Veneto

A Belluno il Decreto Dignità fa tremare il settore metalmeccanico

Belluno – Il 2018 si è appena concluso, ma non tutti hanno potuto festeggiare l’arrivo del nuovo anno col sorriso sulle labbra. Lo sanno bene tutti coloro che negli ultimi mesi sono stati interessati direttamente dagli sviluppi del mercato del lavoro. Avrete già capito che mi riferisco ai cambiamenti apportati dal Decreto Dignità, entrato in vigore lo scorso 14 Luglio 2018. Parlando del bellunese, esso è andato a gravare su una situazione che sul finire di settembre si era già fatta abbastanza pesante.

La cronaca locale aveva diramato la notizia del licenziamento attuato dalla Wanbao ACC di Mel. La storica azienda produttrice di compressori per frigoriferi che era stata acquisita dai cinesi tre anni prima, non avendo trovato un accordo soddisfacente coi sindacati, aveva licenziato i 90 dipendenti segnalati come esuberi. La notizia ha sconvolto tutti e ha sollevato diverse polemiche, soprattutto perché ha coinvolto persone over 35 difficilmente ricollocabili.

La maggior parte delle industrie legate al settore metalmeccanico, infatti, come ci segnala Federmeccanica, ha riconosciuto nel 2018 un anno di sostanziale stagnazione, con una contrazione degli ordini nella seconda metà dell’anno e una conseguente diminuzione di richiesta di manodopera. Per questo motivo, nonostante esistano dei validi strumenti per il reinserimento occupazionale delle fasce di disoccupati più a rischio, come corsi di formazione con stage o politiche attive, riuscire a ricollocare chi perde il lavoro in questo modo non sembra una cosa da poco.

La situazione, quindi, si è fatta ancora più complessa quando, il primo Novembre, sono entrate a pieno regime le disposizioni fornite dal Decreto Dignità.

Dopo averlo analizzato con cura, ho voluto confrontarmi con chi si occupa di intercettare domanda e offerta lavorativa, e quanto emerso rivela sostanzialmente due aspetti di fragilità:

  • il reinserimento della causale nelle riassunzioni e nei contratti a termine della durata superiore ai 12 mesi fino ad un massimo di 24;
  • la maggiorazione dello 0,5% (e successivi scaglioni) per le stesse riassunzioni.

A fronte di ciò, con la contrazione del mercato nel settore metalmeccanico e il periodo di fragilità a livello normativo, molte persone hanno perso il posto di lavoro. Le stime secondo l’indagine presentata da Federmeccanica ad inizio Dicembre, riportate da ‘La Stampa’, secondo cui si affermava che il 30% delle imprese non avrebbe rinnovato i contratti di lavoro, sembrano essere state confermate. Le motivazioni, spesso e volentieri, sono state di natura meramente burocratica: si veda, ad esempio, il limite di durata contrattuale portato da 36 a 12 mesi che può arrivare a 24 con l’inserimento della causale. Molti dipendenti si sono ritrovati nella situazione paradossale di non poter essere prorogati presso l’azienda utilizzatrice per il semplice fatto di aver raggiunto il limite suddetto con la loro agenzia interinale.

Azienda e agenzia sarebbero stati concordi nel proseguire il rapporto di lavoro, ma vi era l’impedimento burocratico. Alcuni lavoratori sono stati riassunti direttamente dall’azienda a tempo indeterminato, ma soltanto le aziende più grosse hanno potuto fare questo tipo di ragionamento. Quelle più piccole, infatti, potendo contare su una programmazione produttiva a breve/medio termine, non potendo permettersi l’azzardo di assumere un indeterminato, hanno dovuto optare per l’assunzione di un nuovo dipendente. Stessa cosa dicasi per le aziende di servizi che vivono di appalti, costrette a stipulare con i propri dipendenti un numero elevato di contratti e di breve durata.

Considerando l’intento che si era prefissato il decreto, ridurre i contratti di precariato, possiamo dire che ci sia riuscito solo in piccola parte. Per il futuro ci si può solo augurare che la manovra riesca a raggiungere gli obiettivi prefissati. Col 2019 si apre la sfida per quanto concerne la formazione dei nuovi e vecchi disoccupati affidata ai centri per l’impiego, che ora avranno la responsabilità di creare dei lavoratori specializzati di cui il mercato ha effettiva esigenza.

Sara Trevisan

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