Salute e Medicina

Restrizioni sociali ed emergenza

La storia della  gestione epidemica offre riflessioni su scenari di natura socioculturale caratterizzati da azioni apparentemente  anestetizzate. Congela purtroppo le libertà degli individui attraverso poteri decisionali di natura straordinaria. Legittimati da una quotidiana costruzione di un palcoscenico emotivo e flussi informativi molto impattanti e per certi versi sconvolgenti (seppur doverosi). Tali quindi da condizionare i nostri modelli culturali e comportamentali. Il dettagliato resoconto giornaliero delle vittime nonché dei contagiati è un prodotto di una intenzionalità strategica finalizzata all’impatto visivo della pandemia. Con la conseguenza di una prevedibile compartecipazione emotiva, responsabilità individuale  e controllo sociale (creazione sociologica dello stato di insicurezza e orientamenti ostili e divisivi). Sono le cosiddette restrizioni sociali.

Restrizioni sociali

Un patto asimmetrico e verticistico, quindi, tra istituzioni e cittadini nonché basato su restrizioni e necessarie  limitazioni  che democraticamente investono chiunque. Imponendo nonché protocolli securitari di adeguamento ma anche  di appiattimento culturale e sociale. 

Il momento

E’ un segmento temporale di sospensione delle azioni giuridiche nel nome dell’emergenza e dell’urgenza,  in cui lo stato di necessità, puntualmente spettacolarizzato dai media, alimenta  quella percezione  temporale di non fine. E’ possibile  affermare quindi che essendo tra i primi a sperimentare una emergenza di siffatta valenza e primordialità di intervento (senza alcuna esperienza pregressa dal dopoguerra ad oggi) non vi è dubbio che la valutazione  finale  sia da considerarsi positiva  nell’interesse collettivo, sia nella gestione sia  nei tempi, proprio per la unicità e l’assenza di un protocollo storico preesistente. 

Simone Borile, Direttore Generale della DIREZIONE GENERALE CAMPUS CIELS

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