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Un’Italia inaspettata

Dunque Londra. Con la speranza che sia solo il primo assaggio visto che là si giocheranno semifinali e finale di quest’Europeo che comincia a ingolosirci. L’Italia batte anche il Galles, passa agli ottavi da capolista (i Dragoni secondi) e con una manciata di record che entrano nella storia del nostro calcio. Trenta partite di fila senza sconfitte, un’enormità nel passato riuscita solo alla Nazionale allenata da Vittorio Pozzo, che tra il 1936 e il 1938 vinse l’oro olimpico e poi il secondo titolo mondiale. Trenta partite, la prima con l’Ucraina nell’ottobre 2018: l’alba di un filotto allora impensabile. Poi il punteggio pieno e neanche un gol subito, mai successo agli Europei nella fase a gironi, fino a quei 1055 minuti con la rete imbiancata. E i discorsi su chi abbiamo affrontato e chi dovremo affrontare stanno a zero: l’Italia, questa Italia, ha chiuso la porta 11 partite fa e gli avversari devono capire dove è stata nascosta la chiave.

Ucraina o Austria?

Sabato a Londra troveremo una tra Ucraina e Austria (oggi sapremo): avversari abbordabili, ma si entra nel territorio minato dell’eliminazione diretta dove ogni errore si paga doppio e il tempo per recuperare non c’è più. Lo sanno i giocatori, lo sa Roberto Mancini: «Ora comincia un altro torneo. Saremo a Wembley, uno stadio fantastico dove speriamo di tornarci più avanti. Il record di Pozzo? Con quello che ha vinto, sono ancora indietro». L’Italia che batte il Galles è quella delle seconde linee, otto cambi, innervate dai titolarissimi Donnarumma, Bonucci e Jorginho. Logico che il gioco almeno all’inizio non sia quello solito e che serva un po’ più di tempo per annodare le solite trame che hanno interpreti però diversi. Quello che impiega Verratti ad accendere il motore e ritrovare i giri giusti: mancava in Nazionale dal 28 marzo (Bulgaria-Italia 0-2) il regista del Psg e l’esplosione di Locatelli ha contribuito ad ammorbidirne l’assenza. Ma tra quei piedi c’è garra e fosforo e la fusione racconta di un giocatore completamente ritrovato, nei tempi e nella resistenza: finisce pure da capitano e la fascia ne certifica il sontuoso rientro. Tra le tante belle cose che fa batte la punizione assist per il colpo al volo di Pessina che poi avrebbe deciso la partita. Minuto 39, inchiodiamo il Galles (che rimarrà in dieci dal 56′ per l’espulsione di Ampadu) e la storia finisce qui.

Pessina

Arrivato nel gruppo per sostituire Sensi, ha già lasciato il segno. Altra pepita finita nel setaccio del ct, che non a caso aveva tenuto a portata di mano il gioiello atalantino. Lasciamo l’Olimpico dopo aver tirato 23 volte e tra queste conclusioni c’è il palo di Bernardeschi nel secondo tempo e un paio di tentativi tra il velleitario e lo sfortunato di Belotti che da riserva di Immobile si è battuto e sbattuto, senza però contribuire ai dubbi di Mancini. Ciro era e resta il titolare. Ora si tratta di capire dove e come può ancora migliorare la Nazionale. Il ct un po’ bluffa quando dice che «basterebbe ripetere quello fatto fin qui, non chiedo niente di diverso», ma in fondo non va poi così tanto lontano dalla realtà.

Più cinici

Detto che avremo bisogno di più freddezza sotto porta e più lucidità nell’ultimo passaggio, questa squadra ha un gioco talmente consolidato da poter provare a imporlo a ogni avversario. Con i dovuti accorgimenti; un conto è assediare l’Ucraina (o l’Austria), un altro sarà farlo con il Belgio di Lukaku e De Bruyne. Chiesa viene premiato come migliore della partita (tonica e redditizia la sua partita) ed è l’ultima immagine della serata romana: il pubblico canta Notti Magiche, allo stadio e davanti all’hotel degli azzurri. Ci aspetta Londra: premesse e promesse profumano di buono.

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