esclusione sociale.

Schemi e modelli comportamentali

Altra possibile condizione il desiderio di ripristinare gli schemi comportamentali precedenti l’emergenza. Trascurando le adeguate misure protettive necessarie. Un sentimento bulimico di socialità, insomma. Quale forma di appagamento e di compensazione per la  perdita e mancata socialità vissuta.

Attenzione all’aggressività

Un’ulteriore ipotesi può manifestarsi attraverso una possibile stigmatizzazione e indignazione con eventuali forme di aggressività. Per coloro i quali vengono percepiti  come attori irresponsabili o portatori di schemi comportamentali non conformi e socialmente pericolosi. La paura dell’altro, visto come untore,  può derivare dall’isolamento, come evento quindi a carattere post traumatico, sviluppando in tal modo un corredo sintomatologico di ansia, stress, insonnia e  paura.

Chi è Simone Borile

Professore. Linguista, Antropologo, Criminologo. Direttore Generale della DIREZIONE GENERALE CAMPUS CIELS, Nonché Scuola Superiore Universitaria  per  Mediatori Linguistici di  Padova, Roma, Brescia-Como, Milano. Dott. Mag. in Scienze Criminologiche per l’investigazione nonché per la Sicurezza. Dott. Mag. in Scienze Socioantropologiche per l’Integrazione quindi la Sicurezza Sociale. Dott. Mag. in Lingue e Letterature Straniere Moderne. Phd Doctoral Cand. in Antropologia dei Disastri, quindi delle Crisi nonché delle Emergenze.
Docente di Antropologia Sociale e  della Violenza 
 
Tel. (+39) 049.77.41.52
presidenza@ciels.itwww.ciels.it

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