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Mario Corso, il sinistro di Dio

Novembre 2015. L’inter Club di San Donà di Piave taglia il traguardo del mezzo secolo di vita. Si fa festa alla trattoria Mussetta anche perché quel Club, con presidente l’avvocato Luca Pavanetto, nasce in uno dei periodi di massimo splendore della squadra nerazzurra. Nasce infatti nel maggio del 1965 nei giorni in cui si compie una delle grandi rimonte della storia interista, quella con il Liverpool: 3-0 (all’andata vinsero i reds 3-1) e finale con il Benfica con conseguente riconquista della Coppa dei Campioni. Quella sera a San Donà ospite c’era, ironia del destino, Mario “Mariolino” Corso che di quella rimonta fu uno degli artefici con una delle sue classiche punizioni a foglia morta.

Io e Mario

Ebbi l’onore di fare da presentatore della serata. Da una mia domanda capii subito che tra Corso ed il Mago Herrera non correva buon sangue. Ma non lo sapevo e ad una mia domanda (proprio sulla remuntada con i Reds) lui con stile rispose: ”Herrera aveva una grande squadra ….stop”. L’anno scorso durante una telefonata con Fiora Gandolfi, moglie del Mago, tra l’altro giornalista e scrittrice che vive a Venezia vicino al ponte di Rialto, mi confermò che tra l’attaccante adoratissimo dalla famiglia Moratti e  il grande allenatore argentino, uno dei più grandi tecnici della storia del calcio non correva buon sangue. Si sa nella vita di un campione bisogna mettere in conto le difficoltà e le incomprensioni (Roberto Baggio ne sa qualcosa).

Un calcio che non c’è più

Sarebbe riduttivo però soffermarsi solo su questi aspetti per descrivere uno degli attaccanti più estrosi e tecnici del pallone di casa nostra: il “Piede sinistro di Dio”.  Corso fu uno dei protagonisti di quella Grande Inter. Era bravo ogni tanto a “sparire” in campo, qualcuno dice ad “imboscarsi”, ma quando calciava di sinistro per i portieri erano solo guai. Vestirà la casacca nerazzurra 413 volte segnando 75 gol, per poi chiudere la carriera con il Genoa (23 presenze, 4 gol).

Quando si dice che certi giocatori “appartengono ad un calcio che non c’è più” penso si scenda sul patetico: Corso appartiene a quei giocatori dai piedi buoni, uno dei quelli dotati di tecnica che ancora oggi sono in circolazione. Come oggi in circolazione ci sono tanti “scarponi”.  Quel ragazzo veronese fu determinante con i suoi gol per la conquista di due Coppe Intercontinentali.. Si quel trofeo oggi “acquistato” dagli arabi che Roberto Mancini anni fa definì più “un torneo dell’amicizia” che una seria competizione.

Mario e “O Rey”

All’epoca si giocavano gare d’andata e ritorno e bisognava affrontare sfide in terra sudamericana dove tra arbitri conniventi e calciatori “killer” erano più le pedate sugli stinchi che al pallone. L’Inter rimane l’unica squadra italiana a vincere due Coppe Intercontinentali con trasferta oltreoceano. Poi arrivarono Toyota e petrolieri.  Mariolino indossò per 23 volte la maglia azzurra (4 gol segnati)…ma anche qui ci fu più di qualche incomprensione qualche CT dell’epoca. Eppure O Rey, vale a dire Pele’, dichiarò che nel suo Santos avrebbe voluto quel calciatore che giocava con i calzettoni abbassati. Quella sera a San Donà Corso disse che “il più forte di quell’Inter era senza dubbio Luisito Suarez. Mentre il più forte che aveva affrontato era senza dubbio Pele’”.

Mario gioca ancora

Cinque anni fa alla Mussetta un signore anziano dal cuore interista disse di Mariolino: “correva poco me lo ricordo bene. Però, signori miei, che sinistro e che tecnica”. Forse nelle semplici parole di quest’uomo che spesso si recava a San Siro è ben riassunto Mario Corso calciatore. Ora nella squadra “Celeste” ritroverà Picchi, Facchetti, Sarti, Peirò e Tagnin compagni di tante battaglie e tante avventure. E ritroverà anche HH, sicuramente si chiariranno, e il Mister continuerà a farlo giocare da titolare. Senza le pressioni di Angelo Moratti. 

Lorenzo Baldoni

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