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Allenatori e arbitri per aiutare a crescere

Dopo il caso Spinea scoppia il caso Dolo. Dal ritiro di una squadra alle offese razziali. Ecco come interviene l'Associazione Italiana Allenatori Calcio

L’FC Spinea ha solamente scoperchiato un vaso di Pandora ma ha avuto il coraggio di prendere una decisione drastica pur di tutelare i priori ragazzi. Il presidente Mario Scopece, e il segretario generale, Enzo Naletto, infatti, hanno da poco licenziato il mister Lucetti dei loro Giovanissimi 2002/2003 che, contro il Pro Venezia, ha mandato negli spogliatoi i suoi giocatori gialloblù prima della fine del match, per un’espulsione contestata. L’allenatore era già stato espulso, in più è stata comminata la sconfitta a tavolino per 3-0.

Una decisione presa anche prima del giudice sportivo perchè, come ha sottolineato Scopece «Da sempre la nostra società lavora per formare il proprio staff, i giocatori e i loro genitori secondo l’etica e il rispetto sportivi. In questo senso siamo anche rammaricati per la sanzione comminata alla società, perché sembra quasi vanificare tutti i nostri sforzi tesi a educare i ragazzi secondo principi di correttezza e lealtà sportiva. Un lavoro costituito da appuntamenti formativi, dalla commissione di una tesi di laurea sull’argomento e da tante altre occasioni di confronto».

Dopo l’esempio dello Spinea è toccato a un dirigente del Dolo, Coletto che, davanti a un insulto razziale contro un avversario lanciato dalla tribuna, ha trovato subito il “tifoso” per restituirgli gli 8 euro del biglietto e pregarlo di andarsene immediatamente dallo stadio per non farci più ritorno. «Non ci ha pensato due volte – ha detto poi il presidente Volpe – perchè i ragazzi devono essere aiutati a crescere e integrarsi e il calcio è lo sport adatto. Non tollererò mai atteggiamenti di questo tipo da nessuno del mio staff, dai ragazzi e tantomeno da pseudo – ultras. Di certa gente non ne abbiamo bisogno».
Poi però, arrivano dieci giornate di squalifica per un insulto a sfondo razziale. Sono la sanzione inflitta a Omar Stefanello, giocatore proprio del Dolo (Promozione), che in occasione della gara interna contro il Vedelago (quella dell’allontanamento del tifoso) sembra aver “copiato” l’ultrà allontanato.

Club e giocatore danno però una versione diversa dei fatti. Il comunicato ufficiale della Figc recita che Stefanello “si rivolgeva ad un avversario con espressione offensiva di contenuto anche discriminatorio, con riferimento al colore e o alla razza”.

 

La sanzione è quanto previsto dall’articolo 11 del regolamento Figc. «Non sono d’accordo con questa sentenza – afferma Moreno Volpe, presidente del Dolo – ho parlato con il giocatore e mi ha assicurato che non ha pronunciato frasi di stampo razzistico. Omar è una persona colta e non ha nessun pregiudizio, tanto che nel corso della gara si è complimentato con un altro avversario di colore». Omar Stefanello. «No, non ho mai pronunciato nessuna frase razzista ma ho solo detto al giocatore avversario, che mi aveva insultato pesantemente, di stare zitto. Questa frase è stata equivocata dall’arbitro, che non mi ha permesso di chiarire».

Allora diventa importante intervenire subito sugli allenatori, soprattutto quelli che seguono i ragazzi più giovani, per vitare simili episodi. E’ questo il parere dell’Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio) di Venezia che fino al 2021, per il quarto mandato consecutivo, sarà guidata da Michele Marton. «Oggi è la società a obbligare noi allenatori ad avere una competenza sempre maggiore, soprattutto quando si lavora nei settori giovanili – sottolinea il presidente –. Per questo nel nostro nuovo direttivo abbiamo inserito giovani con entusiasmo e professionisti qualificati, come il vicepresidente Tommaso Franzoso, psicologo che curerà l’approccio psico-educativo negli incontri con i tecnici e nelle società. Inoltre con il segretario Matteo Scuttari saremo più vicini alla realtà di Chioggia».

L’Aiac veneta con 1300 associati è seconda alla sola Lombardia mentre la sezione di Venezia conta 300 membri. «Non tutti gli allenatori aderiscono, non è obbligatorio ma credo sia consigliabile perché nel nostro settore non si può improvvisare – sottolinea Marton, vicepresidente Veneto e delegato nazionale –. Non che gli associati Aiac siano più bravi, non è una questione di capacità bensì di approccio e un allenatore abilitato, questo sì, ha una marcia in più sul piano della formazione etico-comportamentale». Spesso la giustizia sportiva sanziona i tecnici per proteste verso gli arbitri, a volte anche plateali.

«Il calcio è un gioco e non bisogna cadere nell’errore di tirare “un calcio al gioco”. Compito degli allenatori, a tutti i livelli ma soprattutto nelle giovanili, è essere d’esempio e aiutare l’arbitro. Un mister abilitato ha carte in più da giocarsi, per questo organizziamo costantemente corsi di aggiornamento. A breve per la prima volta ce ne sarà uno per i preparatori dei portieri, mentre a settembre avremo un incontro con professionisti dell’Ajax».

Gian Nicola Pittalis

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