Salute e Medicina

Stress e ansia durante la pandemia

Alessandro De Carlo, professore, psicologo e presidente uscente dell’Ordine degli Psicologi del Veneto fa il punto su quali possono essere le ricadute in termini di stress e ansia per i lavoratori nel periodo di total lockdown. Senza perdere di vista quali possono essere le conseguenze anche per le aziende. Ma lasciando aperta anche una finestra di speranza per il futuro.

Stress e ansia che problemi possono creare?

“È ovvio che i lavoratori, a differenza dei manager che di fatto sono le imprese, non hanno gli strumenti per identificare le curve epidemiologiche. I dubbi quindi creano panico. Il rischio di stress e ansia nascono poi dall’incertezza e dalla frammentazione delle notizie. Il dibattito scientifico da noi psicologi è normale. Il problema che il dibattito scientifico anche tra uomini comuni è diventato normale senza averne le basi. A questo si aggiunge l’incertezza per il futuro e la preoccupazione per chi lavora nel provato di non sapere cosa accadrà nel futuro. Quindi stress e ansia sono due fattori di rischio presi in considerazione dall’Inail. Quindi in questo tempo, lo stress va su in base a modelli scientifiche. E se l’ansia sale si va a sommarsi ad una pandemia mondiale e rischia di diventare un allarme per la salute potenziale del lavoratore. E può lasciare strascichi nel lungo periodo”.

Lo “Smart working” può essere una soluzione?

“Le aziende, specialmente quelle che vanno a mezzo regime, vivono tra il timore del calo della performance del crollo del fatturato e della perdita di competitività. Questo porta a complicazioni per la salute dei lavoratori con il rischio di perdita di immagine. Tutta una serie di preoccupazioni da non sottovalutare. Adesso le aziende e i lavoratori brancolano nel buio. Mediamente ci vogliono mesi, se non anni, per costruire un sistema di smart working in un’azienda anche di una certa complessità. Anche una video conferenza può essere un problema. Dobbiamo partire dalla semplificazione e verticalizzazione delle linee di lavoro. Per ottenere migliori risultati servono meno operatori. Immaginatevi una teleconferenza con 30 persone. Al momento quasi impossibile da gestire se non si è abituati. E se non si conoscono i codici. Chi è abituato a lavorare in remoto sono i piloti di aereo con le torri di controllo. Servono codici affinché nessuna comunicazione possa essere fraintesa. Poi l’infrastruttura deve essere rodata”.

Stress e ansia battute con il telelavoro?

“Lo smart working se fatto bene può essere un’opportunità di potenziamento per le aziende e anche gli psicologi lo dicono. Perché può essere un fattore di aumento della produttività se fatto bene ma con un sostegno psicologico accanto ai lavoratori perché rischiano di sentirsi isolati senza alcuno sfogo. Come potrebbe essere, ad esempio, la pausa caffè in ufficio. Quindi con le giuste protezioni il lavoro dello psicologo può essere ottimale anche per aiutare il lavoratore ad avere una valvola di sfogo. Non dobbiamo avere una distruzione della socialità a causa di un virus che per fortuna ha una mortalità inferiore al 5%. Ma se la possibilità di un telelavoro fatto bene può ottimizzare tutta una serie di tempi, creare sinergie, incrementare anche la produzione c’è, allora bisogna saperla sfruttare”.

Superare lo stress e l’ansia dunque

“Che le aziende non pensino che sia solo una soluzione di emergenza ma si ricordino di questa situazione nel ripensarsi in maniera più agile e competitiva. Quindi oltre a dover mettere a disposizione un supporto psicologico ai lavoratori per lo stress e l’ansia, le aziende devono pensare che può essere colta come occasione per ripensarsi come azienda più evoluta e competitiva. Sempre però affidandosi all’aiuto degli psicologi”.

Tag
Mostra altro

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Back to top button
Close
Close