Salute e Medicina

Un bavaglio al Mondo

E’ esperienza attuale,di questi giorni difficili, essere privati del contatto visivo e fisico con gli altri. Misure di prudenza e di tutela ci impongono la “giusta” distanza. Tutto questo accettato perchè desideriamo fortemente risolvere il prima possibile questa triste situazione. Quello che colpisce però più di tutto è l’uso della mascherina,che se da un lato utilizzata per preservare dal contagio noi e coloro con i quali veniamo a contatto, per altri versi essa stessa rappresenta in qualche modo una forma di pericolo, se non per la nostra salute fisica quanto per quella psicologica. Una sorta di bavaglio al Mondo.

La mascherina come un bavaglio

La mascherina, infatti, impedisce l’accesso all’altro, ne modifica il volto,  nasconde una parte importante del viso: la bocca. Impedendoci le parole,rende invisibile ed inutile il sorriso e  compromette  la capacità di intuire l’umore dell’altro. Il  bavaglio sovverte tutti gli usuali paradgmi relazionali e sovverte il senso stesso dell’incontro e delle relazioni: le parole restano in gola e  i pensieri non possono trasformarsi in un linguaggio per costruire ponti verso l’altro.

Occhi e sguardo non bastano per il bavaglio

Il saluto si esprime con un cenno del capo. E gli occhi non bastano per sostituirsi a questo grande vuoto comunicativo. Togliersi la mascherina per parlare è “illegale”. Quindi l’altro appare isolato e ci  isola senza tregua né possibilità di aprirsi un varco nelle reciproche emozioni. Cosi facendo otteniamo, nella maggioranza dei casi, che la situazione drammatica nella quale ci troviamo da un giorno all’altro, risulti amplificata. E finisca per assumere toni e vissuti carichi di tristezze e angosce alle quali non si può dare voce.

Il silenzio

Il silenzio cala come se il vero virus fosse la parola, e quindi si potesse sconfiggere con il silenzio, con la sottrazione dell’altro non solo alla nostra vista ma anche al nostro cuore, sede dei sentimenti e delle emozioni, grande bilanciere nell’incontro con l’altro. Cosi facendo pensiamo di preservare la nostra vita, forse, ma di certo non la nostra dimensione interiore che si nutre e si sostanzia della relazione da sempre. Tutto quello che avevamo costruito, sofferto, edificato con l’altro ora viene cancellato da un semplice gesto guidato dalla paura, poiché egli, improvvisamente, assume dell’ignoto l’aspetto più oscuro e mortale.

Bavaglio e protezione

Guanti, mascherina e ci sentiamo al sicuro protetti e distanti così come non ci era mai capitato. E forse, al sicuro di questi non infallibili presidi, ben nascosti dalle nostre mascherine, privati del tatto, di un tocco o di un abbraccio, privati della ‘gestalt’ di un viso che parla e comunica con gli occhi ,la bocca, il sorriso, forse riflettiamo su quanto sia malata e inutile una società che per curare o difendere dal pericolo, debba isolare gli esseri umani e innescare la paura dell’altro – quando è l’altro, se mai, che ci può salvare.

Le privazioni del bavaglio

Privarsi per cosi tanto tempo delle relazioni costituisce un rischio anche più alto di quello di contrarre il covid-19, laddove nessun strumento tecnologico può sostituire a lungo la deprivazione sensoriale della relazione, che è fatta di profumi ,di sfioramenti , di occhi che si guardano da vicino, di parole e della voce con tutte le sue sfumature. Di ciò ne ha bisogno il nostro cervello, il nostro fegato, il nostro sistema immunitario e il nostro cuore, che sa bene cosa voglia dire emozionarsi ed essere emozionato, sa che ci vuole coraggio (cuore, coraggio hanno la stessa radice), sa che l’incontro con l’altro è  una questione di ignoto e di rischio, ma sa anche che vale la pena di rischiare, sa che per vivere questo è un rischio necessario, come l’aria che respiriamo.

Antonia Murgo, Psicologa e psicoterapeuta

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