Veneto

10 consiglieri in più per Zaia

Quel diavolaccio di Lenin rivendicava tutto il potere ai soviet, i leghisti veneti l’hanno preso in parola assicurando a Luca Zaia un’egemonia fin qui sconosciuta. Succede che l’assemblea di Palazzo Ferro-Fini modifichi, a maggioranza e fra vibranti proteste, lo Statuto della Regione. Stabilendo che qualora gli eletti diventino assessori (la Giunta ne conta 10) si dimettano dal consiglio. Cedendo la poltrona ai primi 10 tra i non eletti.

Le conseguenze dei più 10

Corollario dell’operazione? A fronte della ressa di candidati che aspirano al “tridente” zaiano (Lega, lista presidenziale, cartello di sindaci e amministratori) la nuova regola consentirà di ripescare una schiera di esclusi. Accrescendo i fedelissimi del governatore.

Il promotore dei più 10

La proposta (che include la “detrazione” dei consiglieri in missione dal calcolo del numero legale. E consente agli eletti di autenticare le firme dei cittadini per la presentazione delle liste) illustrata in aula da Luciano Sandonà. «Questa riforma è stata concepita perché, abitualmente, gli incarichi da assessore impediscono di seguire i lavori consiliari in modo produttivo. Le polemiche a riguardo, quindi, non hanno ragione di esistere. 10 consiglieri saranno solo più utili».

Scambio di accuse

Di tutt’altro avviso l’opposizione. «È una forzatura istituzionale. Che rompe la cornice condivisa realizzata con fatica nella precedente legislatura». La critica del capogruppo democratico Stefano Fracasso.

Bartelle & Co. Contro i 10

«La Lega cambia unilateralmente le regole, così, a partire da quest’anno, ai 51 consiglieri bisognerà sommare i 10 assessori, scelti direttamente dal governatore. Risultato: 61 poltrone, come ai tempi di Galan. Si torna al 1995 con la novità, peggiorativa, che dieci di questi 61 non saranno eletti dal popolo. Ma nominati da una persona sola con un costo aggiuntivo di 7 milioni». L’attacco di Piero Ruzzante, Cristina Guarda e Patrizia Bartelle (Veneto 2020) che già ventilano un referendum abrogativo della norma.

I 5 Stelle rincarano la dose

«Zaia, non pago del terzo mandato, vuole chiudere il secondo prefigurando una Regione totalmente asservita a lui e alla Lega. La sua maggioranza gli ubbidisce. E fa così passare 10 lauti stipendi da distribuire ad amici. 10 eventuali premi di consolazione per chi non fosse stato eletto», rincarano i 5 Stelle Jacopo Berti, Erika Baldin, Manuel Brusco e Simone Scarabel. Quest’ultimo ha criticato duramente la linea «restrittiva» della maggioranza in tema di referendum e quorum. «Invocare un maggiore ricorso ai referendum suona come una presa in giro da parte del M5S. Che al Governo ha negato l’autonomia richiesta dal voto popolare di 2 milioni e 273. 985 veneti». La replica pungente di Sandonà.

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