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Batte il tumore al cervello e torna in campo: tutto lo stadio in piedi per Damiano

Ha lottato come sa fare in campo, su ogni pallone, e dopo l’intervento chirurgico per asportare il tumore al cervello. Damiano Zugno, 30 anni, capitano e difensore dell’Istrana e insegnante di storia e italiano all’istituto Galilei di Treviso, è ritornato in campo. Quattro mesi dopo, con l’abbraccio dei compagni, del pubblico e degli avversari del Noale, sua ex squadra dove aveva lasciato ottimi ricordi di calciatore (con la vittoria anche del trofeo Veneto di Promozione) e uomo. Come a Martellago, Mestre e ultimo lo Spinea.

La grinta messa in campo unita alla tristezza, ha reso essenziale il gioco, ma la vittoria cercata è arrivata, con fatica e all’ultimo minuto, con i crampi alle gambe ma con il cuore carico di una forza che tutti i gialloblu vorranno vedere nel proprio capitano Damiano. Grinta che ha dimostrato segnando il primo gol stagionale dell’Istrana.

Nell’attuale campionato di Eccellenza, il secondo all’Istrana, Damiano Zugno aveva disputato solo la prima partita, il 9 settembre proprio contro il Noale. Poi un malore, mentre andava a scuola, il ricovero all’ospedale di Treviso, la triste sentenza e l’intervento chirurgico. Le terapie e cautamente la ripresa degli allenamenti confortato dai medici e venerdì l’idoneità da parte del Settore medicina dello sport dell’Ulss 2 guidata da Patrizio Sarto.

Zugno non era certo di giocare, ma mister Bonaldo lo ha portato in panchina avvisandolo che sarebbe entrato anche se non aveva nemmeno una partitella sulle gambe. E al 24’ della ripresa l’emozione con l’abbraccio dei compagni di squadra, degli avversari, del pubblico, ospiti compresi, tutti in piedi. Tanto che alla fine è stato lo stesso Damiano a rilasciare una dichiarazione importante. «Il mio lottare deve essere un segnale di incoraggiamento per tutti. Anche perché queste sono partite difficili da vincere e bisogna essere pronti a lottare con tenacia, come in campo. Mi piace vincere e lottare su ogni pallone, così ho fatto con la malattia e voglio che questo sia un segnale per tutti quei giocatori che per inforni e malattie devono lottare: bisogna crederci come in campo. La partita non è ovviamente ancora conclusa, sono ancora in terapia per uscirne del tutto ma continuerò a giocare perchè questa non è una partita che perderò».

G.N.P.

 

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